Dopo aver percorso un  confuso dedalo di stradine scure e maleodoranti, alla fine accetti l’invito di uno sconosciuto a salire sulla     sua terrazza per vedere dall’alto le famose concerie di Fez, finalmente convinto da una faccia giusto un po’ meno inquietante di altre che hai appena incrociato. Ti viene dato un mazzetto di foglie di menta, ma solo dopo capirai il perché.
Quando ti affacci alla terrazza ti sembrerà di essere davanti a uno dei migliori quadri di Hieronymus Bosch, anzi, ti sembrerà di     essere dentro una delle sue più diaboliche visioni. Non appena le tue narici vengono sorpese dal mix di odori composto da pelli di pecora o cammello bagnate e messe a seccare al     sole, il tanfo dell’urina di vacca e del guano, usati per conciare le pelli arrivate fin lì a dorso d’asino, solo allora ti ricordi del mazzetto di menta e ne capisci l’utilità.
Con alcune foglie tenute fisse tra labbra e naso, osservi dall’alto le famose concerie di Fez.
Le concerie di Fez

Le concerie di Fez

Come in un quadro di Bosch, si vedono decine di uomini come formichine impegnate in mille lavori massacranti: c’è chi è            immerso fino alla vita in vasche di acqua putrida e  zafferano o papavero per colorare di giallo o rosso le pelli e chi, servendosi     di un catino, svuota un pozzo da quelle acque fetide; ci sono quelli che aggiustano un mulino di legno e quelli che trasportano     sulle spalle chili di pelli appena conciata. Infine, c’è chi si assapora una sigaretta e osserva il suo personale inferno, che nemmeno un visionario pittore fiammingo sarebbe stato in grado di dipingere.
Reportage