di Claudia Bena

14 Febbraio 1861. È la fine. La fortezza è caduta, e con lei la resistenza borbonica. La nave francese “La Mouette” salpa verso Roma con a bordo Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie, e sua moglie Maria Sofia di Baviera.

Un mese e mezzo sotto il fuoco nemico, quasi mille morti solo tra i militari. L’assedio è finito.

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Sono passati due anni dalla sua incoronazione. Cugino di Vittorio Emanuele II ed ultimo vero discendente dei Savoia, si ritrova avvinghiato in qualcosa più grande di lui. L’Italia, così come nessuno che ci aveva creduto l’avrebbe voluta, è formata. Non è l’Italia di Mazzini, di Garibaldi, né tanto meno quella di Cattaneo, di Cavour, di Pisacane, d’ogni singolo garibaldino… è la semplice conquista di Vittorio Emanuele II che, incoronato re il 17 marzo 1861, a sottolineare la continuità dello stato sabaudo non cambia il proprio nome in Vittorio Emanuele I.

Fuggito da Napoli con l’esercito garibaldino alle porte per evitare la distruzione della città e l’inutile spargimento di sangue, tradito dalla stragrande maggioranza del suo seguito, Francesco II è solo, difeso da pochi fedelissimi, contro le grandi potenze europee.

La politica sarda, riporta il traditore Liborio Romano nel tentativo di persuadere il re ad una resa incondizionata, è onnipresente.

All’ombra di Vittorio Emanuele II, massone ed anticlericale, si muove la Francia di Napoleone III e l’Inghilterra dei liberali Palmerston e Gladstone, il cui credo nel libero commercio li spinge sempre più verso il Mediterraneo, in particolare sulla Sicilia, per grano, zolfo ed olio.

Una religiosità anacronistica cui è stato educato, di stampo medievale, ed una lealtà al limite dell’ingenuità lo spingono a credere in una giustizia divina in terra, prima che in cielo.

Il coraggio di tutti, compresa la regina, definita in seguito da Proust: “Femme héroique, reine soldat”, non può bastare. “Caieta Italiae restituta”.

Non pensate, percorrendo oggi le strade di Gaeta, di rievocare intorno a voi l’assedio, di sentire il rumore dei cannoni o le urla dei soldati gli uni contro gli altri armati gridare “viva il re” o “viva l’Italia”. Ai potenti bastioni è stato sostituito un tipico lungomare italiano ed un porto turistico.

Leggendo d’imprese non poi così lontane nel tempo, colpisce piuttosto la forte assenza di ciò che rendeva unica ed imponente questa cittadina centocinquanta anni fa.

Solo il borgo è rimasto tale, con le sue vie strette ed i suoi corridoi, classico esempio d’urbanistica medievale marina.

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