un’orgia di spazi diversi

 

di Benedetta Marciani

Una voce fuori dal coro, un approccio tutto personale verso l’architettura, che finalmente si lascia dietro limitativi dogmi accademici per riscoprirsi accattivante e – perchè no – divertente.

Lo studio B.I.G. (Bjarke Ingels Group) rappresenta una ventata d’aria fresca in un dibattito architettonico che da troppi anni ormai indugia all’autoreferenzialità.

Appena 37 anni per il suo fondatore, maturato tra le mura dello studio OMA di Rem Koolhaas, lo studio B.I.G. si è meritato un posto d’onore tra le Archistar per via delle numerose vittorie conseguite nei più importanti concorsi internazionali degli ultimi anni.

Il loro atteggiamento ironico ed allo stesso tempo impegnato nelle cause sociali più disparate ha dato vita ad un’estetica progettuale unica, riconoscibile ma soprattutto – e qui c’è la svolta – accessibile a tutti: l’utilizzo di forme geometriche pure e l’impiego di schemi grafici semplici ed intuitivi facilita il passaggio dall’idea su carta all’edificio funzionale vero e proprio.

Conosciuti soprattutto per la progettazione di unità abitative di grandi dimensioni, iniziano la loro ricerca nel quartiere di Orestad poco fuori Copenaghen. Qui sviluppano uno dei progetti che li renderà famosi al pubblico internazionale: 8 House, un quartiere vero e proprio concentrato in un unico edificio polifunzionale definito dallo stesso Ingels come ”il risultato architettonico di un’orgia di spazi diversi”. Attenzione particolare viene conferita in tutti i loro progetti all’impatto ecosostenibile dell’edificio; in questo caso, il concept progettuale del nastro di Moebius che avvolge i moduli abitativi rappresenta fisicamente un percorso completamente ciclabile ed allo stesso tempo una promenade verde fruibile dagli abitanti dello stabile.

Approccio simile anche per il loro progetto The Mountain, scenografia del documentario sulla disciplina del parkour ‘My Playground’. In questo caso risolvono l’esigenza funzionale di un lotto i cui 2/3 sono dedicati a parcheggi ed 1/3 ad abitazioni unendo le due diverse spazialità e facendole dialogare tra loro. Creano così un nuovo skyline nel quartiere principalmente pianeggiante di Copenahgen e al contempo donano ad ogni singola abitazione luce, verde ed aria fresca.

Ultimi progetti ancora work-in-progress per lo studio danese sono un grattacielo residenziale a New York, il West 57, ibrido tra il classico blocco abitativo europeo ed un grattacielo, e la Galleria D’Arte Nazionale della Groenlandia: un semplice cerchio che si adagia sul paesaggio montuoso ed evocativo di Nuuk, plasmandosi sul terreno scosceso ed aprendosi in una corte centrale catalizzatrice degli eventi artistici del museo.

Il manifesto ideologico di B.I.G. si articola nel libro ‘Yes Is More’ curato interamente dallo studio, sia nei contenuti sia nella parte grafica: tutti i progetti sono raccontati sotto forma di fumetti, dimostrando – finalmente – che non sempre l’architettura si deve prendere così sul serio. Quindi ‘Si, è Meglio’ come filosofia di vita e modus operandi che si traduce nella volontà di conciliare sempre le esigenze della massa (intesa in senso lato) rendendole parte di un dialogo architettonico in continua evoluzione. In merito a questo Bjarke Ingels ama citare Darwin, guardando all’architettura come ad un processo di selezione in cui sperimentare visioni contrapposte. Ed ecco che ”saranno le forze sociali ed i molteplici interessi individuali a decretare quale delle nostre idee potrà sopravvivere. Così le superstiti si evolveranno verso un’architettura nuova”.

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