di Francesca Rosati
foto di Malcolm Lee (esty.com/shop/makerunion)

Dal 1978, Ben&Jerry’s conquista i palati dei più golosi grazie a gelati buoni davvero, perché nati rispettando il concetto di sviluppo finalizzato a raggiungere obiettivi di miglioramento economico, sociale e ambientale. Difendere il delicato equilibrio di Madre Natura è molto importante per il brand, come dimostrano gli sforzi compiuti per cercare di ridurre l’impatto ambientale della propria filiera. Perché un pianeta più caldo fa sciogliere prima il gelato! A Ben&Jerry’s, lo sapete, piacciono tutte le idee che contribuiscono a rendere il mondo un posto migliore e a difendere il benessere dell’ambiente. Per questo, sicuramente, gli amici di Ben&Jerry’s apprezzeranno quanto fatto a Portland con il Burnside Skate Park…

Lo skate non è solamente uno sport. È un modus vivendi che influenza molteplici aspetti della vita di una subcultura giovanile, dall’abbigliamento alla scelta dei luoghi da frequentare, dall’aggregazione sociale alla musica. La vita dello skater non è stata sempre facile: ha conosciuto salite e discese (oltre a quelle percorse sulle ruote) dovute alla preoccupazione per la sicurezza e alle diverse recessioni economiche degli ultimi quarant’anni. Ma nella scena street e underground il movimento non è mai morto, semplicemente perché troppo eccitante per abbandonarlo. Gli appassionati di tutto il mondo chiedono da sempre luoghi adatti e sicuri dove poter volteggiare con lo skate, perché le strutture a disposizione sono sicuramente poche e meno servite rispetto a quelle di altri sportivi, come i campi da calcio nel nostro paese o quelli da basket in America. Nell’estate del Novanta, mentre il movimento skater veniva accusato di atti di vandalismo e le piste erano quasi tutte illegali, il Dreamland Team di Portland (Oregon) decise di progettare il Burnside Skate Park. Con la velocità come mestiere, i ragazzi costruirono il circuito in pochi giorni, senza permessi e attrezzature adeguate, sotto il Burnside Bridge, in un ex parcheggio noto come “Hobo Camp”, solitamente frequentato da prostitute, tossicodipendenti e senzatetto. L’area non veniva mai controllata dalle autorità, per questo il Dreamland Team ne approfittò per costruire rampe e ostacoli. Nonostante fosse stato costruito senza autorizzazioni, il Burnside Skate Park fu in seguito legalizzato, sostenuto e riconosciuto come parco pubblico dal Comune di Portland. Burnside è un esempio concreto di azione positiva, che desidera “Ridare indietro alla comunità”, come sostengono i nostri amici di Ben&Jerry’s. La sua crescita e la sua evoluzione, passando per il sudore di una manciata di dediti individui, si è concretizzata in uno dei migliori skatepark del globo. La descrizione che appare sul sito è senza dubbio la più esauriente: “Come una lente d’ingrandimento sotto al sole, Burnside è testi mone di una concentrazione di abilità che non si riscontra da nessuna altra parte. Puoi vedere cose davvero folli lì. Vai, guarda, impara, sii umile, eccitato e ispirato. È sorprendente”. Gus Van Sant, nativo di Portland e appassionato di skate, nel 2006 ha scelto di girare qui il suo pluripremiato e apprezzatissimo “Paranoid Park”, tratto dall’omonimo romanzo di Blake Nelson, e presentato l’anno dopo a Cannes. L’immaginario Eastside Skate Park, detto appunto Paranoid Park, era stato anch’esso costruito illegalmente dagli stessi skateboarder. Il film racconta di un adolescente che uccide per sbaglio una guardia, ed è un’introspezione lenta e intimista, alla Gus Van Sant. In un primo momento i frequentatori del Burnside guardarono la pellicola con sospetto, preoccupati che il film potesse offrire una visione distorta del park. Perché la pista, invece, oltre a essere diventata tra le più ambite e difficili del settore, ha permesso di riqualificare la zona. La quotidiana frequentazione degli skater, infatti, ha portato una riduzione sensibile della criminalità e un miglioramento generale della vita sociale di quella parte della città. Il progetto, nato con funzione principalmente ricreativa, ha conquistato anche una certa risonanza internazionale: i creatori del parco, come dei veri e propri pionieri, hanno dato vita al modello degli skatepark costruiti dalla comunità, fenomeno ormai diffuso in tutti gli Stati Uniti, a dimostrazione che quelli visti in passato come luoghi di perdizione possono invece diventare strumento di riqualificazione di luoghi marginali. Perché molto spesso sono le piccole azioni a permetterci di raggiungere quei traguardi e obiettivi che possono farci sentire meglio. Questa la filosofia di Ben&Jerry’s, la stessa pensata e adottata dai ragazzi del Burnside Park di Portland.

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