di Simone Bracci

Se l’inglese è la lingua comunemente riconosciuta come forma di comunicazione internazionale, il termine body horror non può che riferirsi a un solo regista nella storia del cinema: David Cronenberg, l’uomo che nei suoi film ha esplorato la mutazione del corpo, che ha spinto l’inquadratura a piegarsi oltre i limiti della fisica, indagandone la natura morbosa e complessa di cambiamenti viscerali e sanguinolenti.

L’indagine morfologica contraddistingue questo venerabile maestro che, all’alba dei sessantanove anni, ha compiuto una trasformazione nella struttura dei suoi racconti, passando da un lavoro di concept sulla mutazione corporea ad uno più raffinato ed estetico sul cambiamento della psiche.

Rimanendo però concentrati sul primo aspetto, l’evoluzione della specie nell’idea di Cronenberg assume i contorni di un viaggio alla riscoperta del corpo che, attraverso tre tappe fondamentali (Videodrome, La Mosca e Crash) diventa un percorso di purificazione da quell’elemento naturale, così biologicamente forzato da risultare incontrollabile e insostenibile.

Il corpo al centro di tutto in un elogio della carne e della sua elasticità, opposto al terrore dell’uomo e alla sua morbosa fascinazione dinanzi alla mutazione, all’infezione, al contagio che portano nel sottotesto di Videodrome (1983) l’idea di manipolare le coscienze attraverso il dominio assoluto del mezzo tecnico. Dove il delirio allucinatorio permette alla mente di indagare la materia e spingere il corpo dei personaggi ad impossibili meccanismi di trasformazione.

DNA, ambivalenza cellulare e perdita di raziocinio umano, invece, sono alla base del film La Mosca (1986), forse il suo lavoro più importante, dedicato alla perdita di una coscienza ai danni di una prevalenza fisica in cui la disintegrazione del corpo si fonde con l’evoluzione dell’essere nuovo, diverso, un ibrido scartato da madre natura che perde ogni contatto con la sua duplice creazione in un processo di evoluzione primordiale che ricorda i primi organismi monocellulari.

La paura, l’orrore, lo sdegno di fronte all’incontrollabile si finalizzano infine nell’opera Crash (1996), in cui la tensione drammatica sfocia in esaltazione erotica: morte, sessualità, eccitazione sono ciò a cui arriva una mente debole una volta toccato con dito il confine ultimo. Quel cambiamento radicale della percezione esistenziale che provoca ogni rischio estremo, superando ogni barriera sensoriale logica in un connubio ossessivo di eccessi oltre i limiti dell’immaginazione: corpo e mente come unico strumento di follia.

Esplorare la paura, spingersi fino ai confini del possibile e superarli, mostrare l’orrore mescolato al cambiamento fuori controllo, unendo l’elemento psicologico che oltre la barriera antropomorfica abbatte il lato fisico. Questo studio, questa ricerca, sono parte fondante del lavoro di Cronenberg, e nascono dalla curiosità di arrivare oltre la conoscenza comune per riconciliare l’essere umano al suo lato prettamente terreno. Senza filosofia né religione, solo dando al corpo e alla sua trasformazione una seconda occasione. Se migliore rimane tutto da verificare.