…il mattino ha l’oro in bocca

testo e foto di Gabriele Rubini

 

Quel che vedo è rosso. Il rosso intorno a me. Ovunque è permeato di rosso. È il mio colore preferito. Non potevo sperare di meglio. Sarà che siam fatti di sangue. Ed il sangue è rosso. Sarà che da sempre è sinonimo di sensualità, passione, calore e come nella pubblicità così in cucina è l’arma vincente. Che maleducato, non mi sono neanche presentato. Il mio nome è Rubio, Chef Rubio. Mi chiamo Gabriele e, sì, sono un cuoco. Sarà forse per tutto questo che vedo rosso. Sarà perché la natura in maniera neanche troppo implicita con il rosso ci comunica da sempre attenzione, son bello, mangiami, bevimi, strizzami, strappami… insomma fa qualcosa ma mettimi dentro di te che ti faccio bene. O sarà semplicemente per il fatto che ho passato troppo tempo con gli occhi chiusi rivolti al sole. Cretino che sono. Ogni mattina la stessa storia. Ma non è colpa mia se prima di alzarmi fisso l’interno delle palpebre illuminate dal sole fantasticando sui viaggi fatti e su quelli che farò. Spalanco di colpo gli occhi e nient’altro che il bianco. Flash. Bianco. Flash. Ancora un bellissimo bianco. Assurdo come il bianco possa nascondere dietro il suo candore una vasta gamma di colori. C’è chi lo definisce un non colore. Pazzo. Il bianco è IL colore. Il bianco è purezza. È candore. È poesia mai uguale. Il bianco è una delicata vernice che protegge i colori più caldi nascosti nei frutti dell’avvenire. La neve non è forse questo? Una delicatissima ma durevole protezione per qualcosa che sboccerà? Trasformandosi in acqua diventa un fiume di musica per il risveglio della natura e dei suoi colori. E nel bianco dell’inverno su ogni tavola con conserve, frutti, salse dai colori accesi, si ricerca il colore. Il colore del calore. Quello che riscalda il cuore e appaga i sensi. Che riporta alla memoria il caldo e la vivacità di un’estate ormai passata. Che col pensiero ci proietta alla primavera che presto tornerà. Il bianco è l’essenza del tutto. Il mio bianco, il mio tutto, sta cominciando a sciogliersi. Gli occhi si stanno abituando. Dalla coltre di bianco luce comincio a vedere del blu. L’Oceano pacifico. Ho sete, dove cazzo ho messo l’acqua? Eccola. Ora una macchia enorme gialla. L’Australia. Mmmm. Scrambled eggs. Perché mi son scordato di comprarle? Ok basta ripassare a memoria la piantina del planisfero. Tanto sta lì da anni, è ormai un tutt’uno col soffitto, non si sposta. Alza ‘sto culone che si parte. Per dove? Boh. India? Messico? Laos? Naaaa… Mi infilo una ciabatta. Liscio l’altra e continuo verso la cucina sorridendo. La mia professoressa di greco un giorno venne con due scarpe sinistre in classe. Io posso andare quindi in giro “spaiato”. Com’era il Kazakistan? Ah, arancione. Ho voglia di una spremuta d’arancia. Metto due fette a tostare nel frattempo. Marmellata di fichi pronta. Clack! L’argento del coltello splende sotto i miei occhi. Fa che sia rossa. Fa che sia rossa. Taglio. È rossa. ‘Sto rosso mi perseguita. Tlin. Il pane è pronto. Spalmo. Addento. E mentre mastico guardo fuori. La luce tagliata del sole invernale mi piace. Anche se non è calda è fantastica. Ecco che sensazione mi dà. Di uno scatto fatto con una 35 mm compatta. Spremo verso bevo. Richiudo il barattolo dal contenuto giallo verdastro. Torno nel regno del planisfero. Mi fermo. Non c’avevo mai fatto caso. Non c’è il nero. Il nero è come il bianco. È la sua nemesi. Senza l’uno non esisterebbe l’altro. Il pazzo dice che è assenza di colore. Il pazzo non sa che il nero li contiene ed ingloba tutti quanti. E credo che debba smettere di produrre planisferi incompleti. Mi vesto con la calma di un sicario. Prendo il mio rotolo dei coltelli nero. I pantaloni neri. Le scarpe anch’esse nere. Giacca da lavoro… bianca. Ao’, faccio lo chef, mica ‘r becchino.

 

 

RICE PUDDING

 

ingredienti: 160 gr riso, 60 cl latte, 5 gr gelatina in fogli, 5 cl acqua, 40 gr di zucchero, 1 Bacca di vaniglia,1 pizzico sale, 25 cl panna da montare, 500 gr frutti di bosco freschi (o frutti di bosco congelati)

 

procedimento:
Intiepidire il latte in un pentolino e scaldarlo per 10 min con la bacca di vaniglia in infusione senza mai portarlo al bollore, quindi togliere la bacca, alzare la fiamma e cuocere per circa 20 min  a fuoco medio il riso. Mentre si sta cuocendo, ammollare i fogli di gelatina in acqua fredda. Al riso cotto aggiungere ora i 30 gr di zucchero, il sale ed unirvi anche la gelatina ben strizzata cominciando a mescolare con spatola fino a raffreddare il tutto. Montare la panna con i restanti 10 gr di zucchero ed incorporarla al riso. Adagiare in uno stampo, dove avrete messo sul fondo i frutti di bosco. Prima di servire far raffreddare in frigorifero per circa 4 ore (l’ideale sarebbe farlo la sera prima)