testo di Maddalena Finocchiaro | foto di Angelo Simeoni

La facciata barocca in pietra rosata e tutto il convento di S. Domingo mi indicano la via giusta verso il mercato, uno dei più grandi di questa selvaggia e magica regione: il Chiapas.

A San Cristobal de las Casas, tra le montagne della Sierra Madre, il sabato mattina c’è grande movimento, e sin dalle prime ore del giorno i messicani fanno spese di ogni tipo. Camminano veloci tra i banchi, toccano, annusano, valutano e cambiano banco. Si perdono tra i colori. Sono quei colori.

Io rimango lì, davanti alle scalinate del convento, per un attimo, ad osservare il movimento altalenante delle vendite, tra le bambine dalle lunghe trecce nere che corrono intorno a me e le loro mamme dalle lunghe gonne colorate che le guardano felici.

Rimango immobile e, prima di prendere una delle piccole stradine che dalla piazza del convento si perdono tra le montagne di frutta e le vie del centro, noto che anche sui gradini e per terra i bambini appoggiano in fila i loro braccialetti, i padri le loro amache, le mamme piccoli grappoli di banane grandi come il palmo di una mano raccolti poco prima di venire. Non esito, e per due pesos compro una delle bananine, la mangio in due morsi scoprendo con stupore il sapore più dolce che abbia mai sentito.

Tra i sorrisi di queste famiglie mi perdo tra i colori.

Collane di semi a perdita d’occhio, tovaglie a quadri delle tonalità più accese, tessuti lavorati a mano, innumerevoli borse, bracciali e un artigianato fatto anche di gioielli di ambra, oro e altre pietre preziose, e ancora tanta, tantissima frutta.

Ananas, mango sistemati in piccole e accurate piramidi, cocchi, avocado, pomodori e arance, banane grandi e piccole, lime, papaya già tagliate dentro i bicchieri in un’esplosione di spicchi rossi e profumati. Scorgo semi di ogni tipo, fagioli, mais, polveri che mi fanno bruciare gli occhi, pareti di fili di cotone colorati. Sento il profumo di pannocchie arrosto e quello di chi, in luoghi appartati, prepara carne alla griglia.

Ad indicare il percorso agli angoli della via sacchi di tortillas di mais di diverse qualità. Camminando al mio fianco, delle donne tengono legati tacchini e galline, appesi alle loro braccia e pronti per la vendita.

Rimango a bocca aperta per lo stupore, per la forza e l’energia che riesce a darmi tanta vita, tanto movimento, tanta verità. Resto incantata dalla naturalità dei gesti, dal modo di prendere la frutta, tagliarla e farla provare ai curiosi, dai sorrisi, da chi passa veloce e ti sfiora con le buste della spesa. Abitudini e gesti già vissuti quando si va a comprare la frutta, ma decisamente nuovi. Cerco di mimetizzarmi e di non scattare troppe foto per non sentirmi una turista, una di passaggio. In quel momento io sono una indios.