di Alexandra Rosati

Nell’artista Benjamin Beker sia la vita che l’arte sono e sono sempre state in perenne movimento.

Nasce a Bonn, in Germania, e cominciando fin da piccolo a far viaggiare le sue mani nel disegno segue il babbo, per metà tedesco e per metà ucraino, nei suoi spostamenti di lavoro. Vive a Hong Kong, a Singapore e in Giappone, per poi trasferirsi a Belgrado dieci anni, nella terra originaria di sua madre.

Il suo interesse passa dalla pittura alla fotografia, affascinato dalla possibilità di entrare in contatto diretto con la realtà. Decide così di seguire il suo istinto, prima frequentando un corso all’Art Academy di Belgrado, laureandosi nel 2001, e poi avviando un Master, sempre in fotografia, al Royal College of Art di Londra, laureandosi per la seconda volta nel 2008.

Ispiratosi principalmente all’artista visivo David Thorpe, e ai suoi collage architettonici, e ai fotografi Sophie Ristelhueber e Waalid Raad, e al modo in cui essi giocano nel rapporto tra realtà e finzione, costruisce le sue prime opere un po’ come fossero Lego. I suoi Blocks infatti sono un insieme di fotografie originali, scattate alle centinaia di edifici nella Nuova Belgrado, al di là del Danubio, che decontestualizzate danno forma ad una nuova realtà. Una realtà che, seppur alterata da un gioco ‘de’ e ‘ri-costruttivo’, documenta quella vera. Su uno sfondo grigio appaiono così delle interessanti configurazioni geometriche a forma di scala, isolate e dunque messe in risalto dalla mancanza di un ambiente circostante. Ciascuna di esse è composta da tante unità, come ad esempio le finestre, che mantengono inalterato il loro colore originario.

Una seconda produzione artistica di Benjamin Beker si chiama “War and Liberation Monuments. In questa fase l’artista prende monumenti costruiti dal 1950 al 2000, in occasione di eventi diversi, e continua il suo gioco de-storicizzandoli, strappandoli al loro contesto, e ridimensionandoli. Questi lavori, come i Blocks, hanno uno sfondo grigio, per dargli una base neutra e neutrale, anche rispetto a qualsiasi riflessione di tipo politico o ideologico.

Con l’opera “Interiors of Power” abbiamo una serie di fotografie scattate all’interno degli ex edifici del governo. Costruzioni ormai abbandonate, ma nelle quali si possono trovare ancora tracce dei loro vecchi residenti. Per esempio su una sedia della Corte Bianca, immortalata in una fotografia, sono rimaste macchie rosse del colorante che Tito usava per i capelli. Un’ulteriore, arguta de-storicizzazione.

Benjamin Beker ha vinto numerosi premi, come il National Magazine Award nel 2007; è stato nella rosa dei finalisti per il premio Conran, ha esposto le sue opere in diverse Gallerie, anche con mostre personali. Attualmente fa parte di una mostra collettiva che partirà da Losanna, in Svizzera, e andrà in giro per il mondo per cinque anni.

Non si può che augurare, a questo ingegnosissimo artista, di proseguire per sempre il suo viaggio.