Testo di Federica Araco

Il 27 settembre nella capitale libanese l’associazione no profit FRAME ha organizzato la seconda edizione della Beirut Photo Marathon.
Per dodici ore, novantacinque fotografi hanno girovagato per le strade della città immortalando, attraverso i loro obiettivi, gesti, sguardi e atmosfere ispirati ai dodici temi proposti quest’anno: maternità, mani, rituali, balconi, odori, servizi, ponti, festività, illusioni, la mia vita, desiderio e coraggio.

Lontani dai soliti chichés di una città distrutta dalla guerra civile o animata da una folle movida notturna, gli autori hanno cercato di descriverla adottando nuovi punti di vista.

«FRAME usa la fotografia e altri mezzi creativi per visualizzare e analizzare specifiche tematiche attraverso la prospettiva di sguardi diversi», racconta Ali Sayed-Ali, uno dei fondatori. «Produciamo raccolte di fotografie che acquistano più valore e significato con il passare del tempo in una città in rapida evoluzione. Vogliamo descrivere questo luogo, mostrarne i contrasti e i diversi modi di percepirlo e rappresentarlo».

Coinvolgendo fotografi amatori e professionisti di diverse età, la Beirut Photo Marathon ha raccolto in meno di una giornata oltre mille immagini, ora disponibili sul sito beirutphotomarathon.org

Nei prossimi mesi, FRAME lancerà anche un magazine di fotografia documentaria dove saranno affrontati e approfonditi temi diversi, dalla gestione dello spazio pubblico alle questioni di genere, e coinvolgerà nel dibattito la cittadinanza organizzando mostre ed eventi sul territorio. «Ancora oggi alcuni libanesi non escono affatto dal loro quartiere», racconta Ali. «Noi vogliamo invitare le persone a oltrepassare le frontiere usando l’immagine».

L’iniziativa, però, incontra non poche difficoltà, spiega. «Ci misuriamo con due principali rischi che potrebbero in futuro impedire che il progetto si sviluppi ulteriormente: la sicurezza e i limiti alla libertà di espressione. Dopo l’edizione del 2013, che ha coinvolto 85 persone, abbiamo proposto una valutazione on line dell’evento alla quale hanno aderito 53 partecipanti. 20 di loro hanno riferito di aver subito intimidazioni da parte delle forze dell’ordine e di politici, ed è tutto documentato. Tre fotografi sono stati trattenuti per brevi interrogatori e dopo esser stati rilasciati hanno continuato il lavoro. Noi avevamo avvisato il Comune di Beirut dell’evento, che comunque non va contro nessuna legge. In città ci sono attualmente 100 zone di sicurezza e la presenza di agenti, sia ufficiali che non, è aumentata notevolmente negli ultimi mesi a seguito dell’esplosione di diverse autobombe. Come cittadini crediamo di avere il diritto di osservare e documentare la nostra città per comprendere i problemi e le divisioni che affrontiamo ogni giorno».

Le tecniche usate per realizzare i  progetti fotografici sono diverse: giochi di luci, trasparenze, inquadrature più classiche oppure immagini mosse, più evocative e poetiche. «Io ho scelto il bianco e nero per illustrare i dodici temi proposti perché, secondo me, Beirut è fantastica in bianco e nero… E questo approccio permette anche di sottolineare alcuni dettagli che sarebbero invisibili a colori, facendoli emergere per contrasto» racconta uno dei due vincitori, Rabih Ibrahim, in un’intervista a L’Oeil de la Photographie. «Quando scatto, cerco sempre di raccontare delle storie», spiega al magazine Kr!Xx, che insieme a lui ha ottenuto il primo premio. «Il mio scopo non è solo immortalare l’istante, cerco di comprendere cosa le persone hanno voluto mostrarmi di se stesse. Amo la fotografia di strada, ma la vera sfida con la Beirut Photo Marathon è il limite delle dodici ore. Normalmente mi prendo il mio tempo, catturo l’istante…»

Rispetto ai contenuti, alcuni scatti potrebbero mettere a disagio il pubblico più conservatore, specialmente quelli che hanno a che fare con la sessualità, la politica e la religione. Ma i temi suggeriti dalla maratona sono vari e si prestano alle interpretazioni più disparate.  «FRAME aspira a far crescere una comunità attorno alla documentazione fotografica collettiva, coinvolgendo anche la nostra rete di ONG partner. Ora più che mai dobbiamo attivare tutti i nostri contatti per affrontare le difficoltà e capire meglio le nostre divisioni realizzando un progetto visivo collettivo e multimediale davvero innovativo. Continueremo a fare il possibile per garantire che tutti gli eventi che organizzeremo anche in futuro si svolgano nella totale legalità, istaurando un dialogo con la municipalità».