di Simone Mirto 

La Puglia, con i suoi 865 chilometri di costa, scogliere a picco e spiagge caraibiche, è sicuramente una delle destinazioni turistiche estive più ricercate del momento. La sua offerta però non si riduce solo al mare, ma si completa con la straordinaria pluralità paesaggistica, storica e culturale del suo entroterra.

Una delle sue eccellenze, che ancora non riesce a ricevere la visibilità che merita, è il Quartiere delle ceramiche di Grottaglie, cittadina jonica situata al confine tra l’antica Messapia e la dotta Magna Grecia, a cavallo tra le province di Brindisi e Taranto. Grottaglie custodisce un luogo antico, pregno di storia e di tradizione artigianale, all’interno del quale si sono trasmessi di generazione in generazione i saperi e i segreti dell’antica arte della ceramica. Contrariamente a quanto avviene negli altri centri di antica produzione ceramica in Italia, la cittadina jonica vanta l’unico quartiere delle ceramiche in ambiente rupestre e il più vasto, per estensione e numero di botteghe ancora in attività.

La Gravina di San Giorgio, attuale collocazione geografica dell’antico distretto artigianale, era in passato l’antico fossato difensivo cittadino che circondava a semicerchio il trecentesco Castello Episcopio. Questo luogo venne interessato da frequentazioni antropiche, a causa dei naturali ripari in roccia che offriva già prima della fondazione della stessa Grottaglie avvenuta nel corso del XIII secolo.

Le botteghe dei ceramisti, inizialmente ubicate all’interno della cinta muraria urbana, vennero trasferite fuori dalla città probabilmente intorno alla fine del XVII secolo. Le cavità naturali presenti all’interno della gravina favorirono lo sfruttamento a fini produttivi dell’intero vallone carsico. Le antiche grotte divennero frantoi, botteghe artigianali, magazzini di stoccaggio ma soprattutto fumanti fucine per la produzione della ceramica. La produzione manifatturiera seguiva due filoni: quella del raffinato e quella del popolare. Quest’ultima ha raggiunto dei picchi di produzione impressionanti per l’epoca, in alcuni documenti del secolo scorso si parla di circa dieci milioni di pezzi prodotti nel corso dell’anno. Tra il XIX e la prima metà del XX secolo, le ceramiche popolari grottagliesi vennero infatti commercializzate oltre che con le regioni limitrofe anche all’estero: dall’Austria ai Balcani, dall’Albania alla Turchia, dalle coste settentrionali dell’Egitto fino alle isole dell’arcipelago Egeo. Una vivacità produttiva e commerciale notevole, sicuramente dovuta alle ottime maestranze locali ma anche alla qualità delle argille estratte nelle cave prossime alla città. I pennacchi di fumo che si levavano dai camini del quartiere delle ceramiche hanno scandito nei secoli la vita della cittadina jonica rendendola un punto di riferimento per la sua produzione artigianale nell’Italia Meridionale.

Oggi le antiche botteghe grottagliesi sfidano il mercato globale conservando un’identità locale stratificata nei secoli. Innovazioni cromatiche applicate alla ceramica tradizionale e la rivisitazione di antiche tecniche decorative rendono la produzione attuale al passo con le mutazioni del gusto contemporanee e con le attuali esigenze del mercato artigianale. La sfida viene lanciata soprattutto dai giovani ceramisti che negli ultimi anni stanno iniettando linfa vitale e creatività nella tradizione artigianale, proponendo manufatti che cominciano a farsi strada nel panorama nazionale.

In città c’è un grande fermento intorno al mondo della ceramica e anche i non addetti ai lavori si dedicano a progetti di rilancio del settore. L’ultimo in ordine di tempo è quello che ha visto coinvolti i designer di Usopposto che con il progetto La Puglia in un piatto- gastrodesign hanno coniugato ceramica, gastronomia e design. Il tutto all’insegna dell’innovazione nel solco della tradizione locale.
Prima di andare via dal quartiere delle ceramiche vi consigliamo di visitare Casa Vestita. Una residenza privata che da alcuni anni propone la riscoperta, attraverso mostre temporanee monotematiche, dell’antica ceramica popolare grottagliese. All’interno del sito nell’ultimo decennio è tornata alla luce, in seguito a lavori di restauro, una chiesa rupestre perfettamente conservata. Una testimonianza di rilevante valore storico artistico delle frequentazioni bizantine che hanno interessato nel Medioevo il territorio di Grottaglie.