testo e foto di Claudia Bena

Un pomeriggio d’estate mi sono inoltrata nel bosco toscano, e vagando mi sono imbattuta in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, una realtà altra racchiusa da spesse mura, un giardino misterioso. Al suo interno i ventidue Arcani maggiori dei tarocchi marsigliesi sono rappresentati sotto forma di grandi e colorate sculture, e fontane e specchi e parole completano un quadro di per sé già meraviglioso. Come nei sogni, qualcosa mi sembra fortemente conosciuto, qualcos’altro terribilmente nascosto. Vedo Bomarzo e Parc Guell a Barcellona, sento Breton e tutta la sua carica surrealista. Quello che segue è il racconto di ciò che ho visto, che ho sentito e che ha risvegliato nel mio inconscio l’incontro con una dimensione a me finora sconosciuta. A parlare non sono io, ma le carte stesse.

C’è una donna alla mia sinistra. È l’Imperatrice, il terzo degli Arcani maggiori. Questa carta invita a trasformare la propria fortezza in un tempio, come sintesi della creazione dell’universo. Ed è proprio ciò che rappresenta, perché una donna, Niki de Saint Phalle, ha voluto abitarla e spalancare le sue porte al mondo, rendendo visibili le proprie emozioni. Ogni sentimento, anche il più basso, attraverso lei acquista valore. “Che meravigliosa tristezza! Che collera potente!”. Madre e amante, padrona e prostituta, bellezza ed abbondanza, produce affinché l’umanità intera raccolga i suoi frutti. La sua esplosione creativa necessita però di un limite concreto che la indirizzi. Per questo al suo interno Niki ha voluto portare con sé un’altra carta. Il Carro, l’Arcano numero VII, il più attivo dei numeri dispari. Il suo scopo è direzionare consapevolmente proprio questa esplosione. Attraverso il giardino si realizza infatti la grande forza creatrice di Niki, che sopravvive alla sua morte, avvenuta nel 2002. Le ruote, che sembrano immobili, sono in realtà strettamente connesse al movimento del pianeta. Non si spostano, ma girano insieme alla terra. Rappresenta la ricerca alchemica, un percorso iniziatico, lo stesso che siamo invitati ad intraprendere attraverso questa esperienza. E così proseguo, uscendo dalla dimensione abitabile delle sculture del giardino, a vagare tra gli Arcani, lasciandomi cavalcare dalla mia più profonda soggettività. È il sogno più colorato che abbia mai fatto, uno strumento potente di proiezione. Mi sono fermata a meditare con l’Appeso, ho visto la Giustizia e la Torre. Non ho temuto davanti all’Arcano senza nome che con la sua falce miete teste, mani e piedi dalla terra. La carta XIII non indica la morte come termine del viaggio, ma trasformazione, rivoluzione. Attraverso la sua accettazione passa la via per la saggezza. Solo così si arriva all’ultimo Arcano, il Mondo. “Forte come una leonessa, altera come un’aquila, materna come una mucca e soave come un angelo”, così Italo Calvino descrive questa carta, che racchiude in sé i quattro simboli degli Arcani minori e che rappresenta la gioia suprema, che è la gioia di vivere. Al tramonto finisce il viaggio, il grande cancello circolare si chiude alle mie spalle e ritorno nel mio mondo con una nuova, profonda consapevolezza.