Nel deserto del Sahara i cambiamenti sociali sono molto rapidi. Le città più popolose, come Tamanrasset in Algeria o Timbuktu in Mali, sono dei microcosmi che rivelano tutti i problemi di questa regione a vocazione turistica: rischio di violenze, traffico internazionale, immigrazione illegale e una rapida modernizzazione che ha un impatto considerevole sul patrimonio culturale tradizionale e sull’ambiente.

Per sfuggire a questa situazione, i/le giovani del Sahara e i Tuareg stanno dando vita a una nuova cultura, che si irradia attraverso i telefoni cellulari e ha il suo cuore pulsante nei cybercafé, nei festival e in occasione delle frequenti “serate di chitarra” dedicate ai loro artisti preferiti, i virtuosi della chitarra elettrica detti ‘Ishumar‘, dal francese chomeur, che con questa musica negli anni Settanta davano voce  alla difficile condizione del popolo Tuareg nella transizione post-coloniale. Tra questi, i Tinariwen, Terakaft, Bombino e Tamikrest.

Nelle loro canzoni, si celebra il legame con il deserto, la poesia antica, la cultura del Sahara e soprattutto le donne, che hanno un ruolo essenziale all’interno della società. Alcuni testi sono dei veri e propri inviti alla rivolta, ma più in generale spingono i popoli del deserto alla presa di coscienza di sé e della propria identità.

Per 15 anni, il fotografo francese Arnaud Contrera ha viaggiato regolarmente attraverso il deserto, incontrando i musicisti e le loro famiglie. «Con i miei reportage e documentari, cerco di mostrare ciò che loro mi fanno conoscere del Sahara contemporaneo», racconta. «Finora i miei progetti sono stati completamente auto-finanziati attraverso produzioni cinematografiche, mostre, pubblicazioni e documentari radiofonici».

Questa volta, per riuscire a completare i due ultimi soggiorni e pubblicare il libro che racconta la musica del deserto, Contrera ha chiesto aiuto alla rete dando vita a una campagna di crowdfunding sul sito Ulule. Finora ha raccolto 16.917 euro, più dei 15 mila richiesti inizialmente. Perché i fan del ‘rock del deserto’ sono davvero numerosi.

 (L’articolo è stato pubblicato sul sito Marshallah News nell’ambito del progetto EBTICAR).