testo e illustrazione di Valentina Gruer

Bisogna togliersi il cappello e riflettere davanti al coraggio di un’intera regione. E parliamo soprattutto di persone in carne ed ossa, che hanno chiuso gli occhi davanti alle difficoltà e fatto l’impossibile oggi: credere.

La cura delle proprie risorse, che siano fisiche o impalpabili, è un atto d’amore e di rispetto che dovremmo sostenere automaticamente, per evitare dissipazione e sprechi, per garantirci credibilità e attuare uno scambio attivo con il resto del mondo. Una visione positiva e il giusto supporto dalle istituzioni hanno assicurato alla Regione Puglia una rampa di lancio verso l’Europa, con un brillante debutto davanti al quale nessuno è rimasto indifferente. Forse soffriamo di amnesia momentanea quando diciamo che l’Italia non è come il resto dell’Europa e magari questa forte presenza di nuovi nomi può essere solo un’oscillazione fortuita, ma rimaniamo di sale davanti al talento dei nostri artisti quando raggiungono la fama, bisogna ammetterlo.

Come Populous, un giovane produttore/programmatore pugliese che ci ha regalato momenti di astrazione e pura qualità durante il live sul palco dello Spring Attitude Festival, a Roma. Il suo background è simile a quello di tanti appartenenti alla stessa generazione, ma decontestualizzato, spesso paragonato ai grandi, come Prefuse 73, Four Tet, Air e Dj Shadow, eppure di ognuno ha assorbito solo il necessario, utile per plasmare il suo suono definitivo, stratificato, immacolato e terribilmente evocativo. Quando si ha modo di immergersi in esperienze simili si rimane prigionieri per giorni di un’eco che innesca ricordi, odori e sensazioni familiari, seppure mai provate prima. La capacità di comunicare per induzione è propria degli artisti pittorici. Stiamo forse imparando le leggi di interazione tra le varie forme d’arte? La capacità di mutare per scoprire nuovi ambiti vergini e collaterali tra i media potrebbe agire come una sorta di cura per l’insofferenza generale dei creativi nostrani. Dobbiamo ricordarci che questa forma mentis ci riporta indietro, alle nostre radici, quando eravamo noi italiani a produrre e vendere ai musicisti in tutto il globo macchine e synth modulari capaci di ogni combinazione e oscillazione desiderata.

Ci lasciamo alle spalle questo live con un pensiero strabordante di positività. Ricordando Coelho, forse ignoriamo ancora che l’universo fa il tifo per noi, saremo anche un popolo machiavellico e immemore, ma lottiamo contro le nostre stesse armi da così tanto tempo, che troviamo sempre il modo, ortodosso oppure no, di rimanere sempre felicemente e fortemente refrattari all’oblio».

Populous – Brasilia, tratto dall’album in uscita prossimamente: Night Safari