di Veronica Gabbuti

Un giorno qualunque, a Londra, prendi la metro fino alla fermata di Elephant and Castle. Lambeth è un quartiere grigio, ravvivato qua e là da graffiti che, come opere d’arte, invadono desolati muri di cemento. Segui le indicazioni per l’Imperial War Museum, varca l’enorme cancello di ferro che nel 1815 era l’ingresso dell’ospedale psichiatrico Bethlem Royal Hospital, spalanca gli occhi di fronte al cannone che sovrasta i giardini esterni, e guarda con attenzione quel pezzo originale del Muro più famoso del mondo, sui cui è impresso a vernice spray un paradossale messaggio d’amore e di pace.

 

Non lasciarti intimidire dall’atmosfera hollywoodiana della sala principale. Carri armati, missili, sottomarini, aerei sospesi nel vuoto sembrano preannunciare ore di noiosi fatti storici che neanche ricordi. Accedi al seminterrato e prova l’esperienza della trincea. I rumori assordanti, l’odore di terra umida ti metteranno a disagio, il buio ti farà quasi paura. Questa è la Prima Guerra Mondiale come non l’avevi mai vista sui libri e nei documentari.
Scegli con cura una delle esposizioni ai piani superiori. In questo museo la “guerra” è intesa in senso molto ampio. Le mostre temporanee spaziano infatti dalla politica dell’Apartheid del Sud Africa, al genocidio del Ruanda fino alla Guerra Fredda, una guerra di tensioni mai concretizzata in un vero e proprio conflitto militare. È possibile che non ti venga in mente neanche un motivo per entusiasmarti di fronte a qualcosa di simile, ma in fin dei conti non dovrai neanche pagare il biglietto: l’Imperial War Museum è completamente gratuito, come molti musei di Londra. In ogni caso, qui non troverai semplici lezioni di storia.
La Storia è un percorso di vicende e di trasformazioni, non solo un testo da leggere. Ed è proprio questo che accade a chi visita il Museo della Guerra: ci si immerge completamente nelle storie, più che nella Storia.
Forse, una volta a casa, ti verrà voglia di sfogliare quel libro che da anni tenevi in un armadio e che, per qualche motivo, non buttavi via.