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Questa estate Cornetto invita tutti coloro che amano le emozioni intense e travolgenti a partire insieme al nuovo motto di ENJOY THE RIDE. LOVE THE ENDING: se ti godi ogni momento del viaggio, amerai ancora di più il finale! Un viaggio sorprendente e ricco di sensazioni che ci porta a presentarvi anche il progetto in divenire di Giaguaro Architetti per la riqualificazione dei fiumi che uniscono il Mar Baltico al Mar Nero.

city fragments drifting from the Baltic to the Black Sea and beyond

di Edoardo Giancola, Viola Gurioli e Ilaria Rondina

“Giaguaro Architetti” | islandsintothestream.com

«Il naviglio è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l’avventura, e la polizia i corsari»

Michel Foucault

Una città che si affaccia su un fiume o un mare aperto è uno di quei luoghi evocativi, in bilico tra lo stato di abbandono nostalgico e il dolce naufragare verso l’inaspettato. È un luogo alla deriva, se per deriva si intende mutazione, frammentazione, dissolvenza. Deriva è trasformazione. Trasformazione che l’acqua innesca sulla città, a seconda del significato che le si attribuisce. Una città lambita dall’acqua subirà sempre una trasformazione fisica dovuta alla bassa o alta marea, ai periodi di congelamento o di scioglimento dei ghiacci, ma anche una trasformazione metaforica. Dentro questa visione nasce Isole nella corrente – frammenti di città alla deriva dal Mar Baltico al Mar Nero, indagine sulla riqualificazione del collegamento fluviale tra i due mari attraverso un network di architetture galleggianti, intenta a trasformare l’acqua e i territori da essa attraversati in un nuovo spazio di relazione e interscambio.

 

La connessione fluviale, che si snoda per oltre duecentoventi chilometri attraverso Polonia, Bielorussia e Ucraina, ha attualmente perso la sua importanza strategica acquisita nei secoli, a causa dell’impoverimento delle strutture esistenti, tratti spesso non navigabili e dismessi, presenza di aree a rischio ambientale e scarsa informazione in merito. Un potenziamento della connessione permetterebbe la rinascita di scambi commerciali, sociali e turistici lungo il suo corso, costituito a tratti da fiumi di media o grande portata, canali artificiali, contesti urbanizzati e naturali. Punti cardine della connessione, Danzica, Kiev e Istanbul, rispettivamente il porto sul Mar Baltico, il baricentro e il punto di incontro tra Oriente e Occidente. Kiev, baricentro e punto di interscambio tra la connessione fluviale e il corridoio paneuropeo 5 Lisbona-Kiev, ne è sicuramente la realtà più significativa. Città costituita da barriere, divisa in due macro-aree dal fiume Dnipro, lungo il quale la presenza di numerose isole costituisce un limite più che una risorsa e dove il centro è nettamente separato dalla periferia dall’anello ferroviario. Un modello di città zonificata che non rispecchia più i canoni contemporanei. Kiev è un insieme di realtà a se stanti, di isole dentro altre isole, Kiev è frammentazione, una città che guarda all’acqua come un luogo distante, come un limite. Una città dallo spazio pubblico annichilito, una città che non si relaziona con il fiume.

Sulla base di questi presupposti, perché non immaginare che l’acqua, da barriera, possa assumere un significato opposto, diventando l’elemento propulsore per la rigenerazione urbana?

È possibile immaginare una città che si riversi su acqua, inizi a navigare, dissolvendosi in frammenti per creare nuove interazioni all’interno del tessuto urbano tradizionale?

La risposta si trova nell’ipotesi di una città inondata dove accanto alla ferrovia attuale prenda posto un nuovo canale artificiale. Il canale potrebbe diventare una nuova infrastruttura di comunicazione all’interno della città per unirsi al sistema fluviale esistente, rendendo la città una nuova Venezia dove poter dissolvere le barriere esistenti. Al suo interno, un network di architetture galleggianti, composto da piattaforme trasportanti programmi per la città che si muovono su acqua da un posto all’altro, andrebbe a promuovere con la sua natura itinerante commercio, turismo ed economia lungo il suo percorso. Per la natura effimera delle architetture galleggianti e la fluidificazione delle vie di trasporto, situazioni urbane temporanee e inaspettate si verificherebbero all’interno della città tradizionale. Uno scenario di frammenti urbani che iniziano a dissolversi, altri che diventano nuove identità, come una città che perde le proprie certezze, luoghi che ne incontrano di nuovi, portando con sé le loro storie, generando un vero e proprio arcipelago di isole, una città alla deriva.

La trasformazione urbana di Kiev ha la potenzialità di potersi estendere oltre i suoi confini lungo tutta la connessione fluviale dal Mar Baltico al Mar Nero. Ogni luogo lungo il percorso potrebbe diventare un possibile spunto per l’incontro di programmi galleggianti e programmi su terra, secondo il principio di crossprogramming. Analogamente al contesto urbano, il medesimo principio è attuabile in contesti nettamente opposti, dove prevale il contesto naturalistico. All’interno della connessione fluviale, il tratto lungo il canale artificiale Dniepr-Bug e il fiume Pripyat, a Sud della Bielorussia, ne è sicuramente un esempio. Canale immerso nella natura, dove le piattaforme galleggianti possono assumere un’indipendenza maggiore diventando la possibile alternativa per vivere su acqua e vivere lungo il fiume, fornendole di strutture ricettive, alberghi, spazi di sosta per vivere immersi nella natura. Se tutto il collegamento fluviale potesse andare alla deriva assumerebbe un’identità mutevole e migratoria, mai uguale e in continuo divenire, lungo la quale le principali città si trasformerebbero, come Kiev, in città-hub, nodi di interscambio tra sistema ferroviario e fluviale, approdi di un grande porto diffuso. Questa perdita di univocità e centralità a favore di una frammentazione di centri è un modo per leggere il corso d’acqua non solo come un punto di transito univoco ma un luogo di sosta e in continua trasformazione in cui città e luoghi coinvolti vengono stravolti e ripensati, concedendo parte delle proprie identità e assimilandone di nuove. Un luogo dell’eterotopia, un flusso incessante di isole nella corrente.

Islands into the stream nasce come progetto di tesi di Edoardo Giancola, Viola Gurioli e Ilaria Rondina. Relatore Prof.Oliviero Godi. Il viaggio da Danzica a Istanbul, seguendo le vie d’acqua, per promuovere l’idea all’istituzione del canale in Bielorussia e alle ambasciate dei paesi coinvolti è stato documentato da Nico Tucci con il progetto fotografico Belarus Watergates.