Nell’epoca della Street Art, strade, paesaggi e angoli nascosti diventano possibili musei. JR, un venticinquenne parigino di sangue tunisino e mediorientale, espone le sue fotografie iperboliche a cielo aperto, nelle zone più povere del pianeta, apportando bellezza dove di bellezza ce n’è davvero poca.
L’artista, che come la maggioranza dei writer non rivela il suo nome, sia per la natura illegale delle sue affissioni, sia perché (secondo parole sue) “nome e cognome non aggiungerebbero nulla”, ha iniziato da adolescente proprio con i tag ed i graffiti. È stata  una macchina fotografica lasciata incustodita su una metro parigina a fare da “galeotta” nella sua storia d’amore con la fotografia. Una lunga storia d’amore coronata dal successo di “Ladj Ly” – sintesi delle rivolte del 2004 nelle periferie parigine e opera più conosciuta di JR – che ritrae un giovane nero mentre impugna una telecamera come fosse un fucile, tenendo sotto tiro chiunque si fermi ad ammirare la foto.
Oggi JR è un fotografo ibrido che lascia il segno in giro per il mondo, con l’irriverenza di Banksy e la sensibilità introspettiva di Steve McCurry. Foto grandi come ponti, veloci come treni, spezzettate come muri di mattoni, grazie alla tecnica di incollare delle tele fotografiche gigantesche sui supporti più inconsueti. Occhi, visi e corpi di donna colorano i ponti lungo la Senna e le strade di Bruxelles, ma anche le baraccopoli africane, i villaggi galleggianti in Cambogia, persino le favelas brasiliane, dando vita ad un carnevale fisionomico chiamato “Women”, l’ultimo spettacolo itinerante di JR. Il soggetto indiscusso è la donna e l’idea è quella di celebrare la forza, il coraggio e la dignità di quelle che vivono in luoghi dove la discriminazione sessuale non dà tregua. Nemmeno in momenti di pace. Uno degli scatti più belli è incollato sul fondale di una piscina di un albergo in Monrovia. “Liberia, la modella”, dice JR, “ha versato tante lacrime che sarebbero state sufficienti a riempirla”.
Sebbene JR dichiari di non avere obiettivi politici, di certo le sue opere hanno avuto delle importanti funzioni sociali. Il solo fatto di esporle liberamente per le strade del pianeta attira l’attenzione di chi non frequenta abitualmente i musei o le gallerie. E nei luoghi più pericolosi e poveri del terzo mondo, dove l’arte non esiste, la gente abituata a combattere per sopravvivere scopre la bellezza del superfluo. JR entra dove nessuno può entrare: grazie a un accordo con gli abitanti trasforma la favela Morro da Providência in una gigantesca opera d’arte. Usando un vinile resistente all’acqua per fissare le foto sulle case, ne rende impermeabili i tetti, donando, assieme al bello, delle notti meno umide. A Rio de Janeiro JR fonda in seguito un centro culturale, dove i suoi seguaci delle favelas possono esporre le loro creazioni fotografiche. Oggi si sta impegnando a crearne uno simile nella baraccopoli keniota Kibera.
Ma la vera rivoluzione è stata una mostra precedente a “Women: Face 2 Face”, svoltasi in Israele nel 2007. Le foto, che ritraevano un rabbino, un prete ed un imam con facce smorfiose, sono state incollate a Ramallah, a Tel Aviv e addirittura sul muro di cinta che separa il paese dalle zone palestinesi. Gli esperti dicevano che sarebbe stato impossibile. E, proprio per questo, lui l’ha fatto. Con l’obiettivo di mettere i litiganti “faccia a faccia” e dimostrargli che in fondo sono molto simili, che sembrano dei gemelli separati alla nascita: diversi ma uguali.
Non si tratta di cambiare il mondo ma, a volte, lo scoppio inatteso di una risata in un luogo tanto difficile aiuta a credere che sia possibile. Si tratta di fare dei piccoli passi. Anche se JR è stato arrestato, grazie a questa mostra il rabbino e l’imam alla fine sono diventati amici e hanno viaggiato insieme in Europa: a Ginevra, dove hanno incollato le loro foto, e a Parigi, dove si sono esibiti in prediche a due voci. Il fotografo ha promesso che, dopo “Face 2 Face”, presto tornerà per fare “Hand in Hand” (“mano nella mano”).
Dalle bidonville africane alle favelas sudamericane, dalle palafitte del sud est asiatico ai muri di importanti capitali europee, la sua arte appare dove non era stata invitata. In seguito, le sue opere vengono trasportate a New York, Berlino, Londra e ultimamente vendute a cifre interessanti. Con una certa fama arrivano i soldi ma JR assicura che non si monterà la testa: “Se osservate il mio lavoro, vedrete che è cresciuto man a mano che cresceva il valore delle mie opere alle aste. Non sto diventando ricco e non mi sto comprando una bella casa: quando vai in questi posti e stai con queste persone, non ci pensi nemmeno a diventare ricco. Penso sempre a come possiamo fare di più con questi progetti. Tutto il denaro alimenta il mio lavoro a venire”.

Nell’epoca della Street Art, strade, paesaggi e angoli nascosti diventano possibili musei. JR, un venticinquenne parigino di sangue tunisino e mediorientale, espone le sue fotografie iperboliche a cielo aperto, nelle zone più povere del pianeta, apportando bellezza dove di bellezza ce n’è davvero poca.L’artista, che come la maggioranza dei writer non rivela il suo nome, sia per la natura illegale delle sue affissioni, sia perché (secondo parole sue) “nome e cognome non aggiungerebbero nulla”, ha iniziato da adolescente proprio con i tag ed i graffiti. È stata  una macchina fotografica lasciata incustodita su una metro parigina a fare da “galeotta” nella sua storia d’amore con la fotografia. Una lunga storia d’amore coronata dal successo di “Ladj Ly” – sintesi delle rivolte del 2004 nelle periferie parigine e opera più conosciuta di JR – che ritrae un giovane nero mentre impugna una telecamera come fosse un fucile, tenendo sotto tiro chiunque si fermi ad ammirare la foto.
Oggi JR è un fotografo ibrido che lascia il segno in giro per il mondo, con l’irriverenza di Banksy e la sensibilità introspettiva di Steve McCurry. Foto grandi come ponti, veloci come treni, spezzettate come muri di mattoni, grazie alla tecnica di incollare delle tele fotografiche gigantesche sui supporti più inconsueti. Occhi, visi e corpi di donna colorano i ponti lungo la Senna e le strade di Bruxelles, ma anche le baraccopoli africane, i villaggi galleggianti in Cambogia, persino le favelas brasiliane, dando vita ad un carnevale fisionomico chiamato “Women”, l’ultimo spettacolo itinerante di JR. Il soggetto indiscusso è la donna e l’idea è quella di celebrare la forza, il coraggio e la dignità di quelle che vivono in luoghi dove la discriminazione sessuale non dà tregua. Nemmeno in momenti di pace. Uno degli scatti più belli è incollato sul fondale di una piscina di un albergo in Monrovia. “Liberia, la modella”, dice JR, “ha versato tante lacrime che sarebbero state sufficienti a riempirla”.
Sebbene JR dichiari di non avere obiettivi politici, di certo le sue opere hanno avuto delle importanti funzioni sociali. Il solo fatto di esporle liberamente per le strade del pianeta attira l’attenzione di chi non frequenta abitualmente i musei o le gallerie. E nei luoghi più pericolosi e poveri del terzo mondo, dove l’arte non esiste, la gente abituata a combattere per sopravvivere scopre la bellezza del superfluo. JR entra dove nessuno può entrare: grazie a un accordo con gli abitanti trasforma la favela Morro da Providência in una gigantesca opera d’arte. Usando un vinile resistente all’acqua per fissare le foto sulle case, ne rende impermeabili i tetti, donando, assieme al bello, delle notti meno umide. A Rio de Janeiro JR fonda in seguito un centro culturale, dove i suoi seguaci delle favelas possono esporre le loro creazioni fotografiche. Oggi si sta impegnando a crearne uno simile nella baraccopoli keniota Kibera.Ma la vera rivoluzione è stata una mostra precedente a “Women: Face 2 Face”, svoltasi in Israele nel 2007. Le foto, che ritraevano un rabbino, un prete ed un imam con facce smorfiose, sono state incollate a Ramallah, a Tel Aviv e addirittura sul muro di cinta che separa il paese dalle zone palestinesi. Gli esperti dicevano che sarebbe stato impossibile. E, proprio per questo, lui l’ha fatto. Con l’obiettivo di mettere i litiganti “faccia a faccia” e dimostrargli che in fondo sono molto simili, che sembrano dei gemelli separati alla nascita: diversi ma uguali. Non si tratta di cambiare il mondo ma, a volte, lo scoppio inatteso di una risata in un luogo tanto difficile aiuta a credere che sia possibile. Si tratta di fare dei piccoli passi. Anche se JR è stato arrestato, grazie a questa mostra il rabbino e l’imam alla fine sono diventati amici e hanno viaggiato insieme in Europa: a Ginevra, dove hanno incollato le loro foto, e a Parigi, dove si sono esibiti in prediche a due voci. Il fotografo ha promesso che, dopo “Face 2 Face”, presto tornerà per fare “Hand in Hand” (“mano nella mano”).
Dalle bidonville africane alle favelas sudamericane, dalle palafitte del sud est asiatico ai muri di importanti capitali europee, la sua arte appare dove non era stata invitata. In seguito, le sue opere vengono trasportate a New York, Berlino, Londra e ultimamente vendute a cifre interessanti. Con una certa fama arrivano i soldi ma JR assicura che non si monterà la testa: “Se osservate il mio lavoro, vedrete che è cresciuto man a mano che cresceva il valore delle mie opere alle aste. Non sto diventando ricco e non mi sto comprando una bella casa: quando vai in questi posti e stai con queste persone, non ci pensi nemmeno a diventare ricco. Penso sempre a come possiamo fare di più con questi progetti. Tutto il denaro alimenta il mio lavoro a venire”.

01-favela-“Morro-da-Providência”-(Rio-de-Janeiro)

favela Morro da Providência. Rio de Janeiro