foto di Sonia Hita

A maggio, o a settembre, Formentera non è un’isola fuori stagione, Formentera è un’isola fuori dal tempo. La prima volta che sono scesa dall’aliscafo ho capito immediatamente che quei passi stavano calpestando una terra in un’altra dimensione, dalla quale, per un misterioso senso di appartenenza, sono stata totalmente rapita.

Da quella dimensione molti altri non ne sono più usciti, tanto da trascorrerci sei mesi l’anno, lasciando i loro paesi per andarci a vivere, svolgendo attività soprattutto legate al turismo che invece a luglio e ad agosto arriva a stravolgere quel Paradiso. I primi a scoprirlo furono gli hippie che, giunti dalla Germania negli anni Sessanta, trasformarono “l’isola dei gechi” in un’oasi lontana dal consumismo dilagante, che permetteva di vivere a stretto contatto con una natura particolarmente aspra e selvaggia, ancora oggi infatti area protetta dal WWF.

L’approdo di questi “conquistadores” ha lasciato un’impronta indelebile non solo sulle meravigliose spiagge (la maggior parte della quali nudiste), ma anche in molti locali pubblici, che prima dell’arrivo degli italiani erano anche gli unici, e soprattutto nel pittoresco mercatino hippie. Esso ha luogo sulla piazzetta di El Pilar della Mola, un borgo presente sull’altopiano in direzione del faro più alto, ove l’isola, lunga ventitre chilometri, finisce improvvisamente con una scogliera a picco sul mare, popolata da numerosissimi albatros.

La piccola piazza è caratterizzata da un pavimento in mosaico colorato dove, al centro, è disegnata un’immensa stella marina azzurra. Tutti i mercoledì e le domeniche pomeriggio, da giugno a ottobre, il caratteristico pavimento viene ricoperto da una cinquantina di bancarelle colorate, dove si possono comprare prodotti di artigianato tradizionale. Anche se di tradizionale, fondamentalmente, a Formentera c’è l’incontro di svariate culture, perciò la bigiotteria, i dipinti, la ceramica e i vestiti sono tutti rigorosamente fatti a mano da artigiani nati nei paesi più disparati, pur essendo per la maggior parte spagnoli, tedeschi e francesi. L’unico spazio del mercatino che viene lasciato libero è la stella, sopra alla quale artisti di vari generi (oggi soprattutto rock, blues e jazz)  e nazionalità svolgono le loro performance musicali o danzanti. Tutto ciò in perfetta armonia con le tradizioni folcloristiche dell’isola che riguardano, oltre agli abiti caratteristici, proprio la musica e la danza, completando così un quadro davvero magico per chi ha la fortuna di trovarcisi dentro.

E trovarcisi dentro significa realmente entrare a farne parte, respirando, oltre la tiepida brezza proveniente dal mare, l’antico spirito dell’isola e quello di tutti i personaggi che ancora, ognuno a suo modo, lo animano e raffigurano in modo immortale. Ciò che a mio avviso fa di questo un mercato unico al mondo è la sua intrinseca natura, che lo trasforma in un viaggio nel viaggio, che auguro a tutti di fare almeno una volta nella vita.