di Francesco Blasilli
foto di Gianluca Colla | gianlucacolla.it

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Cornetto continua a invitare tutti coloro che amano le emozioni intense e travolgenti a partire insieme al motto di ENJOY THE RIDE. LOVE THE ENDING: se ti godi ogni momento del viaggio, amerai ancora di più il tuo finale! Un viaggio sorprendente e pieno di emozioni che per quest’anno volge al termine concludendosi in Toscana, tra storia e fantasia nell’Abbazia di San Galgano.

Chissà quante volte avrete visto La spada nella roccia, il celeberrimo cartone animato di Walt Disney. Da bambini prima, con figli e nipoti poi. E anche da soli, perché per certi sogni non c’è maietà. Ed è inutile negare, ogni volta avete trattenuto il fiato mentre Semola provava a estrarla e i vostri occhi saranno stati inevitabilmente lucidi ogni volta che la spada splendeva finalmente verso il cielo. Ma sicuramente in pochi la spada nella roccia l’avranno vista in carne e ossa. Pardon, in metallo e roccia.

Perché la spada nella roccia esiste davvero ed è molto più vicino di quando pensiate. Si trova in un posto bellissimo, in provincia di Siena, dove tra agriturismi, vigneti e splendidi centri storici c’è anche un luogo magico, l’Abbazia di San Galgano. Certo, nessuno dice che il film della Disney prenda spunto da questa Abbazia (anche perché ce n’è un’altra di spada nella roccia, a Rocamadour, in Francia), ma nei cartoni animati e nelle storie di magia possiamo immaginare tutte le trame che vogliamo. E quella dell’Abbazia di San Galgano è una di quelle storie in cui ci fa bene credere, perché mescola magia e verità.La storia del Cavaliere Galgano Guidotti, che nel lontanissimo 1180, proprio alle pendici del Montesiepi, ebbe la visione dell’arcangelo San Michele che gli parlò di pace e serenità. A lui che di professione si occupava di guerra. E come in tutte le leggende, con fare teatrale, Galgano scese dal suo cavallo bianco, ripensò alle tante battaglie combattute e scelse di cambiare strada: diventò un eremita. Prima,però, doveva sbarazzarsi della sua fedele compagna di vita, dellavecchia vita: la spada. La prese, la piantò nella roccia e vi s’inginocchiòdi fronte a pregare. Dopo la sua morte, avvenuta cinque anni dopo, iniziò il processo di canonizzazione e divenne santo.
Con un po’ di nazionalismo – che poco ha a che fare con le leggende – ci piace pensare che altre storie magiche presero l’abbrivo da Galgano. Perché la sua spada è precedente a quella di Excalibur e il suo nome ricorda molto quello di Galvano, uno dei cavalieri della tavola rotonda di Sir Gawain. Impossibile? Forse, ma in magia tutto vale. E infatti c’è chi dice che quando crollò il soffitto dell’abbazia (nel XVIIIsecolo a causa di un terremoto) non venne mai ricostruito come scelta architettonica, ma anche come omaggio al quindi uscimmo a rivederle stelle del sommo poeta Dante. Anche perché pensare che siano le stelle a fungere da tetto aiuta ad alimentare la fantasia, a volare finoa Rosslyn, vicino a Edimburgo, dove sul soffitto ci sono dipinte delle stelle. E proprio vicino alla cappella c’è un’altra chiesetta, anch’essa dei Templari, che non ha copertura: che sia un nesso magico con l’Abbaziadi San Galgano?
Sicuro magica è Rosslyn Chapel, se non altro perché lì hanno girato il finale del Codice da Vinci, che non sarà una pietra miliare della nostra infanzia come La spada nella roccia, ma è stato comunque un successo. Perché la magia piace a tutti. Anche ai burloni (o imbecilli) che a distanza di anni, la prima volta negli anni Sessanta e la seconda nel 1991, provarono a emulare Semola e nel tentativo di alzare la spada al cielo la spezzarono entrambe le volte. Esiste un magico filo di cretineria tra i due? Probabilmente sì. Ma insomma, voi sapreste resistere alla tentazione di sollevare la spada? Io no. E non ha resistito neanche l’esercito dei sospettosi che asseriva che sotto la roccia non ci fosse veramente la lama. Così nel 2001 è stata compiuta un’ispezione che ha svelato l’arcano: sì, la lama c’era davvero.
Ma, in fondo, cosa sarebbe cambiato? A Siena o in Francia, tra le stelle dipinte nella cappella di Rosslyn o dentro una casa di periferia, quello che conta è solo la storia che ci siamo costruiti nella nostra testa, è la luce che sprigiona la spada nel cartone di Disney che a vederlo adesso – e a confrontarlo con le immagini in 3D – sembra quasi medievale. E forse proprio per questo continua a rapire l’attenzionedi persone di ogni età. Se non è magia questa.

 

Francesco Blasilli scrive per vocazione, per passione e per necessità. Ha lavorato in vari giornali e adesso ne ha fondato uno tutto suo il quotidiano online RomaPost. Ha un blog su Huffington Post e nel 2008 ha scritto un romanzo “C’è una luce che non si spegne mai”, ispirato ma non troppo al delitto di Cogne.
Twitter: @BlasoF
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