È crollato da più di vent’anni ma lo si sente ancora respirare. Come quei fantasmi nostalgici che non riescono ad abbandonare la vita terrena e rimangono incastrati nelle loro dimore, per sempre. O semplicemente come quei ricordi – belli, brutti, drammatici o divertenti – che la mente sceglie di conservare, e che ci accompagnano per tutta la vita, sbucando quando meno te l’aspetti. Il muro di Berlino è così. Onnipresente e costante persino quando non lo vedi, spunta all’improvviso nei luoghi più impensabili.

Come per esempio nel Mauerpark (letteralmente “parco del muro”), a Prenzlauer Berg, dove l’aria è allegra e gioiosa soprattutto nelle domeniche di bel tempo, nonostante si tratti di un luogo di memoria. In un ambiente semplice e underground, tedeschi e stranieri passeggiano tra le bancarelle del mercatino vintage con passo lento e occhi stanchi, ancora un po’ storditi dal sabato elettronico della capitale. Per rimettersi in forze basta fermarsi a uno dei tanti stand che servono spremute d’arancia fatte sul momento o, se si vuole essere più originali, andare dalle due ragazze armate di martello che vendono cocchi freschi dotati di cannucce. Perché poi da vedere c’è davvero tanto: abbigliamento hip nuovo o usato, vintage originale, oggetti artigianali, frutta e marmellate biologiche, spezie di tutti i tipi, elettrodomestici (spesso non in ottime condizioni ma anche loro molto vintage), stand di cibo etnico, persino delle spiaggette artificiali allestite tra una bancarella e l’altra.

Ma la punta di diamante del parco è il “Bearpit Karaoke” che si svolge nell’anfiteatro di pietra vicino al mercatino e che ogni domenica attira almeno mille persone. I partecipanti cantano seguendo i testi su un piccolo computer portatile pieno di basi per il karaoke, la musica si diffonde grazie a due casse potentissime e il pubblico impazzisce, incitando e deridendo gli impavidi concorrenti. Le risate sono contagiose e l’energia che si sprigiona è positiva.

Finché non lo scorgi tra gli alberi: è un resto del muro che confinava con la Berlino Est, quello costruito in un secondo momento per rendere ancora più difficili eventuali fughe. Nonostante i colori sgargianti dei graffiti, come un’ombra malvagia ti ricorda che non molto tempo fa il Mauerpark era un segmento della “striscia della morte”. Ti ricorda che, nella ricerca disperata di una vita, in centinaia lo scavalcavano, per essere poi fucilati o, peggio ancora, per vagare in quel limbo infernale tra i due muri finché non morivano di fame.

E il muro è lì per questo. Perché nessuno deve dimenticare.

Cerco di scacciare la malinconia e decido di andare a vedere un altro mercato. Mi sposto nel Friedrichshain, centro vibrante della Berlino Est, più precisamente nel “Kiez” (in italiano si potrebbe tradurre con “piccola zona alternativa”) intorno a Simon-Dach-Strasse, una via costellata di ristorantini, bar e locali stravaganti e di tutti i tipi, paragonabile alla Brick Lane londinese, al Quartier Latin parigino o al Pigneto romano.

Come il muro, la musica è ovunque, a Berlino. Nei negozi, per le strade, nei locali, lungo il fiume. È anche qui al mercatino delle pulci di Boxhagener Platz, il più romantico e autentico della città, dove musicanti di strada allietano anche le compere più frenetiche con vere e proprie orchestre. La forma circolare della piazzetta – detta “Boxi Platz” – è perfetta per i mercati e permette ai visitatori di vedere tutte le bancarelle facendo un solo giro della piazza. Il parco giochi è sempre pieno di bambini, come del resto lo è tutta Berlino perché, pensate, in Germania esistono i sussidi economici per chi fa figli, e gli asili sono ben organizzati oltre che molto numerosi (e, udite udite, questi privilegi valgono anche per gli stranieri!).

Insomma, musicanti, bambini, designer locali con le loro creazioni, collezionisti che si vogliono sbarazzare delle loro paccottiglie, venditori di libri, cd o – ancora meglio – vinili usati, e tanti giovani e studenti, i nuovi residenti di questo rione dell’ex est berlinese. Tra le bancarelle spiccano senza dubbio quelle degli artisti, tedeschi e stranieri, come ad esempio Mateo Dineen (mateo-art.com) e Johan Potma (johanpotma.com). Californiano il primo e olandese il secondo, creano mondi inventati e surreali e, oltre ad avere una loro galleria (la Zozoville Gallery, sempre nel Friedrichshain), continuano a partecipare ai mercatini delle pulci, così vivi e aggreganti a Berlino.

Seguo anch’io il movimento lento della folla mentre le note classiche dell’orchestra di strada accompagnano le ultime ore di questo pomeriggio leggero e sospeso. Tra poco, con i primi accenni del buio, suoni elettronici si diffonderanno ovunque per fare da colonna sonora alla notte, fino alle prime luci dell’alba. This is Berlin.