Lolita

di Vladimir Nabokov
Anno: 1955
Editore: Adelphi
Euro: 10,00
Pagine: 395

Russo d’origine ma americano d’adozione, Vladimir Nabokov viene giustamente considerato il padre del post modernismo americano. Il suo romanzo più famoso, Lolita, è un viaggio per la provincia statunitense del dopo guerra. E’ tante soste in squallidi motel, a caccia di statue e monumenti, sfuggendo alla polizia, alla ricerca di una sensazione infantile non compiuta che crea nel protagonista traumi irreparabili. La ninfetta più famosa dello schermo è il tragico specchio della precocità preadolescenziale contemporanea.



Disturbo della quiete pubblica

di Richard Yates
Editore: Minimum fax
Anno: 1975
Euro: 10,00
Pagine: 285

Per fortuna c’è Yates, che con i suoi drammi ci trascina fino al limite estremo delle esperienze umane, si ricopre di fango per noi e, soffocandoci dentro, ci purifica.
I suoi libri sono a un senso solo. Non c’è liberazione, né lieto fine. È l’ineluttabile capitolazione dell’uomo fino all’autodistruzione. A metà racconto c’è uno spiraglio, una luce, un momento di positività attraversato dal protagonista, ma non v’illudete: serve a rendere la caduta più spettacolare, il tonfo più forte.
Ci presenta il personaggio quando ormai è troppo tardi. È già andato.
E noi riusciamo ugualmente ad affezionarci.



Di cosa parliamo quando parliamo d’amore
di Raymond Carver

Editore: Minimum fax
Anno: 1981
Euro: 12,00
Pagine: 151

Maestro indiscusso del minimalismo americano, con i suoi racconti ci inserisce in medias res nelle vite dei protagonisti, americani medi, che non hanno bisogno d’introduzione. Nelle loro esistenze il dramma è già in atto: la realtà stessa. La situazione è comune: il disagio. Familiare o lavorativo. Solitudine o vuota compagnia. La soluzione è la stessa: l’alcol. Diciassette racconti sulla provincia americana che ci conducono attraverso l’irreversibilità del declino dell’essere umano fino alla rovina della società. Non c’è via di scampo: questa è l’america oggi!

Nel 1993 Altman traduce i racconti di Carver nel film “Short Cuts”, leone d’oro al festival di Venezia come miglior film.



Considera l’aragosta
di David Foster Wallace

Editore: Einaudi
Anno: 2006
Euro: 15,50
Pagine: 382

Se ci fermassimo a pensare alla sofferenza dell’aragosta bollita viva, crollerebbero le deboli basi dell’esistenza contemporanea. Wallace lo ha fatto per noi. L’autore di “Infinite Jest”, romanzo fondamentale del XX secolo, affronta il fardello delle contraddizioni made in U.S.A., dall’industria del porno (saggio che ogni donna dovrebbe leggere per far pace con l’universo maschile) a McCain, anticandidato alle elezioni presidenziali del 2000; dalla sagra dell’aragosta nel Maine ad una lezione su Dostoevskij che fa venire voglia di rileggerne i libri.

Ultimo grande rappresentante del post modernismo statunitense, Wallace è il tragico simbolo del prodotto americano. Genio ironico nei testi, non sostiene il peso della sua conoscenza. La scelta di morire è il suo racconto finale, riflesso del disagio.