di Fulvio Benelli | luogo.org
foto di Filippo Barbieri | iloyoli. net


Ayahuasca. Esperienza mistica eppure di fondamentale importanza per il futuro sociale dell’uomo. Perché fin tanto che non sapremo come guardarci dentro, non saremo in grado di cambiare il mondo fuori.
La prima volta è stata in un casale in provincia di Reggio Emilia, nella settimana di Natale di tre anni fa. A dirigere la sessione era Adrian, un polistrumentista britannico che a prima vista, per via della barba, mi sembrò nientemeno che Dio in persona, quello di Michelangelo nella Cappella Sistina. Capii di essere nel posto giusto. Eravamo circa quaranta, disposti a spirale, tutti vestiti di bianco. Eravamo lì per brillare. Poi c’è stata Assisi, l’epicentro della dottrina in Italia. Casa Regina della Pace è il luogo perfetto. La campagna umbra, ricca di frutti e pettinata, la luce ben temperata, è uno scenario che aiuta il lavoro interiore. Qui a dirigere c’è Tiziana, la prima fardata d’Europa. Il solo incontrarla vale il viaggio. La lezione ancora viva di San Francesco fa il resto.
Infine – coronamento di un percorso non solo metaforico – il Brasile. Ho bevuto al confine tra Mato Grosso e Amazzonia, dove questa storia è iniziata, quasi cento anni fa. Prima c’erano solo gli sciamani.
Il curatore decideva se ammetterti al viaggio, e nel caso dovevi attaccarti saldamente alla scia della sua prua.
NEGLI ANNI ‘30 DEL SECOLO SCORSO UN UOMO ANALFABETA, ALTO DUE METRI, FIGLIO DI SCHIAVI AFRICANI, FU SPEDITO TRA GLI ALBERI DELL’AMAZZONIA A LAVORARE IL CAUCCIÙ. LÌ INCONTRÒ LA SOSTANZA CHE VENIVA E VIENE CHIAMATA LA LIANA DEGLI SPIRITI.
La bevanda che gli venne offerta era, infatti, un decotto ricavato dalla bollitura di una liana e di una foglia, attraverso un procedimento lungo e scrupoloso che coinvolge i quattro elementi. L’acqua. L’aria. La terra. Il fuoco.
Sotto l’effetto dell’ayahuasca all’uomo apparve la Regina della Foresta, quella che per gli occidentali è la Vergine Maria. Fu lei in persona a dirgli di fondare una Chiesa, per permettere agli uomini di ogni dove di riunirsi e bere il sangue di Cristo. L’uomo obbedì. Il suo nome è Raimondo Irineu Serra e oggi è venerato da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che si riferiscono a lui come al Mestre. Il maestro. Irineu Serra è scomparso nel 1971. Nel cuore della foresta ha composto (anzi, gli sono stati rivelati) 132 inni che per i suoi seguaci sono il terzo testamento. Un testamento in cammino che è arrivato fin qui e nel resto del mondo, in questo preciso momento. Intorno all’assunzione di ayahuasca è sorto negli ultimi anni un vero e proprio culto, quello del santo Daime, che in portoghese significa dammi. I partecipanti infatti cantano “dammi forza, dammi luce, dammi amore” e quando i conquistatori li udirono per la prima volta diedero alla disciplina questo nome. Daime. Da quel momento antropologi, chimici e studiosi di varie discipline hanno analizzato il rito e la sostanza in ogni suo aspetto. Si è appreso che l’effetto ha a che fare con la DMT, una sostanza che l’essere umano produce naturalmente nella ghiandola pineale, come la melatonina e la serotonina. In gergo tecnico, è una sostanza endogena. AFFLUSSI MASSICCI DI DMT AVVENGONO SPONTANEAMENTE ALLA NASCITA. DURANTE I SOGNI. E NEL MOMENTO DELLA MORTE. In breve, il principio attivo dell’ayahuasca è un inibitore che evita la degradazione naturale della DMT nello stomaco e gli permette dunque di agire in tutta la sua forza. È per questo motivo che, sebbene le autorità di molti Paesi abbiano provato a bandirla, nessuno è riuscito a proibire il culto dell’assunzione di ayahuasca. Lo scienziato Terence McKenna sostiene che la dimetriltriptamina non sia una molecola pericolosa per la salute, a meno che uno non muoia dallo stupore. Non vi racconterò gli effetti della liana su di me, perché non riuscirei. Mi capirete. Se chiamati a compierli, certi viaggi si possono fare solo di persona. Quello che posso dire però è che, tomando Daime, ho appreso l’importanza del corpo. Sì, certo, è la mente che permette l’estasi del viaggio spalancato, per molti una vera e propria esperienza mistica di ascesa al divino. Ma quello che entra nella corrente che si genera tra le persone mentre cantano e ballano a ritmo delle maracas – come prevede il rito – è il corpo. È il suo lavoro che consente ai piani superiori di fondersi con le molecole della Creazione e divenire pura energia. Ma per giungere fin là, il corpo deve imparare a conoscersi e disciplinarsi. Mollare molti pesi. E noi dobbiamo riallinearci per ricevere le energie più sottili che sono presenti nell’atmosfera ma che non siamo capaci di assimilare senza uno sforzo cosciente. Per cambiare di frequenza, è richiesto un tipo d’attenzione mai praticato perché sconosciuto. L’AYAHUASCA SI RIVELA UN PREZIOSO ALLEATO NELL’APPRENDIMENTO, ANZI È IL MAESTRO. A PATTO CHE CI DISPONIAMO ALLA COLLABORAZIONE.
Il corpo sa collaborare meglio della testa che è il continente dove l’Ego detta le regole della sua tirannia e non vuole rogne. Prova a interferire in ogni modo, perché è spaventato. Ha paura di volare. Se ci affidiamo al corpo, scopriamo che è un genio. Fa la maggior parte delle attività che rendono possibile la nostra vita, senza che noi ci arrechiamo il minimo disturbo per cooperare. Cose come respirare, intendo. Il corpo ha un senso del servizio e una responsabilità nei nostri confronti che commuovono. Non lo contraccambiamo mai abbastanza. Nel rito del Santo Daime, come nella meditazione, scopriamo che è possibile espandere questo corpo, arrivare a formarne uno di quaranta, cinquanta, duecento persone. Un corpo capace, perché plurale, di aprirsi a una corrente che guarisce e fortifica. Un’esperienza talmente intensa che invoca spesso devozione, convertendo di centottanta gradi l’individualismo della personale vanagloria. Una volta esperito infatti, ci viene voglia di formare un corpo ancora più grande con i regni animale, vegetale e minerale. Fino a voler afferire al corpo del Mondo. E nel cammino, ci spogliamo sempre più di noi stessi, per riempirci dell’altro e dell’Altro fino a smarrire i confini. È come la compassione dei Buddisti: nulla è loro estraneo. Così come a noi riguarda contemporaneamente il dolore di una spalla e quello di un ginocchio, perché ci appartengono entrambi ed entrambi vanno compresi e curati. Mestre Ireneu Serra diceva che noi ci apparteniamo tutti. Siamo tutti la stessa Famiglia e stiamo tornando a casa.