Durante la seconda guerra mondiale, alcune città europee furono dichiarate aperte dalle forze in campo. L’esercito nemico lasciava così la possibilità agli occupanti di abbandonare il centro abitato, evitando di distruggere completamente il patrimonio storico e artistico (promessa in realtà raramente mantenuta). Tra le città aperte di quegli anni: Roma, Firenze, Parigi, Atene. Milano non fu mai dichiarata “città aperta”. Forse anche per questo motivo il monte Stella, simbolo della ricostruzione milanese del dopoguerra, nacque proprio dalla necessità di sotterrare un milione di quintali di macerie recuperate in seguito ai bombardamenti anglo-americani.

Il testo sopra citato è ripreso dal Manifesto scritto più di cinque anni fa dai fondatori del MiCiAp, il magazine online nato per raccontare Milano attraverso le immagini. Eredi della tradizione del fotogiornalismo d’inchiesta nato grazie alla Magnum negli anni ’50 e consapevoli della ricerca sociale e artistica delle avanguardie del Novecento, MilanoCittàAperta – Journal of Urban Photography si inscrive all’interno del cammino della Fotografia con lo sguardo (e l’obiettivo) rivolti verso il futuro. Desiderosi di discendere nella realtà, liberarne i segreti, utilizzare il gesto fotografico per concretizzare l’azione vissuta in prima persona, Nicola Bertasi insieme a Alfredo Bosco e altri ragazzi chiusi in un appartamento del Ticinese dichiarano così finalmente Milano “città aperta”, con l’intento di far conoscere e quindi anche cambiare uno spazio urbano fatto di storie e persone.

Sabato primo novembre MilanoCittàAperta ha celebrato il suo quinto compleanno a Macao (viale Umbria 64, Milano) fino a notte fonda con un programma ricco di eventi. L’anniversario è stata l’occasione per riunire le immagini di cinquanta fotografi che mostrano su carta la storia di un progetto che racconta Milano e le sue narrazioni.

Per continuare questa avventura, per continuare a raccontare una Milano che spesso non si vede, per continuare a sostenere il progetto di MiCiAp anche una piccola donazione di cinque euro può essere vitale per fare in modo che la campagna di crowdfunding sia un successo. 

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