C’era una volta un tempo in cui Moda e Italia erano sinonimi, in cui lo stile era prettamente Made in Italy, in cui lusso ed eleganza volevano dire Gucci, Armani, Versace e chi più ne ha più ne metta.

Cosa è successo poi? Che tutto si è fermato, che oggi ciò che abbiamo sono ancora questi grandi nomi che sovraffollano passerelle e pagine di riviste patinate da diversi decenni oramai.

Nel frattempo città come Londra, New York e Berlino hanno dato spazio ai designer emergenti, sono andate avanti senza fermarsi e senza guardarsi indietro. I giovani che vogliono un futuro nel mondo della moda non sognano più Milano, vanno a Londra e si iscrivono alla Central St. Martins. Il Made in Italy, il terzo marchio più famoso al mondo dopo Coca Cola e Visa, rischia di perdere il suo significato più importante. A chi interessa se l’etichetta di una giacca di Alexander Wang riporta la scritta Made in China?

D’altra parte, in questo alquanto triste scenario, qualcosa di interessante spunta fuori. Uno dei nomi giovani che si sono affermati in Italia negli ultimi anni è quello di Delfina Delletrez Fendi. Si, Fendi. Se lavorare nella mondo della moda è difficile e oltre al talento richiede tanta, tanta fortuna, possiamo affermare con certezza che la talentuosa enfant prodige di casa Fendi non ha avuto bisogno di questo magico elemento. Figlia di Silvia Venturini Fendi e del gioielliere francese Bernard Delletrez, quando Delfina ha annunciato il lancio della propria linea di gioielli la decisione è sembrata forse la più ovvia e scontata. Cresciuta a suon di pietre preziose nel negozio romano del padre, il logo che ha scelto per la propria linea è stato disegnato per Bernard da Karl Lagerfield negli anni ’80 e la sua prima collezione è stata presentata nel 2007 con un grande evento organizzato al concept store parigino Colette. Oggettivamente, quanti designer emergenti possono fare lo stesso? Detto ciò, non bisogna neanche pensare che Delfina non meriti tutto questo.

La più giovane di casa Fendi crea, dalla tenera età di vent’anni, pezzi di gioielleria dal sapore gotico – romantico, a volte quasi inquietanti. Lei stessa afferma di non creare gioielli tradizionali, le sue creazioni sono destinate a donne forti con un grande senso dell’umorismo. La sua collezione “My World” è stata ispirata dal calendario Maya, che prevede per il 2012 la celebrazione della rinascita del mondo. I pezzi includono orecchini che portano il messagio “2012 is now”, simboli tradizionali Maya, ragni e rane. E ovviamente teschi, un leitmotiv costante nei lavori di Delfina. Non soddisfatta, la giovane designer ha presentato una capsule collection in collaborazione con Giuseppe Zanotti. “Watch your step”, “Face to Face”, “Handle with care”, “Hold on”, “Finger Foot”: cinque ironici nomi per cinque scarpe che combinano l’artigianalità e la qualità di uno dei più grandi designer italiani con lo stile irriverente della collezione “Anatomik” di Delfina.

A tre anni dal suo debutto ufficiale nel mondo del lusso la giovane designer è già alla sua quinta collezione e molte cose sono cambiate nella sua vita, a livello professionale ma anche, forse soprattutto, personale. Delfina ha aperto il suo primo store a Roma, a pochi passi da Piazza Navona, un piccolo negozio arredato con i mobili di una farmacia del XIX secolo che donano al posto un’atmosfera quasi stregata, assolutamente coerente con lo spirito dei suoi gioielli. Ma, soprattutto, è diventata mamma e questa importante rivoluzione della sua vita privata ha ovviamente influenzato il suo lavoro, regalando una nuova dolcezza alle sue creazioni scure e gotiche. Essere la “figlia di” l’ha sicuramente aiutata nel suo percorso lavorativo, ma la giovane creativa è stata comunque in grado di affermare la propria personalità indipendentemente dal suo ingombrante cognome e di stupire e affascinare con ogni collezione.

Parlando in generale, i designer emergenti non hanno vita facile. Spesso talento e anni di studio non bastano, la fortuna a volte manca e nella grande maggioranza dei casi purtroppo non si può sperare in un background pari a quello di Delfina Delletrez. In Italia bisognerebbe forse impegnarsi a non dimenticare che moda e arte sono stati a lungo il segno distintivo del nostro paese e cercare di coltivare questi settori che ora sembrano sopravvivere solo grazie al passato, avendo ben presente che sono i giovani a poterli far andare avanti.