Istanbul. Provate a pensarci, ad immaginarla. Le strade frenetiche di Sultanahmet, l’atmosfera surreale della cisterna sotterranea, gli innumerevoli minareti, l’imponenza di Santa Sofia. La città turca, erroneamente considerata da molti la capitale, non ha eguali. D’altronde è l’unica città al mondo a trovarsi a cavallo di due continenti. Vi pare poco? L’Asia e l’Europa si incontrano, architettura bizantina e moderna si fondono. Passeggiare per la città vuol dire attraversare culture diverse, incontrare donne che indossano il burqa e ragazze che fanno shopping da Topshop o bevono caffè da Starbucks nel quartiere di Taksim. Se pensate che Istanbul abbia qualcosa da invidiare alle capitali europee vi sbagliate. Qui la tradizione incontra l’avanguardia. Monumento alla modernità è l’Istanbul Modern, museo di arte contemporanea situato nel distretto di Tophane, sul Bosforo, un enorme ex magazzino convertito in tempio della creatività. Fra i vari artisti che espongono, Hussein Chalayan (al secolo Hüseyin Çağlayan), “intruso” nel mondo dell’arte, stilista geniale e visionario. Turco-cipriota di nascita e inglese d’adozione, il versatile designer, che fra l’altro ha rappresentato la Turchia alla 51esima Biennale di Venezia, sfila sulle passerelle europee e riesce a stupire ogni volta. Chalayan ha da poco proposto a Parigi, per la stagione AI 2009/10, una collezione elegante e tecnologica, con mini abiti in neoprene, bustini dai colori shock e stivali in pelle nera alla Pretty Woman, che già si impongono come il “must have” invernale per le fashion victim di tutto il mondo. D’altra parte lo stilista non è un’eccezione, quanto piuttosto la punta di un iceberg, un iceberg di creativi turchi meno conosciuti al grande pubblico ma non per questo meno interessanti. Sicuramente, passeggiando per le strade di Istanbul, non si rimarrà colpiti dallo stile impeccabile dei passanti, ma il motivo non è certo una carenza di boutique o stilisti di tutto rispetto. Ha da poco debuttato sul mercato europeo, dopo essere sbarcata in Giappone, la linea d’abbigliamento Etcetura, delle sorelle Ezra e Tuba Çetin. Queste propongono abiti il cui stile richiama le atmosfere Eighties, ma realizzati in tessuti moderni, elasticizzati, spalmati o in silicone. Istanbul, forse facendosi forza del proprio potere nel tessile, inizia a farsi avanti nel mondo della moda. Se si visita la città per la prima volta e l’obiettivo è fare shopping, non serve una mappa o una guida. Basta perdersi per le vie dei numerosi quartieri, da Taksim a Cukurcuma, da Beyoglu a Levent. È invece nella zona di Nisantasi la boutique della stilista Bahar Korcan, che realizza abiti in Lycra. La designer è conosciuta in tutto il mondo per le sue creazioni, attraverso le quali vuole filosofeggiare e rappresentare l’impatto degli esseri umani sui cambiamenti in atto nel mondo. Nessun colore è scelto meramente per motivi estetici, bensì in base al “significato nascosto”: così il verde rappresenta la speranza, il nero il pessimismo. Insomma, le scelta è vasta e ce n’è un po’ per tutti i gusti. Imperdibile, ovviamente, il centenario Gran Bazar a Beyazit, paradiso in Terra  per qualunque shopaholic che si rispetti: oltre 4000 (quattromila!) fra negozi, stand e bancarelle di ogni genere lo rendono infatti il più grande mercato al coperto del mondo. E se dopo una giornata di shopping frenetico non siete ancora stanchi, la nightlife istanbuliota non vi deluderà. Dopo una cena con vista sul Bosforo illuminato e un brindisi con il raki, le alternative sono tante. D’altra parte questa è la città di Onur Özer, dj/producer che ha contribuito alla nascita della club scene turca. Oggi con la Vakant, etichetta tedesca di Berlino, Onur è stato consacrato maestro del minimal funk. La sua è un’elettronica nuova, a volte aggressiva, spesso folkloristica e dalle influenze arabeggianti. Re indiscusso di una nuova scena, quella di Istanbul, nella sua musica c’è tutta la città, con le sue mille culture ed influenze, punto d’incontro fra Occidente ed Oriente.