foto di Riccardo Malberti

Scendete alla fermata della metro “Hackescher Markt” e avviatevi lungo Rosenthaler Strasse. Pochi metri dopo vi troverete sulla sinistra il “Cafè Cinema”, un posto piccolo, scuro, fuori dal tempo, apparentemente trasandato. Uno dei miei bar preferiti. Non ha nulla di particolare, se non l’atmosfera, che mi permette ogni volta di entrare nello spirito della città tedesca. La fredda capitale, fino a vent’anni fa divisa da un muro, oggi è una delle città più affascinanti e stimolanti d’Europa.

Con i suoi scenari postindustriali e il suo minimalismo, è stata e continua ad essere casa di artisti e designer, e fonte di ispirazione per musicisti – da Lou Reed ai Ramones, passando per il nostro Franco Battiato. D’altra parte non sono certo io a dovervi dire che Berlino è una città creativa. Statistiche ufficiali prevedono che entro il 2015 (si, va bene, sempre che il mondo non finisca nel 2012) la cosiddetta creative class, ufficialmente riconosciuta e supportata dalle istituzioni anche economicamente, arriverà a contare la bellezza di 200.000 persone. Epicentro di questo movimento continua ad essere il Mitte, per quanto i quartieri vicini – primo fra tutti Kreuzberg – si stiano dando da fare. E il quartiere della creatività non può che essere il quartiere della moda. Non sto parlando della moda di Karl Lagerfeld o Jil Sander, tedeschi famosi in tutto il mondo, ma della moda dei designer giovani, dei negozi nascosti che rappresentano le strade, i colori, la gente e le atmosfere berlinesi.

Io personalmente sono stata a Berlino non so quante volte e continuo a non ricordare i nomi delle strade. Non solo perché spesso sono difficili da pronunciare, quanto piuttosto perché solitamente arrivo al Mitte e inizio a vagare senza meta. Fra un giro e l’altro è doverosa una tappa da “Apartment”, negozio che può permettersi di essere assolutamente invisibile (e di aprire a mezzogiorno). Dall’esterno non si vede altro che uno spazio bianco, completamente vuoto, a volte adibito a galleria. Per entrare nel negozio si deve scendere una scaletta a chiocciola, sulla quale fa bella mostra un cartello che invita gentilmente a spegnere macchine fotografiche e cellulari. Al piano inferiore ecco il negozio vero e proprio: nero, con una scelta di designer che spazia da April 77 a Maison Michel. Accanto ad “Apartment” c’è “Cash”, negozio second hand minuscolo e disordinato che vende abiti di designer del calibro di Ann Demelemeester e Martin Margiela: per entrare bisogna suonare il campanello e sperare che all’interno vi sia qualcuno che vi venga ad aprire. Ma è un altro lo store che, a mio avviso, rappresenta alla perfezione l’estetica berlinese: “Darklands”.

In un palazzo che risale all’epoca della Prima Guerra Mondiale, uno spazio senza tempo, con candelabri antichi e candele consumate, vecchie pagine di giornali, vestiti (per lo più neri) appesi lungo le pareti e scarpe di pelle buttate in terra. Ma attenzione, non durerà. Inaugurato a luglio con un party che ha coinciso con la fine della Fashion Week, il negozio seguirà le orme di altri guerrilla store, spostandosi e cambiando location più o meno regolarmente. La gamma di designer è di tutto rispetto, da Carol Christian Poell a Julius, da Boris Bidijan Saberi a Damir Doma. Proprio quest’ultimo è uno dei più rappresentativi designer tedeschi di questa generazione. Nato in Croazia ma cresciuto in Germania, ha concluso i suoi studi a Berlino nel 2004. Dopo aver collaborato con Raf Simons e Dirk Schoenberger, ha lanciato nel 2006 la linea maschile che porta il suo nome e solo un anno dopo ha fatto la sua prima apparizione sulle passerelle parigine. Le sue collezioni sono caratterizzate da materiali semplici e puri, capi oversize che pongono una distanza fra il corpo e gli abiti, silhouette fluide e drappeggiate.

La moda di Damir Doma è semplice e riflessiva. Il designer elimina gli elementi in eccesso e i colori hanno un significato ben preciso: il bianco è la purezza,  il nero la riflessione. E proprio il bianco e il nero sono forse i colori che meglio rappresentano la città tedesca, gli stessi che Hedi Slimane, ex mente geniale di Dior Homme, ha scelto per il suo libro di fotografie intitolato, appunto, Berlin. Una raccolta di intense immagini che immortalano luoghi grigi, ordinari e proprio per questo affascinanti; una generazione di giovani pallidi dall’estetica inconfondibile e impeccabile, pur mantenendo una distanza da tutto ciò che può definirsi glamour. Queste immagini ritraggono semplicemente Berlino.