di Marianna Kuvvet

La moda a Londra è ovunque. Passeggiando durante il weekend per uno qualsiasi dei mercati di East London, da Spitafield a Brodway Market, bisogna farsi largo fra blogger, dai più famosi Facehunter e Pelayo a centinaia di studenti delle rinomate scuole di design della capitale inglese, fotografi e cool hunter improvvisati. Congelando alla fermata dell’autobus ci si può imbattere in Gareth Pugh, e riparandosi dalla pioggia a Hoxton Square scontrarsi con un miserabile e fradicio Henry Holland.  Aspettando il proprio turno dal parrucchiere non si leggono superficiali riviste di gossip, bensì “Tank” o “I-D” che ci vengono gentilmente offerti da ragazze che sembrano uscite da un film anni ‘50. Per quanto a Londra si possa senza dubbio uscire di casa indossando pigiama e pantofole e passare completamente inosservati, a volte sembra che qui la gente non si rilassi mai. La maggior parte delle ragazze che si incontrano per le strade di East London ha un look che riesce a sembrare assolutamente casuale ma che in realtà è perfettamente studiato e i ragazzi in fila da Tesco su Shoreditch High Street sembrano dover indossare una divisa per poter entrare a fare la spesa.

La moda è ovunque. Per le strade, negli outfit dei passanti, sulle pagine delle miriadi di fashion magazine britannici, in mostra non solo nelle vetrine dei negozi ma anche nei musei. Fino al 6 marzo è stata in esposizione al Design Museum una collezione di disegni che ripercorrono la moda illustrata del XX e XXI secolo, da Chanel a McQueen, da Dior a Comme des Garçons. “Drawing Fashion”, questo il nome della mostra, spazia dall’Art Nouveau all’Art Decò, passando dalla Pop Art fino ad arrivare ai nostri giorni, accostando alle illustrazioni filmati, musica e fotografie che permettono di sottolineare lo stile e i cambiamenti sociali e culturali di un secolo.

Passando dalla moda in esposizione nelle stanze dei musei a quella esposta in una ben diversa e più scintillante e probabilmente efficace vetrina, quella di un palco sul quale vengono assegnati dei premi sotto i riflettori e gli occhi attenti del fashion business, a dicembre sono stati assegnati, come ogni anno, i British Fashion Awards. Fin dal 1989 il British Council of Fashion celebra, e premia, il contributo delle creatività inglese alla scena della moda mondiale.

Un premio speciale è stato ovviamente e meritatamente assegnato ad Alexander McQueen, uno degli stilisti inglesi più influenti e innovativi, morto suicida nel febbraio del 2010 a soli quarant’anni e all’apice della sua carriera. Fra gli altri vincitori Phoebe Philo, designer di Cèline, che ha ricevuto l’importante riconoscimento di Designer of the Year, Nicholas Kirkwood Accessory Designer of The Year, poi la modella Lara Stone, Naomi Campbell, Nicola Formichetti, E.Tautz, i brand Mulberry e Burberry. Il premio per il British Style, che ogni anno è assegnato al personaggio ritenuto degno ambasciatore nel mondo dello stile britannico e che sembrava dover appartenere per sempre a Kate Moss, è stato vinto da Alexa Chung.

Due i premi dedicati ai designer emergenti, suddivisi nelle canoniche categorie: l’Emerging Talents Awards for Ready-to-Wear e quello per l’Accessory Design. Il primo dei due riconoscimenti è stato assegnato al duo Meadham Kirchhoff, al secolo Edward Meadham e Benjamin Kirchhoff, i quali hanno fra l’altro collaborato con Topshop realizzando un’esclusiva linea dallo stile vagamente gotico la scorsa estate, e che hanno stupito con una collezione per la stagione AW10-11 ispirata alle atmosfere dell’India e dell’Impero bizantino. Maglie impreziosite da paillettes, stratificati abiti in delicato chiffon stampato, giacche di pelle dipinte a mano sono state infatti le proposte invernali dei designer. Il premio al talento emergente nel campo degli accessori è stato invece vinto da Husam El Odeh, anch’egli scelto lo scorso anno per realizzare una collezione per Topman (che la catena di negozi porti fortuna?). L’eccentrico designer realizza accessori concettuali con oggetti quotidiani, quali chiavi, crea bracciali utilizzando degli anelli, si ispira al Dadaismo e sfrutta il suo background artistico realizzando dei gioielli che spesso possono essere considerati delle vere e proprie sculture.

I British Fashion Awards sono dei premi giustamente ambiti e sicuramente meritati dai rispettivi vincitori, d’altra parte non offrono comunque che una visione parziale della moda inglese, inverosimilmente e democraticamente sovraffollata tanto da grandi e iconici nomi quanto da interessanti e giovani nuove scoperte.