di Marianna Kuvvet

illustrazione di Eugenia Lecca | eugenialecca.eu

Gli USA. Allora… Gli USA. Nel senso, è come iniziare a parlare dell’argomento mondo. Attraversare gli States dall’Atlantico al Pacifi co vuol dire passare da New York alle ghost town, da luoghi dalla densità demografi ca al limite del soffocamento a deserti sconfi nati, dai grattacieli ai ranch, da donne che corrono su tacchi 15 a stivali da cowboy impolverati o costumi da bagno fluo, dal Grand Canyon a una copia di Venezia tanto realistica che la Regione Veneto ne ha postato una foto su Pinterest scambiandola per l’originale. Si, perché in fondo tutti i luoghi comuni con cui siamo cresciuti e sulla base dei quali, grazie a Hollywood, ci siamo fatti un’idea su quello che è l’America, sono veri. Sono tutti veri.

Poiché la Moda, che la si segua o che la si ignori, è in fi n dei conti niente altro che l’espressione più superficiale della cultura e del background di un paese, delle sue abitudini e dello stile di vita, così quella americana è in fondo, per dirla con termini tecnici, un’accozzaglia di stili senza un fi lo conduttore, un capo o una coda, così come lo è l’America stessa. A livello generale si considera lo stile americano come casual, semplice e classico, stile rappresentato alla perfezione dalle creazioni di designer bandiera quali Ralph Lauren, Calvin Klein e Donna Karan. L’America ha reso, grazie a Levi Strauss, i blue jeans un capo d’abbigliamento di uso quotidiano. Possiamo quindi ammettere che lo stile americano lo è veramente, casual e classico. Poi però ci ricordiamo che siamo cresciute (cresciuti, su) con Sex and the City. Carrie Bradshaw è diventata un’icona, la rappresentazione dello stile newyorchese nel mondo, vestendosi come una daltonica ubriaca con il complesso di Peter Pan. Los Angeles è la patria di Juicy Couture, brand famoso in tutto il mondo grazie alla tuta di ciniglia, possibilmente fucsia, con la scritta Juicy sul didietro. Jeremy Scott ha deciso che è fattibile uscire di casa con delle trainer a forma di orsetto di peluche. No, direi che semplicità non è più la parola chiave. E adesso che siamo accecati da colori e stampe fantasia vorrei tirare in ballo Rick Owens. Si, perché il ninja della moda, il re del nero e delle creazioni dall’atmosfera post-apocalittica, delle forme dal sapore giapponese, è californiano.

In finale non credo veramente sia possibile dare un’idea o una descrizione generale della moda americana. E proprio per questo motivo rappresenta perfettamente il luogo in questione, la molteplicità di diversità naturali e culturali. Sicuramente è un ambiente e un settore vasto, vasto come d’altronde lo è quasi tutto negli USA, dai centri commerciali ai canyon, e per quanto rinomatamente la quantità non sarà mai sinonimo di qualità, se si può scegliere fra più prodotti è più facile trovarne di validi. Così le ultime generazioni di designer americani vantano nomi quali Alexander Wang, enfant prodige che oggi, alla veneranda età di trent’anni ancora da compiere, è direttore creativo di Balenciaga, e Rodarte, brand delle sorelle Mulleavy, dai sapori romantici e onirici.

Proprio adesso, mentre sto scrivendo le ultime parole di questo articolo, è in pieno svolgimento la New York Fashion Week. E mentre la Grande Mela è in subbuglio, chissà cosa ne pensano gli abitanti di Coyote, California.