foto di Carlotta Cerulli

Se fino a qualche tempo fa mi avessero chiesto di pensare alla scena creativa e alla moda in Asia avrei sicuramente pensato al Giappone, ovviamente a Tokyo. Grazie al viaggio di una mia amica in Corea ho invece scoperto un’altra realtà, meno conosciuta e ancora in fase di crescita, ma non per questo meno interessante.

Seoul ha appena ospitato il primo dei due appuntamenti annuali con la Fashion Week, una settimana di eventi e sfilate, esempio di creatività giovane, democratizzazione della moda, amalgama culturale e impegno delle istituzioni. L’industria della moda è infatti uno dei sei settori economici di nuova crescita sui quali il governo coreano ha deciso di concentrare i propri sforzi per rendere Seoul un centro culturale internazionale.

Anche grazie a questo interesse da parte del governo locale, nel 2009 la città è stata scelta quale location del Prada Transformer, progetto assolutamente unico e innovativo, studiato dall’architetto dello studio OMA Alexander Reichert per Prada. La struttura temporanea e mobile, realizzata accanto al Gyeonghui Palace come a rappresentare la contrapposizione fra la creatività del XXI secolo e la tradizione coreana, nelle sue varie fasi ha ospitato una mostra di moda, una rassegna cinematografica e un’installazione di arte contemporanea. La fase finale del progetto, la sua ultima effettiva mutazione, dal titolo “The Student Takeover”, ha visto il Prada Transformer divenire il laboratorio di centotrenta studenti coreani di discipline quali la moda, l’architettura, l’arte, il cinema e la grafica, che hanno avuto l’opportunità di appropriarsi dello spazio per esprimere liberamente la propria creatività, permettendo di perseguire il nobile obiettivo di individuare e puntare l’attenzione internazionale sui giovani talenti della città coreana.

Lo stesso obiettivo è stato perseguito con la Seoul Fashion Week, svoltasi al SETEC (il Seoul Trade Exhibition Center), nata come una piccola fiera locale, arrivata oramai alla sua decima edizione. Oltre alle sfilate si è svolta, sempre al SETEC, la Seoul Fashion Fair, dal sottotitolo “Business friendly global fashion market”, il che la dice lunga sulla volontà della Corea di far sentire la propria voce alle grandi capitali internazionali della moda.

Fra i brand esposti merita un’attenzione particolare Juun.J. Il designer di menswear è già stato etichettato da alcuni come il prossimo Raf Simmons, grazie alla sua capacità di ricostruire e combinare elementi classici dell’abbigliamento maschile come blazer e trenchcoats con dettagli militari, giacche da motociclista, zip e forme ampie e geometriche. Juun.J è recentemente approdato sulle prestigiose passerelle parigine e vanta collaborazioni, fra le tante, con il brand di sportswear Speedo, con l’illustratore italiano Lorenzo Petrantoni e con gli inglesi di Ground Zero.

Oltre ai designer coreani più affermati, nell’ambito della Seoul Fashion Week ampio spazio è stato dedicato agli emergenti grazie all’evento dal sedicente nome “Generation Next”. Questa particolare sezione della settimana della moda si è svolta al Kring, spazio creativo multiculturale, architettonicamente ultra moderno, che con i suoi quattro piani ospita solitamente mostre d’arte e film accuratamente selezionati nell’apposita avanguardistica sala cinema.

A questo punto mi viene un solo pensiero. L’Italia farebbe bene a stare attenta e a darsi una mossa, perché è tutto vero, c’è la crisi economica mondiale, non esistono più le mezze stagioni e si è fatto di un euro mille lire. Ma mentre qui ci si ferma e si sopravvive grazie ai fasti del passato, il resto del mondo si muove.