di Fabrizio Fontanelli, Mardi Gras

Chi è onnivoro di arte è un viaggiatore. Punto. L’immergersi nell’arte di un popolo, tramite una canzone o un dipinto, una scultura o un film, è come viaggiare fisicamente verso quei luoghi, anche restando comodamente nelle nostre case, nelle nostre macchine o nei nostri uffici. Una canzone tradizionale o un suono particolare ci possono far capire come vive un popolo e da chi è stato influenzato nel proprio sviluppo culturale. Un film ci può far vivere in quelle strade, in quei luoghi, come se effettivamente ci fossimo fisicamente e non solo virtualmente. E possiamo così capire e sentire di più di chi effettivamente viaggia ma non si porta indietro nessuna valigia di emozioni e di vibrazioni.

Quando mi ritrovai a camminare per le strade di Dublino, i suoi odori, i suoi suoni, le facce della gente, le loro espressioni, il loro modo di parlare, erano cose che avevo già vissuto, che avevo già frequentato. Una sensazione di casa molto forte mi pervase e non mi lasciò più. I suoni di Grafton Street e le voci dei busker mi portavano verso Bob Dylan, Van Morrison, i Waterboys, tutti artisti che poi mi influenzarono fortemente quando, tornato in Italia, presi una chitarra acustica e cominciai a scrivere i primi racconti da mettere in musica. Era come se fossi ancora lì a Dublino, durante le session all’International Bar gestite da Dave Murphy, dove i nuovi artisti dublinesi provavano in pubblico le ultime creazioni, e dov’ero solito vedere Glen Hansard, Mundy, Paddy Casey, oggi famosissimi (basti pensare all’Oscar che Glen ha preso per quel gioiello di film che è Once dove il tema del busker, il suonatore di strada, gioca un ruolo chiave). Passare del tempo in loro compagnia fu la mia scuola, le loro canzoni il mio songbook personale, le loro voci, la radio che risuonava nella mia anima.

Spero, da autore e musicista, che il loro spirito non mi abbandoni mai, che l’odore di Henry Street mi possa accompagnare sempre nel mio percorso, anche qui in Italia dove sento che (per citare Mike Scott) “Ireland is my heart”. Ed è un cuore che sa di musica, di poesia, di storia, ma anche di ironia, dissacrazione e voglia di condividere le emozioni in modo vivido e potente.

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