I Ghetonìa, storico ensemble di musica popolare salentina, grika e mediterranea, ripercorrono le proprie origini in un cofanetto con i primi tre lavori della loro ricca discografia a cura di AnimaMundi: Mara l’acqua, Agapiso e Malìa. Originariamente usciti in musicassetta e ormai fuori catalogo, questi dischi hanno ispirato fortemente il movimento di recupero dei canti e delle sonorità tradizionali del Salento. Riascoltarli oggi significa rivivere le atmosfere di un passato in cui la musica tradizionale dell’estremo tacco d’Italia tornava con coraggio a emergere dopo un decennio d’assenza e dimenticanza, per poi aprirsi al dialogo con altre culture e sonorità, guardando verso il Mediterraneo, la Grecia e l’Oriente.

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Salvatore Cotardo, Emilia Ottaviano, Roberto Licci, Pierangelo Colucci, 1993.

«Nel 1992 Nikos Valkanos mi richiamò chiedendomi se avessi un gruppo […] con cui tornare a suonare in Grecia, a Kalamata nel Peloponneso», ricorda Roberto Licci, tra i fondatori, nell’intervista pubblicata nel libretto del CD. «Ovviamente risposi di sì e quando mi chiese il nome del gruppo sul momento gli dissi Ghetonìa, che era il nome di un circolo Arci molto attivo del mio paese». Subito si unirono Salvatore Cotardo e Pierangelo Colucci, un noto tamburellista di Ostuni. «Ma i Ghetonìa, di fatto, nacquero sulla nave che ci portava in Grecia», continua. «Non avevamo nulla di preparato. Le prime prove del concerto le facemmo a bordo durante tutto il viaggio, e a quel primo concerto ne sono seguiti circa altri centocinquanta nel Paese che ci ha adottati».

«[…] Fin dal 1992 i Ghetonìa hanno svolto un imprescindibile lavoro di recupero delle musiche di tradizione, in particolare della Grecìa Salentina, ferite dall’oblìo degli anni ’80», scrive Marco Leopizzi nelle note di copertina. «Ma i Ghetonìa hanno anche intuito prima di altri l’epocale cambiamento in arrivo. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 alcuni gruppi pugliesi ripresero le sonorità mediterranee, come gli Al Darawish a Bari o verso metà anni ’90 i berberi del Marocco Al Noujoum, attivi ad Ostuni, tra cui l’unico italiano era proprio Colucci. Nella regione vivevano già da tempo alcune comunità del Nord Africa. Ma a differenza delle miscele etno rock o della musica berbera, i Ghetonìa compirono lo stesso percorso partendo invece dalla musica popolare del Salento. La riportarono così nel Mediterraneo. Proprio quando i modelli musicali e culturali pop, di provenienza euroamericana sembravano aver vinto, loro ribaltarono lo sguardo. Guardare a sud. In quegli stessi anni, l’attento sociologo Franco Cassano elaborava il suo fondamentale pensiero meridiano».

Per ascoltare il brano Aremu Rindineddha:

https://www.youtube.com/watch?v=EskaeEsQnio

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