Per chi sostiene che la pittura bidimensionale è morta, che nello spazio ormai troppo angusto della tela tutto è stato già detto, l’incanto del pittore avant-garde Mark Ryden fornisce nuovi spunti di riflessione.
Protagonista assoluto della scena New Pop californiana, Mark Ryden nasce il 20 gennaio del 1963 nella cittadina di Medford, nell’Oregon, ma cresce nel sud della California, in una famiglia di creativi. “Quando ero un bambino”, racconta l’artista, “i miei insegnanti volevano capire perché mai i cani che disegnavo avessero le budella di fuori o i ritratti delle persone avessero un terzo occhio. Loro disapprovavano ma la mia famiglia mi incoraggiava, così imparai a godere della confusione e della paura che provocavo negli insegnanti con i miei disegni. I bambini non hanno inibizioni quando fanno la loro arte”.
Affatto intimorito di fronte allo spaventevole stordimento provocato dai suoi quadri, nel 1987 Ryden si laurea alla Art Center College of Design di Pasadena dove riceve nello stesso anno un Bachelor of Fine Arts (BFA).
Nonostante una lunga e versatile carriera di artista e illustratore, solo negli anni ’90 Mark Ryden raggiunge il pubblico più raffinato dell’arte che ne decreta il successo definitivo.
Prima di essere riconosciuto quale assoluto protagonista di quel New Pop che si sta ritagliando uno spazio notevole nel panorama figurativo americano, aveva già catturato l’attenzione di un pubblico eterogeneo, illustrando copertine di riviste commerciali o di famose band come i Red Hot Chili Peppers o I Butthole Surfers, o vere e proprio icone come Michael Jackson (sua la bellissima copertina di “Dangerous”).
Mark Ryden mescola pop art e gusto retrò, da Hieronimous Bosch a Salvador Dalì, dando vita ad uno spregiudicato ed inquietante universo cartoonesco, invaso da vecchi personaggi dei fumetti, del cinema, della tv e della pubblicità. Un’arte barocca, fantastica e visionaria, con vari riferimenti all’alchimia e alla numerologia, che sembra figurare al meglio la cacofonica realtà e la rassicurante mitologia pop del nuovo millennio.
Protagonisti assoluti dell’alchimia dei suoi quadri sono sia personaggi di brillanti fantasie come l’Alice di Lewis Carrol o la Dorothy del Mago di Oz, sia riferimenti più popolari della cultura americana (Abramo Lincoln primo su tutti). La sua estetica comprende anche la giocosa presenza di personaggi cinematografici come Leonardo Di Caprio e Christina Ricci, o di protagonisti di serie televisive fortunate come “Buffy” e i “Tele Tubbies”.
Nel suo mondo deliziosamente onirico, bistecche e braciole si trasformano in piedistalli o palcoscenici o regali o decorazioni. In questo suo delirio creativo la lingua russa si mescola al giapponese, il simbolo del Tao si sovrappone alle icone pacifiste, Gesù e Jimmy Hendrix si caricano della stessa forza evocatrice insieme a Ken, a Barbie, a Joseph Campbell e a Nostradamus.
Un’impronta visionaria quella di Ryden, capace di catturare il gusto di collezionisti di tutto il mondo nonché quello di alcuni celebri nomi come Stephen King, Ringo Star, Bridget Fonda e tanti altri.
In più interviste Ryden ha sostenuto di possedere una ricetta segreta per la sua pittura ad olio, che avrebbe ereditato da antichi maestri e che sembra avere qualità trascendenti.
Attualmente Mark Ryden crea e dipinge nel Castle Green Hotel a Pasadena, Los Angeles. Nella sua abitazione – vera e propria “cabinet of curiosities”, sommersa da una collezione di gingilli, ciondoli, scheletri, statue, libri, quadri e giocattoli antichi – vivono con lui Marion Peck, compagna nonché rappresentante della scena new pop, e i due figli Rosie e Jasper.