testo di Nadia Khouri-Dagher

Ecco un disco formidabile! Abbiamo scoperto il chitarrista e compositore spagnolo Raúl Rodriguez nel 2007, come co-fondatore del gruppo Son de la Frontera, che già mischiava ritmi flamenco dell’Andalusia e ritmi cubani e latino-americani; e l’album del gruppo, Cal, era stato il nostro “Colpo di fulmine” nel giugno 2007 (babelmed.net/muzzika).

Raúl Rodriguez torna adesso da solo, per la prima volta nella sua carriera, in un album che lascia senza fiato, in cui sposa a meraviglia le musiche spagnole e cubane, già cugine. Laurea in antropologia, Raúl esplora ormai da 20 anni le relazioni tra le musiche andaluse e quelle delle antiche colonie spagnole: influenze che furono reciproche, tra Siviglia, Cadice, La Avana, Caracas, Vera Cruz

Simbolo di questo armonioso matrimonio: Raúl ha inventato uno strumento meticcio, il tresflamenco, a metà strada tra la piccola chitarra tres cubana, con tre serie di doppie corde, e la chitarra flamenca a sei corde.

L’album presenta cinque composizioni dell’artista, oltre a due arie tradizionali del XIX secolo e una canzone dell’artista cubana Marta Valdès.

“Punto flamenco”, “Fandango”, “Cancion”, “Soneria”…: quello che ci offre il nostro chitarrista è un vero e proprio viaggio musicale, in un album live sottotitolato “Carnet de travail 1992-2014”, per riassumere 20 anni di viaggi e di “canti andata e ritorno”, come lui stesso definisce le sue creazioni.

Il libretto incluso nel disco è magnifico: un vero libro (formato 23cm x 23cm), con foto dell’artista in diversi Paesi, fino in Africa, per esempio in Ghana, dove lo si vede animare la prima lezione di flamenco in un’università locale.

Raúl Rodriguez era conosciuto anche come figlio di Martirio, e ha spesso accompagnato sua madre sul palco. Eccolo adesso, a 40 anni, nella sua piena maturità artistica, albero pienamente fiorito, i cui rami attraversano l’Atlantico.

raul-rodriguez.net