Ha pubblicato più di duecentocinquanta libri. È considerato uno degli artisti più prolifici di sempre: oltre sedicimila fotografie scattate in un decennio, duecento mostre personali e centocinquanta collettive. Ha lavorato su riviste come “Playboy”, “Déjà-Vu” ed “Erotic Housewives”. Ha rischiato più volte di essere arrestato in Giappone con l’accusa di oscenità.

Della sua città dice: “Paragonandola al corpo femminile, Tokyo è l’utero. È il luogo dove sono nato e cresciuto, ma in realtà mi sento come se fossi rimasto legato a quell’utero: un bimbo appena nato. Non so perché, ma Tokyo mi fa tenerezza”.

Nobuyoshi Araki.

Alto poco oltre il metro e sessanta, questo fuorilegge dell’obiettivo, dotato di uno straordinario carisma, nasce nel 1940 da una famiglia di fabbricanti di zoccoli tra le violenze e le depravazioni dei bassifondi di una Tokyo caotica, recalcitrante, inafferrabile.

Nobuyoshi Araki è uno dei più controversi e rappresentativi fotografi della contemporaneità. In passato snobbato e frainteso per il suo sguardo impertinente, per il suo voyeurismo sospeso tra poesia e morbosità, nell’ultimo decennio è stato riconosciuto come interprete scandalosamente acuto dei desideri repressi e delle ossessioni collettive.

Studia fotografia a Tokyo, poi nel 1968 si trasferisce a Dentsu dove lavora per un’agenzia pubblicitaria di grande fama. Qui conosce Yoko Aoki, la sua futura moglie, figura simbolica e centrale nel suo percorso artistico e umano. Nel 1971 Nobuyoshi e Yoko si sposano. Viene pubblicato “Sentimental Journey”, una raccolta di fotografie scattate alla moglie che racconta la fisica e visionaria descrizione della luna di miele. È da questo evento privato che Nobuyoshi inizia ad approfondire sempre più l’erotismo e in particolare il corpo femminile.

Le donne di Araki. Un’ossessione fortunata che lo ha reso celebre e che lo ha accompagnato sin dagli esordi. Donne dai corpi affusolati e dalla pelle chiarissima. Donne dal pube nero e aperto. Donne che si accasciano, donne che si allungano, donne che si allargano, donne che si fanno appendere e legare a corde, come nell’antica arte del bondage. Figure domestiche, casalinghe, studentesse, impiegate, spesso alla loro prima esperienza, rapite dalla realtà e catapultate in un oscuro e intenso universo in cui la sola gravità è quella dello sguardo di Araki.

“Non lavoro quasi mai con attrici. Scelgo una donna che vedo attraverso il finestrino dell’auto mentre sono fermo ad un semaforo, o una che si siede in treno davanti a me. Spesso sono persone che incontro per caso e che mi suscitano un’emozione drammatica o misteriosa… io non so nulla sulla natura delle donne. Sono tutte diverse, ognuna ha il suo fascino e per questo io le fotografo. Attraverso l’obiettivo cerco di estrarre il loro quotidiano, oppure la loro sessualità”.

Una declinazione erotica del tutto personale – dirompente – intensa – poetica.

Yukaro Nykumizu nel 1976 scrive una recensione al libro “Journey to Photography” definendolo “un libro da amare” e affermando che “Ogni fotografo ha il suo stile personale, ma non conosco nessuno che sia devotamente sentimentale come Araki. La macchina fotografica è uno strumento d’amore, e qualunque cosa Araki fotografi è un diario d’amore sottoforma di istantanea”.

Una poesia visiva che avvolge i diversi contenuti del multiforme universo di Araki: dalla serie di reportage sul sottobosco dei locali hard di Tokyo al fittissimo mosaico di polaroid scattate, dalle foto che raffigurano fiori carnosi dai colori accesi, alla vita nelle caotiche strade di Ginza.

Oggi Nobuyoshi continua ad essere l’omino carismatico che è sempre stato, nonostante la malattia. Le nuove muse, Kaori, Shino, Cosmoko, continuano a gravitare nell’universo visionario – erotico – sentimentale di Nobuyoshi. Ma l’opera più intensa è senza dubbio quella che racconta del rapporto con l’adorata moglie Yoko, narrato prima in “Sentimental Journey”, poi in “Winter Journey”, libro che rievoca con una poesia straziante e in tutta la loro agonia gli ultimi giorni della compagna morente.