foto di Valeria Ribaldi

Due domeniche fa, sotto ai portici bagnati dalla pioggia di Villa Arconati, si concludevano i tre giorni di Terraforma, la seconda edizione del festival internazionale di musica dedicato alla sperimentazione artistica e alla sostenibilità ambientale.

Noi di the Trip siamo partiti da Roma per partecipare all’evento e distribuire l’ultimo numero del magazine, dedicato alla Via Francigena.
Ci aspettavamo grandi cose, dopo le riuscitissime serate organizzate nei mesi precedenti all’apertura del festival a Milano, Palermo e Roma con concerti e dj set che hanno coinvolto artisti come Lorenzo Senni, DJ Stingray e il compositore Gigi Masin. Ma nessuno di noi poteva aspettarsi un’esperienza così…

L’evento, rivolto a un target di cultori del settore ma fruibile all’ascolto di tutti, è organizzato da un team di ragazzi entusiasti e appassionati (l’Associazione Culturale No Profit Threes, fondata nel 2012 da Ruggero Pietromarchi, Dario Nepoti e Alberto Brenta) che ha saputo unire musica e natura in modo magistrale, in un piccolo microcosmo fatto di eleganza e semplicità.

L’organizzazione è stata eccellente malgrado la pioggia che ci ha accompagnato nelle ultime ventiquattro ore. Ci sono state tante piccole accortezze che ci hanno fatto sentire a casa, come in una grande famiglia.

Ho ancora il mio braccialetto di stoffa verde scuro che mi consentiva di accedere alla zona camping. Una parte nuova, completamente ripulita e resa agibile dai ragazzi di Terraforma, che ha ospitato quasi quattrocento tende immerse nel bosco. Ricordo che siamo rimasti sbalorditi quando, mentre decidevamo dove posizionare la nostra, lo staff ci forniva gadget di ogni genere, tra spray anti-zanzare, keeway e un set completo della Borotalco (trovata geniale, soprattutto se è previsto il diluvio).

E, poi, la splendida Villa Arconati è una cornice perfetta, con il suo immenso parco “alla francese” (uno dei pochi in Italia), tra giardini segreti, prati sterminati, fontane nascoste, lunghi viali e quel barocco che alla luce del tramonto avvolge ogni cosa di un caldo color oro pallido. Sembra che il tempo non esista più in questo luogo denso di ricordi, dove la storia si fonde con l’avanguardia e tutto diventa possibile.

Passati attraverso il check in nelle sale affrescate della Villa, zaino in spalla e carichi di tutto l’occorrente per campeggiare, ci siamo inoltrati lungo il grande viale per raggiungere il cuore del festival. Posizionata la tenda nella zona camping e fissato l’ultimo picchetto, anche noi, finalmente, abbiamo cominciato a terraformarci…

Le parole di Ruggero Pietromarchi, direttore artistico del festival, non potevano essere più vere: «Vogliamo creare un senso di comunità con gli artisti come facciamo con il pubblico».

Mangiare un felafel accanto a Charles Cohen che si ingurgita quattro panini vegan mentre ti parla di jazz è stata un’esperienza che non credo si ripeterà più nella mia vita.
Ballare cinque ore senza mai fermarsi grazie a un Donato Dozzy scatenato in mezzo alla natura o scoprire i Senyawa, un gruppo rock indonesiano che suona con strumenti autocostruiti e utilizza estensioni vocali da brivido, sono solo alcuni degli infiniti dettagli di un festival che ha accolto un pubblico cosmopolita, interessato, fatto non solo di appassionati ma anche, e forse soprattutto, di Ascoltatori attenti e curiosi.

Tre giorni particolari che ci hanno entusiasmato e divertito, grazie ai quali abbiamo familiarizzato con nuove sonorità in questo mondo fatto di sperimentazione creato apposta per noi.

Un’atmosfera che tutti noi di the Trip non vediamo l’ora di poter rivivere nella prossima edizione, che prevede diverse novità tra cui la costruzione di un parco scultoreo e un ulteriore sviluppo del progetto di riqualificazione del parco di Villa Arconati, realizzato anche grazie alla Fondazione Augusto Rancilio.

Aspettando il 2016 per ora possiamo solo dire: Grazie Terraforma!

terraformafestival.com