di Valentina Gruer

La bellezza di un popolo e della sua cultura si misura anche dalla sua adattabilità e capacità di compiere mutazioni incredibili pur rimanendo fedele alle proprie strutture e fattezze. Negli anni Cinquanta e Sessanta la guerra nel Vietnam ha sfregiato profondamente l’aspetto del territorio e terminato un’era legata a tradizioni millenarie divinizzando la cultura Pop americana e aumentando il dislivello tra modernità e tradizione che divide l’Oriente dall’Occidente.

La musica Pop americana e britannica ha trovato terreno fertile nell’immaginario pulsante di una città in via di sviluppo come Bangkok. Negli anni i musicisti thailandesi hanno attinto e reinterpretato canzoni Beat e Funk riscontrando più successo di altre correnti moderne, formando un vero e proprio trend che solo ultimamente collezionisti di tutto il mondo stanno esplorando, paradossalmente pagando profumatamente le conseguenze della presenza dell’esercito americano in suolo thailandese. Purtroppo non esistono archivi storici che testimoniano precisamente il periodo in cui queste correnti si sono sviluppate maggiormente. Ancora in rapida espansione, godono ampiamente delle potenzialità creative che un popolo colonizzato può apportare al futuro della propria musica.

La musica Blues dei campi di cotone ha incontrato la volontà di rivalsa delle fasce di lavoratori indipendenti, pescatori e contadini, alle prese con la modernità, mentre la musica Funk ha riscontrato affinità sonore, nella metrica lenta, nel suono di strumenti a corda e nelle percussioni, talmente simili alla locale LukThung, ovvero la canzone del ragazzo dei campi (la musica Folk tradizionale thai), che la fusione è avvenuta naturalmente, ed è entrata a far parte della vita quotidiana di tutte le caste sociali da diverse generazioni.

Il consenso è stato immediato e di massa, riempiendo dance hall che prima erano piccole botteghe, pescherie e ristoranti, trasformando le necessità delle persone in desideri patinati nonostante le loro difficoltà. Forse è il caso di parlare di talento? Come le radici degli alberi della giungla che prendono possesso dei grandi complessi scultorei dei templi abbandonati, il Funk è stato assimilato e riproposto in una forma nuova, seppure eseguita con strumenti tradizionali, ed è diventato una peculiarità territoriale di cui vantarsi. Reinterpretando la musica dei Kinks, il Soul di James Brown e le chitarre Killer Surf di Dick Dale, il risultato è una deliziosa varietà di esperimenti sonori che per molti hanno la valenza di un ritrovamento archeologico, mentre per altri rimarranno nell’oscurità, come un relitto di un UH-1 Huey americano assorbito dalla foresta.

ZudRangMaRecords ZudRangMa è un piccolo record shop specializzato in vinili a Thonglor, Bangkok. Appartiene a una coppia di Dj, Maft Sai e Chris Menist, che oltre ad essere dei feticisti del genere sono co-creatori della compilation The Sound of Siam, un’introduzione alla varietà di musica proveniente dai suonatori migranti da Isaan, regione più a Nord-Est, nel Khorat Plateu, sulle sponde del Mekong, verso Bangkok. Oltre all’amore i loro testi parlano delle difficoltà della transizione dalla vita di fattoria nel Nord-Est alla ricerca di un impiego nella capitale.

Maft Sai e Chris Menist hanno anche fondato la Paradise Bangkok party, che si sta espandendo rapidamente in tutto il mondo, proponendo Old School Thai Funk, African Beat e suoni del Medio Oriente, un’impollinazione sonora che per valenza storica e politica rende la serata un’esperienza imperdibile per cultori e neofiti.