di Gaia Litrico

foto di Paula Soler-Moya

Le terre e gli scenari dei paesi esotici sono stati spesso luoghi di ispirazione per artisti, letterati, pittori e scultori. Molto diversi dalla realtà quotidiana, questi territori riuscivano a toccare le note della creatività degli artisti europei e a suggerire nuovi e interessanti modi di esprimere la propria arte. Le immagini di Gauguin, che trascorse un lungo periodo a Tahiti e poi alle Isole Marchesi, o di Picasso, che si fece travolgere dalla cultura africana e dalle maschere tipiche di quelle popolazioni, sono un chiaro esempio del fascino che l’esotico ha esercitato sulle personalità artistiche, distante non solo fisicamente ma anche culturalmente.

È il caso di Edward James. Gentleman inglese, sostenitore del movimento surrealista e amico degli artisti che ne facevano parte, raccolse le migliori opere del movimento: da quelle di Salvador Dalí e Pablo Picasso a quelle di René Magritte e Paul Delvaux, distinguendosi per aver riunito in un’ineguagliabile collezione esclusivamente lavori surrealisti. Dalì lo descrisse come “il più folle e matto di tutti i surrealisti messi insieme. Gli altri fanno finta, lui no!”. Quasi una profezia. Nel 1945 infatti James scopre una piccola località nel Messico centrale, Xilitla, 610 metri sopra il livello del mare, tra le montagne di San Luis Potosì, Sierra Madre. Qui regna la foresta pluviale con i suoi giochi di ombre onnipresenti e di luci che si infiltrano nei piccoli spazi concessi dalla fitta vegetazione. Lo sguardo sensibile del collezionista deve essersi incontrato con uno spettacolo della natura folgorante e surreale: vortici di piante e alberi che svettano verso il cielo, un verde tappeto di vegetazione sotto ai piedi, cascate d’acqua, sorgenti naturali e piccoli laghi. Da qui il nome di “Las Pozas”, le piscine. Queste visioni suggeriscono immediatamente a James l’idea forse più folle realizzata della corrente surrealista: quella di costruire in quell’angolo di foresta, in quel giardino paradisiaco, delle strutture che potessero essere espressione della sua fantasia visionaria e onirica. I lavori continuano per decenni fino all’anno della sua morte, nel 1984, anche se sono rimaste delle strutture incomplete, a testimoniare l’idea di James secondo cui non si deve mai terminare la costruzione della propria casa, abbandonandola ad un continuo processo creativo, senza arrivare mai al termine del progetto.

“LasPozas” consiste in un’architettura multiforme composta da diverse decine di strutture differenti. Case, torri, archi, porte e varchi, scale e rampe, ponti, piscine, fontane e sentieri di pietra sembrano condurre il visitatore in un paese delle meraviglie. Tra alberi, liane e piante si nascondono La Scala del Cielo, La casa con tetto di Balena e tutti gli altri edifici che si inseriscono armoniosamente nel parco naturale. Ed è proprio il labirinto di vegetazione che, fondendosi con il genio artistico di James, aggiunge un che di visionario ad un progetto già di per sé onirico e surreale. Alla foresta e alle strutture è dato un ruolo e uno spazio ugualmente importante. Quelle sculture non sono state immaginate svincolate dalla natura, bensì per esser calate nella foresta di San Luis Potosì. Per questo l’artista non ha abbattuto nulla della vegetazione presente. La creazione di James e la foresta hanno così coesistito per un lungo periodo, ma negli ultimi anni la convivenza si sta trasformando in competizione: molte delle forme in pietra si stanno ricoprendo di muschi, licheni e piante che si aggrappano alle sculture. Ma chissà che anche questo non fosse un effetto previsto dal gentleman inglese, che scrisse dei versi dedicati proprio alla giungla, suo grande amore che lo accompagnò fino alla morte.

“Sarò grato di morire in questa piccola stanza,

circondato dalla foresta, grande oscurità verde,

solo dalla mia oscurità di alberi – e dal suono, il suono del verde”

Edward James