Sono stati giorni di fermento nel capoluogo piemontese dove la XXXI edizione del Torino Film Festival sta volgendo al termine. Uno dei film che ha colto la nostra attenzione, in anteprima al TFF, è Wild di Jean-Marc Vallée. Protagonista Reese Witherspoon, la superbionda della commedia ossigenata La rivincita delle bionde ma soprattutto quella premiata con l’Oscar per Walk the Line, la superba bio-pic che ricorda l’amore tra il mito della musica americana Johnny Cash e June Carter Cash (la traduzione del film in italiano è più melensa del titolo di un collana di libri di Harmony e non la scriverò).

wild-cheryl-strayed-the-trip-magazine (3)Il Vallée di sopra è il regista che ha sfiorato la statuetta come miglior film all’Academy Award 2014 per Dallas Buyers Club (Oscar come miglior attori protagonisti Matthew McConaughey e Jared Leto). La sceneggiatura, invece, vanta la firma di un grande novelist inglese, Nick Hornby, alla seconda prova come scrittore di sceneggiature non tratte da uno dei suoi bestseller (Febbre a 90 e Alta fedeltà).
Dietro al film c’è un romanzo, Wild. From Lost to Found in the Pacific Crest Trail. Ed è questo che ha attratto la nostra attenzione. Nonostante una serie di disastri familiari, divorzio dei genitori e traslochi nella vastità geografica statunitense (dalla Pennsylvenia finisce in un buco sperduto del Minnesota in una casa senza elettricità e acqua corrente col nuovo uomo della madre), Cheryl Strayed, autrice e protagonista del libro, è una studentessa modello, laureata con lode alla Università di Minneapolis con una serie di studi sulle donne. All’età di ventidue anni la madre muore a causa di un tumore ai polmoni a soli quarantacinque anni. Lei entra in crisi, inizia a farsi di eroina e finisce irrimediabilmente per divorziare dal marito.

Per uscire da questa condizione di stallo e di disagio Cheryl decide di mettersi in viaggio alla ricerca del proprio sè. L’idea del viaggio come atto taumaturgico alla stregua dei migliori ricettari di Travel Therapy è un concept caro a noi di the trip.
La scelta di Cheryl è qualcosa che si avvicina all’idea di una terapia d’urto.

Se andiamo oltre la storia personale della protagonista, con tutto il rispetto per il suo dramma esistenziale e familiare, Wild ci dà la possibilità di promuovere un viaggio, catalogabile come estremo, in uno scenario naturalistico unico al mondo.

La protagonista di questa storia per ritrovare se stessa decide di percorrere a piedi 1600 km del sentiero del Pacific Crest Tail, o Pacific Crest National Scenic Trail. Esattamente il tratto che dal deserto del Mojave attraversa la California e l’Oregon fino allo Stato di Washington.

Cos’è il Pacific Crest Trail? I più esperti trippers siamo convinti ne abbiano già sentito parlare. Per chi non lo sapesse invece il Pacific Crest Trail, l’altrimenti detto PCT, è il Sentiero delle creste del Pacifico, uno dei percorsi escursionistici attraverso la natura più spettacolari al mondo.

Da percorrere a piedi, a cavallo, o anche in bici, il PCT è un lungo sentiero che unisce il Messico al Canada attraverso gli Stati Uniti passando per la California, l’Oregon e lo stato di Washington. 4.286 km di sentiero con picchi d’altitudine all’altezza della catene montuose della Sierra Nevada e della catena delle Cascade, la catena dei grandi vulcani. Sul PCT gli escursionisti si muovono sul dorso di diverse catene montuose come le Klamath Mountains, le San Gabriel e le San Bernardino Mountains, oltre a quelle della Sierra Nevada e delle Cascade e North Cascade, attraversano i deserti di Anza Borrego e Mojave e parchi nazionali come quello delle Sequoie e dello Yosemite in California fino al Manning Park nella British Columbia al confine col Canada dove termina il Pacific Crest Trail.

Una muraglia cinese del far west per rendere l’idea, fatta di terra, erba, rocce e sabbia e neve. Il PCT insieme al Sentiero degli Appalachi e al Continental Divide Trail, sono la cosiddetta Tripla corona dell’escursionismo degli Stati Uniti d’America.

La scelta in un certo senso non si distanzia da quella fatta da Christopher McCandless protagonista di Into the Wild – Nelle terre selvagge di John Krakauer (sicuramente ricorderete la trasposizione per il cinema del libro per la regia di Sean Penn). Viaggiare in condizioni estreme con uno zaino in spalla, in balia della natura con feroci animali in agguato e lontani dalla civiltà, accomuna Cheryl a Christopher. Con l’unica, e non irrilevante differenza del fine (l’esilio dal mondo per Christoper, la redenzione per Cheryl) e del fatto che Cheryl in quel pianeta ghiacciato che è l’Alaska con il rischio di perdere l’orientamento e di morire nella carcassa di un furgone per avvelenamento non ci è finita (ci mancherebbe).

Sul Pacific Crest Trail è vero che si è soli, che il rischio di incontrare un animale pericoloso è persistente e che la fatica si fa sentire a ogni passo, ma è possibile imbattersi in altri intrepidi camminatori con cui scambiare due impressioni sul viaggio. Sono numerosi infatti gli escursionisti, esperti o meno, che decidono di intraprendere questo cammino. Ci sono anche quelli che in gergo si chiamano thru-hiking: gli escursionisti che completano questi sentieri a lunga percorrenza in un solo viaggio, il che riferendosi al PCT equivale ad almeno 59 giorni, stando all’ultimo record di percorrenza fatto da Josh Garret nel 2013.

Trattasi di primato, si è liberi quindi di scegliere la lunghezza del tratto e soprattutto i tempi di percorrenza, che sono del tutto soggettivi. Possono volerci anche mesi. Inoltre durante il percorso sulla PCT ci si ferma in piccole città e uffici postali dove è possibile spedirsi pacchi fermo-posta per vederseli recapitati in località a quindici giorni di cammino da dove si è fatta la spedizione.

Esiste anche una confraternità di trail lovers che si sono uniti nella Pacific Crest Trail Association (info su www.pcta.org) la cui mission è quella di proteggere, preservare e promuovere questa vera e propria opera naturalistica che attraversa tre stati, tre monumenti nazionali, sette parchi naturali della California, sette parchi nazionali e ventiquattro foreste nazionali.

Cheryl Strayed si è ritrovata, come recita il sottotitolo al titolo del libro, From Lost to Found on the Pacific Crest Trail, e a oggi è un’acclamata scrittrice con diverse pubblicazioni di successo.

Wild debutterà in anteprima il 29 novembre al Torino Film Festival 2014. Il film uscirà nelle sale il prossimo febbraio 2015, quindi avete tutto il tempo di comprare il libro e gustarvelo prima di vedere la trasposizione per il cinema.

Per chiunque di voi invece volesse prendere spunto da questa storia, (non deve essere per forza un cammino di auto-assoluzione sia chiaro), e avventurarsi in un viaggio pedestre a lunga percorrenza sulla Pacific Crest Trial gli esperti thru-hiking consigliano di viaggiare leggeri, durante il cammino fermarsi nei punti di rifornimento (città o uffici postali) dove fare scorta di cibo, acqua e di combustibile per cucinare, percorrere il sentiero da Sud verso Nord, Northbound, partendo allo scoccare della primavera per evitare di condividere il viaggio con la caligola californiana e i freddi inverni del Nord-Ovest americano.