di Giulio Michienzi

foto di Daniele Canonici

Sopra un tubo giallo pieno di speranza

si muove un paese dal fascino unico,

una dimensione variabile di Asia

“L’acqua sarà l’oro nero del futuro”, chi l’ha previsto non ha considerato questo paese, dove oro lo è già nel presente.
Samarcanda; meta lontana se non nella distanza geografica, in quella fantasiosa, colorata e irreale nell’immaginario del viaggiatore. Sulle strade che hanno visto trasportatori di bachi e seta, commercianti di ieri e venditori di oggi, tra strettoie, donne che puliscono la strada a mano, carretti a trazione animale, venditori di ogni cosa commestibile e non, si accalcano su una “superstrada” che diventa mercato, poi campo coltivato, poi pascolo per mucche e pecore dall’abnorme fondo schiena.
Sul bordo delle strade dalla Capitale parte un sogno concreto, una necessità colorata che non abbandonerà più l’Uzbekistan, ed arriverà fino ai confini di ogni paese, villaggio o città, ora stringendosi di diametro, ora ingrandendosi, il sempre presente tubo giallo che porta l’acqua dove può e se anche ne portasse poca, quella poca sarà sempre protetta dalle preghiere perché il tubo resista e non si rompa, per nessun motivo.
Ognuna di queste case avrà la propria giara in terracotta fuori la porta, che nella parte est del paese verrà usata per cucinare il “samsa”, e nella parte ovest il “non”, che sono rispettivamente un tipo di raviolo ripieno ed un pane fragrante e decorato al centro.
Mentre il paesaggio intorno cambierà radicalmente fino a diventare deserto, gli incontri saranno di persone sorridenti che parleranno una lingua a voi sconosciuta, anche se li disturberete nella partita di backgamon, curiosi nel guardare i capelli di una donna, le scarpe, le mani, gli occhi. Forse tra diversi ci si prenderà anche un po’ in giro per gli abiti, e ci sarà tra chi parlerà in russo, in turkmeno, in uzbeko oppure ostenterà un limitato inglese, chi un italiano sicuro che vorrà condividere con voi, senza nulla in cambio, se non la correzione di qualche verbo coniugato male.

I quartieri intorno al centro di Samarcanda frequentati dagli studenti delle università saranno teatro di un continuo scambio di battute con chi incrocerete passeggiando, di sguardi, di saluti a distanza, di sorrisi, di prese di coraggio per esternare un “good morning” di chi conosce soltanto qualche vocabolo, e di un dialogo fluido ed efficace di chi l’inglese lo conosce meglio di voi.

E non sarà difficile proseguire il pomeriggio sorseggiando una fresca Sarbast (Birra Uzbeka) nel piccolo bar della piazza del Registan in compagnia di un nuovo amico.
Le lingue, le forme, le culture e i costumi si mischiano in Uzbekistan e se Calvino non l’avesse già descritto a suo tempo in ogni angolo e sfaccettatura, lo farebbe ora con un moderno “le città invisibili” che pare scritto proprio da qualcuno di Samarcanda o Bukhara, seduto sui talloni, sul ciglio della strada, a guardare questo paese muoversi. Cresce il Paese, con l’apertura ad un turismo sempre crescente ed una ospitalità rara. Cresce la gente di ogni ceto, quella che vive nel villaggio e si sposta a dorso d’asino, cresce chi lavora con il turismo, chi nell’arte, cresce chi studia Lingue all’Università con la speranza di un visto da turista difficile, costoso, lontano quanto lontana è l’Italia (e chissà che sorpresa nel sapere che da noi pochi ascoltano Celentano e praticamente nessuno Toto Cutugno. E soprattutto che da noi la pasta Barilla “Cellentane” non esiste).
Un paese che cresce e crescerà, forse aiutato anche dall’Unesco che però oltre ad appendere il logo fuori ogni moschea, madrassa o luogo antico potrebbe fare un po’ di più ed aiutarli a mantenere intatti i ritrovamenti archeologici e le meraviglie di cui possono vantarsi, perché se i visitatori possono toccare ogni oggetto esposto, ogni delicatissimo muro, ogni porta millenaria incisa a mano… prima o poi le bellezze di questo paese saranno dimezzate. C’è già il vento a portare via ogni anno qualche millimetro degli splendidi ed enormi castelli di sabbia antecedenti Cristo nei deserti fuori le città dell’ovest.

Quegli stessi castelli dove non sarà difficile trovare una scolaresca in gita, a passeggio tra rovine millenarie e turisti, pronti a fotografare ed essere fotografati, ed un punto nel deserto tra Yurte e cammelli diventerà luogo di scambio, di sorrisi, di fotografie, di stupore, di culture.

Perché l’Uzbekistan è scambio, è incrocio.
Pelli chiare e scure, occhi chiari e scuri, a mandorla e non, spalle grosse e strette, uomini grassi, magri, musiche d’influenza araba con basi pop, arti e mestieri d’Oriente e Occidente mischiati, religioni diverse, con prevalenze islamiche a seconda delle aree. Una mescolanza di razze, culture, modi di vivere, di vestire, che riporta alla memoria le cose lette a proposito della via della seta, e di come quella lunga strada sia stata luogo di scambi commerciali, ma anche cultura, arti e pensieri.
Candidi e bianchi vestiti da sposa con merletti, veli e ricami ricorderanno quello che avrete usato per il vostro matrimonio, o quello che usò la vostra amica al suo di matrimonio. A Samarcanda incontrerete decine, centinaia, forse migliaia di abiti da sposa, perché questa è la città del matrimonio, non solo per la grotta che ospitò Tamerlano, ora usata dai giovani sposi come cornice al brindisi della loro unione, ma anche perché – come vi diranno se lo chiederete per la strada – a Samarcanda alle ragazze piace sposarsi, forse per il vestito da usare al matrimonio, forse per il coloratissimo abito da usare nei giorni seguenti la cerimonia, forse per il terzo più discreto, da usare nel mese successivo al giorno più importante della loro vita, forse per un futuro, per il desiderio di una casa, per il piacere di farlo, per gli stessi motivi di ogni altro matrimonio.
Sotto un tubo giallo pieno di speranza si muove un paese dal fascino unico, una dimensione variabile di Asia e Occidente, un vero museo a cielo aperto, dove la parola più usata sarà “meraviglioso!” perché meraviglioso sarà il sorriso del bambino che chiederà, mettendosi in posa, una foto che possiate portare con voi, meraviglioso sarà il Registan di Samarcanda nella sua maestosità, meravigliosi saranno i colori dei mercati, meraviglioso sarà passare da una Moschea ad una Madrassa attraversando una strada, meraviglioso sarà camminare all’interno di un castello, non troppo ben conservato, ma più vecchio di Roma. E poi ancora: Khiva una città museo, Bukhara che dà la possibilità di passeggiare, mangiare, rilassarsi in uno dei centri storici più suggestivi che possiate incontrare, e altre mille meraviglie nascoste ed esposte. A cavallo tra storia e presente, tra Oriente e Occidente.
Persone da portare nel cuore per il loro genuino “welcome in Uzbekiston” ce ne saranno a decine, e decine saranno i motivi per dire ad ogni amico di fare un viaggio in Uzbekistan.
Ognuno di loro, come me, si sentirà un po’ Marco Polo.

Salam aleikum O’Zbekiston!

Dettagli di viaggio:

– Visto turistico Uzbeko 15 gg. presso l’ambasciata: 60 euro.

– Prenotati con agenzia Uzbeka tramite e-mail: lettera di invito nel paese, 11 notti, 2 Taskhent; 3 Samarcanda; 3 Bukhara; 3 Khiva, con colazioni, macchina con autista per spostamenti da città a città, costo: 370 euro.

– Volo Uzbekistan Airlines andata/ritorno e volo interno da Khiva a Takhent costo:  700 euro. Direttamente alla sede di Roma della compagnia aerea. (voli perfetti)

– Costo medio di un pasto: 3/5 euro.

– Costo Sarbast (birra locale) circa: 1000 SYM (0,45 euro)

– Piatto tipico in tutto il paese: PLOV (risotto con carne, carote, e grasso di fondo schiena di pecora)