di Veronica Gabbuti

foto di Olimpia Cavriani | olimpiacavriani.com

Sono stanca di leggere gli odori, la povertà, la ricchezza, la polvere, la sporcizia, le latrine, la pioggia, il sudore, i mendicanti, gli sciancati, i ciechi, i senzatetto, le puttane, gli slum, Bollywood, il curry, le mucche sacre, i cani morti, il traffico, lo smog, i colori, le fregature, gli incantatori di serpenti, i baba, i taxi, i clacson. O meglio, sono stanca di leggere luoghi comuni su Mumbai.
Da qui la mia scelta: far parlare i numeri.

1995. Bombay cambia nome in Mumbai. Oggi è la

area metropolitana più popolosa del mondo, con i suoi

13,83 milioni di abitanti, su una superficie di

437,77 km2, che significa circa

31.600 abitanti per km2.

7 isole della costa del Konkan costituiscono Mumbai, che si trova a

11 metri sopra il livello del mare.

24 giorni di pioggia si registrano di media a luglio, con percentuali che arrivano al

95% di umidità, causando epidemie e morte.

3 linee ferroviarie suburbane collegano la città:

1) Western line,

2) Central main line,

3) Harbour line. Alle

05.30 del mattino inizia l’ora di punta del traffico.

1 milione di persone vive nello slum di Dharavi, erroneamente considerato il

slum di Mumbai per dimensioni. In realtà Dharavi è solo il

, secondo una stima recente.

1900 firme degli abitanti dello slum Shiv Koliwada sono state falsificate nel

1999 per demolire le baracche e costruire appartamenti di lusso.

800 persone è il limite di capienza del carcere di massima sicurezza di Arthur Road, ma

2000 carcerati vi sono rinchiusi ancora oggi.

4 lingue si parlano nella metropoli: hindi, inglese, gujarati e marathi, composto a sua volta da

42 dialetti. Qui convivono anche diverse religioni: in percentuale

68% sono hinduisti,

17% musulmani,

4% buddhisti e cristiani.

25 metri è la lunghezza di un Pagri, il turbante indiano per eccellenza.

4 caste separano realmente la popolazione: Kshatriya, Brahmini, Vaishya e Shudra.

1 sola categoria è fuori casta: si tratta dei Paria, gli intoccabili. Miseri e impuri.

2 dollari è il prezzo della prestazione di una prostituta di Mumbai,

14 anni l’età media delle bambine, tutte intoccabili, che sono costrette a farlo. Ogni

20 minuti a Mumbai viene violentata una donna.

100 è il numero telefonico di emergenza della Polizia locale.

0,5% è la percentuale di turisti che si recano in India. Eppure a Mumbai esistono

6 importanti musei,

3 laghi

10ine di templi e più di

50 siti di interesse storico-artistico.

900 Rupie è lo stipendio medio di un indiano, pari a circa

16 dollari americani. Non sono in molti a poter pagare

20 dollari un cocktail in un grande albergo della città, o

5.500 dollari una suite all’Oberoi Hotel. Di certo può tutto Mukesh Ambani, il

uomo più ricco dell’India

al mondo, secondo il magazine Forbes. Con il suo patrimonio pari a

29 miliardi di dollari, una casa di

27 piani e

600 persone al servizio, Ambani è l’altra faccia di Mumbai.

24 anni aveva Ajmel Amir Kasab, terrorista pachistano impiccato nel novembre

2012, ultimo dei Deccan Mujahidin colpevoli della lunga serie di attentati del

26 novembre 2008. In quel giorno si sono registrate

500 vittime tra morti e feriti. Fu colpito alle

22.30 anche il Leopold, bar storico aperto nel

1871, un’istituzione per gli stranieri in città.

1200 sono i film prodotti a Bollywood nel florido

2002, anno di grande splendore nell’economia indiana,

solo al clamoroso boom edilizio degli anni

’70. Mumbai è anche festa, musica e colori. Ben

79 stilisti partecipano oggi alla Lakmè Fashion Week, e la città si anima per

11 giorni durante il Ganesh Chaturthi, festa in onore del dio Ganesh.

4 letture interessanti:

1184 pagine: Shantaram, best seller capolavoro di Gregory David Roberts, Neri Pozza;

330 pagine: Narcopolis, di Thayil Jeet, romanzo autobiografico di tossicodipendenza e alcolismo nella Bombay capitale dell’oppio (sempre Neri Pozza);

286 pagine: La città color zafferano. Bombay tra metropoli e mito, di Prakash Gyan, Mondadori, che racconta le contraddizioni di Bombay attraverso la sua cultura pop, le leggende metropolitane e gli slum;

12 libri: il Codice di Manu, scritto nel V secolo a.C., l’opera più importante e autorevole riguardante il dharma, ossia i diritti e doveri che tutelano e vincolano l’uomo indù nella vita sociale, politica e religiosa a seconda della casta di appartenenza.