I km scorrono in fretta quando sei assorto nei tuoi pensieri, distogli lo sguardo e ti ritrovi catapultato per la prima volta nel deserto del Gobi in Mongolia, rapiti ed estasiati da queste distese desertiche immense. I nostri occhi però vengono catturati da un qualcosa d’insolito.

Fermata la macchina, scendiamo e notiamo un groppo di signori intorno ad un semi altare intenti a bere airag, latte fermentato e leggermente alcolico. Stanno aspettando che si compia un evento tanto atteso e propiziatorio: la corsa sui cavalli.

Una ventina di cavalli pronti ad essere cavalcati da un gruppo di bambini entusiasti e gasati di mettersi alla prova. I bambini non hanno più di sette/otto anni e la più piccola ne ha solo tre. Increduli e stupiti di come dei bambini così piccoli possano sostenere una competizione simile.

La corsa a cavallo è un momento importante, una sfida tra ragazzini molto sentita anche dalle famiglie.

Ci piace pensare che per i cavallerizzi non sia solo una specie di competizione ma sia soprattutto un’espressione di pura libertà, più facile da provare correndo senza freni ne limiti in queste distese mongole. Dieci kilometri da percorrere. La corsa sta per iniziare, io salgo sulla fiammeggiante moto e Matteo si accinge a salire sul fuoristrada così da poterli seguire direttamente metro dopo metro su questa polverosa distesa.

Nessuna barriera ne ostacoli, solo questi ragazzini e i loro cavalli uniti, plasmati l’uno con l’altro, un solo essere. Uno di loro prevale sugli altri, li supera tutti, corre veloce come il vento e le moto e i fuoristrada faticano a stargli dietro.

Al loro arrivo il padre di ciascun bambino li attende: traspaiono sentimenti come amore, orgoglio, tenerezza, felicità ma anche ambizione, durezza, severità.

Tutti i sacrifici vengono ricompensati da risate, abbracci, feste improvvisate in direzione di un’altra gher. Chissà quali altre avventure dovranno affrontare questi piccoli e valorosi cavalieri.

Lo sciamano Nergui tra cultura e misticismo

Dopo due ore di cavalcata eccoci arrivati da Lui “Nergui”

Nergui è uno sciamano. Conosciuto tramite la nostra host Tugsu e il nostro prezioso horse-man Uda. Ci introduciamo cautamente e rispettosamente nella sua dimora accolti da una tenera nonnina, sua moglie. Offerto il primo giro di Airag (latte fermentato, salato diluito con il the e leggermente alcolico) ci chiede chi siamo e inizia a prepararsi. Da una logora valigia sfila il vestito e il tamburo, iniziando a picchiettare con una zampa di qualche ignoto animale sopra il tamburo, aumentandone la tensione e fumandosi una sigaretta.

Accelerando e rallentando, il suono si propaga all’interno di questa piccola e angusta casa di legno. E’ avvolgente e surreale, ne siamo talmente rapiti che rimaniamo immobili godendoci un momento unico e irripetibile. E’ sconcertante come una persona a te sconosciuta, grazie a qualche mistica danza e al suono di uno strumento a te così familiare ma suonato con un fare totalmente estraneo riesca a suscitare così tante emozioni da avvertire un’ondata di vibrante energia. Posati gli strumenti e levatosi l’abito, ecco che Nergui si accinge a prendere un ramoscello di ginepro: ci spiega (a parole sue) che dovrà bruciarlo per richiamare gli spiriti e noi lo dobbiamo inspirare per trarne benefici e fortuna per i nostri prossimi tre anni.

Che strano però. Non gli avevamo accennato che saremmo stati così a lungo in viaggio! Magia? Empatia? Coincidenza o semplicemente fortuna? Non lo vogliamo sapere, ci godiamo il momento con lui sorseggiando Vodka e scambiandoci sorrisi e abbracci come se fossimo vecchi amici. E’ proprio vero che questo paese è sinonimo di misticismo e spiritualità. Si possono ritrovare diverse etnie che praticano lo sciamanesimo e credono in tre concetti fondamentali. Il primo è che il mondo è vivo, le piante, gli animali, le rocce e l’acqua hanno degli spiriti e devono essere rispettati, donando quindi protezione ed equilibrio. Il secondo punto è la responsabilità personale. Gli sciamani mongoli credono nel concetto chiamato “bujan” molto vicino al karma. Il terzo concetto è l’equilibrio. Esso è importante per mantenere armonia dentro se stessi, comunità e ambiente.

Tutti principi da rispettare ed onorare se si vuole seguire questo stile di vita o se semplicemente desiderosi di conoscere una situazione a te così differente, estranea, sconosciuta ma altrettanto affascinante e misteriosa.