Le mani della bella massaggiatrice scorrono veloci e delicate sul mio corpo e io mi sento incredibilmente rilassata. Non mi chiedo cosa abbiano fatto queste mani per trovarsi qui perché lei ora sta scontando la pena, sta pareggiando i conti con la giustizia, e questa seconda possibilità che le viene concessa è sinonimo di civiltà. Non siamo né in Svezia né in Norvegia ma a Chiang Mai, letteralmente città nuova, capoluogo di provincia della Thailandia del Nord. La vita scorre tranquilla qui rispetto a Bangkok, il traffico non è congestionato, l’industria del sesso è molto meno sviluppata, e con i suoi templi, i mercati, i grandi parchi, le scuole di cucina, di massaggi e di meditazione, i ristoranti squisiti racchiude il meglio della Thailandia. Le notti sono fresche e rilassate e passeggiando per strada si incontrano molti locali frequentati da giovani universitari dove si suona musica dal vivo di qualità, anche jazz.

Il centro massaggi del penitenziario femminile si trova proprio di fronte alle mura del carcere. è un ampio locale pulito e ordinato, gestito da ragazze dall’aspetto impeccabile e dai modi soavi. Ogni cliente riceve ciabattine e kimono usa e getta e le chiavi di un armadietto dove poter lasciare i propri averi. Le ragazze sono tutte detenute ma le loro giornate le trascorrono fuori dalle sbarre, lavorando come qualsiasi persona onesta. Molto probabilmente non si tratta di serial killer ma piuttosto di piccole criminali con pochi anni o mesi di detenzione ancora davanti a loro, ma il fatto che possano acquisire le basi di un mestiere, imparare l’inglese e mettere da parte dei soldi in modo da non trovarsi senza alcun mezzo il giorno in cui riacquisteranno la libertà denota comunque la presenza di un governo dalle larghe vedute.

Il massaggio è senza dubbio il migliore che mi sia fatta fare in Thailandia, vuoi per l’idea di contribuire in qualche modo a questo progetto nobile, vuoi per l’ambiente, più silenzioso e confortevole di tanti altri che ho visto. Con la mia amica mi dirigo poi al ristorante adiacente alla spa, anch’esso gestito interamente da detenute. Ci sediamo fuori, in un bel giardino, e per la seconda volta rimaniamo felicemente sorprese dall’ambiente, dalla pulizia del luogo, e questa volta dalla bontà delle pietanze. Anche qui, come al centro massaggi, i clienti sono tutti viaggiatori come noi, eppure non si tratta di quei posti turistici o finti di cui è costellato il Paese, e il fatto che un progetto tanto illuminato richiami e venga alimentato dal turismo non può che essere un bene.

Il muro dipinto di piante e fiori esotici che costeggia il penitenziario sembra anch’esso voler dare speranza a chi vi entra. Non so come sia all’interno, sicuramente il sistema giudiziario thailandese ha tanti buchi neri, ma la sensazione è di essere lontani anni luce dalle condizioni miserabili di vita, di sovrappopolamento, di ingiustizia e inciviltà che caratterizzano il sistema carcerario dell’Italia.