I panorami più affascinanti?
Quelli che si vedono dai grattacieli dei migliori alberghi.
Le escursioni più faticose?
Quelle per negozi e centri commerciali e vi giuro che farlo sulle mie Jimmy Choo è davvero un’impresa.
Usanze locali? Non è che abbia ben capito cosa intendeva quel tipo della redazione. Conosco bene i locali, non le usanze.
Anche un po’ di cultura quando vengo invitata ai vernissage (non ricordo bene di chi fosse l’ultimo ma si beveva ottimo champagne!)
la Miss
Con ogni probabilità dal prossimo mese inizierò un nuovo lavoro. Un’amica stilista mi ha chiesto di aiutarla in un progetto decisamente interessante. Ma di questo, forse un po’ per scaramanzia, vi parlerò più avanti.
Il punto è che prima di diventare una donna in carriera (ho appena acquistato una valigetta portadocumenti in pelle di struzzo rosa che mi fa sentire rampante e ambiziosa come non mai) ho assolutamente bisogno di una vacanza.
Da Miami, che mi ha stancata e un po’ delusa con la sua caotica pacchianeria fatta di lustrini e silicone (v. “the trip” n°2), parto per Turks and Caicos, uno splendido arcipelago dei Caraibi nell’Oceano Atlantico che, stando a quanto dice il mio personal trainer, è un luogo incantevole e rigenerante, tanto che Madonna vi si rifugia spesso alla fine dei suoi tour internazionali.
Per quest’ultima vacanza da disoccupata, in assoluta solitudine e in completo relax, ho scelto il resort “Amanyara”, che si trova nell’isola principale di Grand Turk (che dall’aereo aveva chiaramente la forma di un fagiolo), nei pressi del parco nazionale marino di Northwest Point. Nonostante il resort offra la possibilità di affittare splendide ville private, ho scelto una camera con vista sull’oceano, che, fin dal depliant, sembrava un vero e proprio angolo di paradiso.
Appena giunta a Grand Turk, salgo su un’auto che la reception ha prenotato per me e sorseggio il miglior cocktail di frutta che abbia mai bevuto. Sembra infatti che la frutta dell’isola abbia un gusto straordinario, lontano anni luce dai prodotti trattati, lucidati e incellophanati che usiamo consumare nelle nostre case. Qui la vegetazione è rigogliosa: cactus e alberi di acacia (ok, non è farina del mio sacco, l’ho saputo dal mio gentilissimo autista) rendono l’isola coloratissima e profumata, un luogo ideale per fuggire lontano da orari e problemi. I colori del mare sono incredibili: la sabbia sembra cipria bianca e finissima, l’acqua un miscuglio di verdi e di azzurri che ricorda – beh, solo a me, in effetti – un abito di Emilio Pucci.
Amanyara è l’unione perfetta tra natura incontaminata e avanzatissimo design, con la sua struttura in elegantissimo tek che non sembra in alcun modo infastidire stormi di aironi e pellicani che la sorvolano disinvolti. Il mio appartamento è perfetto: ispirato alla struttura delle capanne rudimentali, è un capolavoro di modernità e comfort. Il televisore al plasma mi promette un po’ di svago, senza rubare il ruolo di protagonista alle tre enormi vetrate che si affacciano sul mare. Una brochure appoggiata sul comodino mi rassicura, ricordandomi che non avrò modo di soffrire la solitudine. Ho infatti la possibilità di usufruire di un team di terapisti e massaggiatori, un cuoco personale ed un cinema in cui si proiettano film in lingua inglese, oltre ad una vasta scelta di cd e dvd per trascorrere piacevolmente le mie serate.
Scopro presto che il resort offre cibi squisiti a base di pesce freschissimo, che variano dalla cucina asiatica a quella mediterranea. Decido di mangiare al ristorante sulla terrazza dell’Ocean Pavillon, per godere della splendida vista e della brezza che, un po’ più forte dalle sette di sera, mi costringe ad indossare un leggero cashmere.
Il giorno seguente Marcel e Anie, una coppia di ragazzi del luogo, mi accompagnano a fare un giro in barca. Incredibile: so pescare. Beh, so tenere la canna da pesca in mano, loro hanno fatto il resto.
La barriera corallina è uno spettacolo da non perdere. Sulle spiagge, inaccessibili se non via mare, le tartarughe riposano al calare del sole. E le persone del luogo sono così affabili e gentili che non ho più voglia di andar via.
Ma presto sarò una lavoratrice instancabile, piena di responsabilità ed impegni.
E dovrò assolutamente comprare una maschera defaticante.







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