the chic trip

transiberién express



La mia prima settimana di lavoro è stata divertente. A proposito, sono una “cool hunter”, una cacciatrice di tendenze. Lavoro con una mia amica stilista per una casa di moda (di cui non posso fare il nome perché quelli di “the trip” sono molto fiscali) e il mio ruolo è a dir poco fondamentale: devo scoprire cosa andrà di moda con un paio di stagioni di anticipo.

In teoria dovrei girare per strada con una macchina fotografica ed immortalare qualsiasi cosa mi ispiri. In pratica salvo le foto che più mi piacciono da SartoriaList. D’accordo, non è ortodosso, ma fa troppo caldo in questi giorni per andarsene in giro a fare foto.

Comunque, domani si parte. Primo viaggio di lavoro… con il capo. So solo che andremo a Mosca e a Pechino alla ricerca di stoffe pregiatissime e “suggestioni orientali” (cito testualmente il boss).

Una volta a Mosca, una lunghissima limousine ci accompagna alla stazione e saliamo su un treno magnifico. Sembra di essere in un romanzo di Agatha Christie. Ok, confesso: ho solo visto i film. Quelli in cui c’è Jane Birkin, più bella che mai.

Tavoli di cristallo, tappeti persiani, divani in pelle e la cuccetta in cui vengo scortata da un cortese stuart è una vera e propria camera da letto dotata di ogni comfort.

“Signorina, saremo a Sua completa disposizione a bordo del Trans-Sibérien Golden Eagle durante i venti giorni di…” COSAAAAA?

Non stiamo andando a Mosca e a Pechino. Stiamo andando da Mosca a Pechino. In treno.

Non lo sapevo. Sono quasi certa che il mio capo non ne abbia fatto parola. Estraggo il palmare dalla custodia di Miu Miu e trovo subito tra le e-mail ricevute una comunicazione – non ancora letta – riguardo i dettagli del viaggio.

Fortunatamente ho con me, come sempre, tutto l’armadio. Si parte.

Volgograd. Triste e grigia. Deserto Kara Koum. Pare sia in Kazakistan o qualcosa che finisce per -stan. Il terreno sembra la pelle di Rita Levi Montalcini. Sosta a Khiva: ho letto su Wikipedia che questa cittadina dell’Uzbekistan (tutti uguali questi nomi!) era il centro del commercio tra la Mongolia, la Russia, la Cina e la Persia, per questo inizieremo qui le ricerche. Khiva sembra un enorme castello di sabbia, di quelli che fanno i bambini prodigio. Il mercato è una profusione di colori, le stoffe sono impalpabili e ricche. Questo viaggio inizia a piacermi, ma lo spazio a me concesso è sempre troppo poco (frecciatina al direttore) per raccontarne tutti i dettagli.

Il decimo giorno siamo a Samarcanda – ho evitato accuratamente di cantare “Oh oh cavallo”, ma il motivetto mi assilla – che è incantevole. Patrimonio dell’UNESCO, Samarcanda è sfarzo elegante, discreto, architettura sinuosa, volti in cui si mischiano occhi a mandorla e tratti arabeggianti.

Siamo stanchi, ma a bordo del treno questa sera è prevista una degustazione di cibi e bevande dell’Asia Centrale, a cura di uno chef dal nome impronunciabile.

Passata Almaty, entreremo in Cina, cambiando treno. Lo “Shangri-La Express” avrà comunque i rubinetti dorati?

continua…

La Miss

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