i racconti della pelle

il corpo è un diario



“Nike vedi questa doppia piccola cicatrice che hai al lato del sopracciglio? Te lo storce anche, il sopracciglio… Ricordo bene che stavi in braccio a tua madre e ti sporgevi per raccogliere qualcosa sul tavolino di fronte. Ma ti sei sporta male, hai perso l’equilibrio e ti sei ferita con lo spigolo”.

Il sopracciglio, il volto asimmetrico. Non esiste niente di perfettamente simmetrico, la simmetria è un’utopia, è un’invenzione astratta ed umana: ogni cosa è caos, il nostro corpo è caos. Il nostro corpo è fascio di nervi e SANGUE. all’interno di un involucro-membrana filtrante, che noi chiamiamo pelle. Ma come può la pelle descrivere il tumulto interiore che avviene all’esterno? Come può la pelle prepararsi alle infinite piaghe che avverranno, cui dovrà far da specchio? Il corpo è un diario scrivibile in molti modi, autoinflitti o meno. Perché non assecondare il lento svilupparsi del male, spiandone le mosse e esprimendone l’inevitabilità? Questo ci permetterà il riscatto verso un destino inequivocabile. Il destino del mio io che si riflette nel corpo estraneo del mio vicino è il destino della terra, dell’energia vitale che c’è in ogni cosa che ci circonda. La vita stessa è destinata al degrado ed al dolore ma…


i racconti della pelle (sul cuscino)

di Nike Alghisio

foto di Paola Verde

Le bambine si scrutano la fica allo specchio, entrano dentro il loro corpo per scoprirsi… Le donne, si sa, col sangue hanno un dialogo particolare, ci parlano da sempre, lo vedono sgorgare dal loro ventre fin dalla pubertà. Questo è il dono viscerale che noi facciamo alla terra per creare la vita, è il nutrimento che vi regaliamo. I femminili misteri sono i misteri del corpo e del sangue della donna e i misteri della madre e della figlia, sono quelle che chiamo “riscoperte rosa di vagine segrete”.

Ecco, sono dentro la cornice, sono la visione dell’artista che vuole uscire, diventare reale e dar vita ad altre visioni. La coroncina di aghi mi trafigge le carni ma non mi duole: me li levo uno ad uno come deponessi la corona di rovi per completare la beatificazione del vuoto che mi circonda. Tieni vuoto, ti regalo questa corona in modo che tu sia pregno di significato. Ebbene no, non mi deifico in cielo ma in terra e gli annichiliti sguardi voyeuristici della gente attorno a me mi nutrono. Non mi interessa piacervi, non mi interessano le vostre finzioni, adesso siamo nella mia di finzione – mentre sono solo la visione nella mente di qualcuno, ripartorisco me stessa. Dalle vostre accuse nascerà la mia liberazione.

Eppure Nike sei quieta nella dolente tempesta.

Levàti gli aghi i rivoli di sangue tiepidi si fanno mano a mano più intensi, tanto da oscurarmi la vista ma non posso permettermelo: devo dar vita ad altre visioni, io sono il quadro che dipinge il quadro col suo stesso sangue, che nella mia cecità è composto da mille colori. Mi entra negli occhi, mi tinge la vista, mi scivola nel naso e poi dentro la bocca. È tanto e vischioso, dal sapore acre, non so se ingoiarlo o meno allora tengo la bocca socchiusa, in modo che, una volta piena la bocca, trovi di nuovo l’uscita e continui a scendere percorrendo la sua strada: fra i seni, sul ventre ed ancora più giù sino all’ombelico per arrivare al punto d’inizio universale: la vagina.

Ma questo sangue sono io! Sono io che avvolgo me stessa, sono io che mi regalo questo caldo, tiepido abbraccio in una disperata ricerca-richiesta di tenerezza, mascherata dal furore della guerriera amazzone Pentesilea di Von Kleist. Tengo il quadro Asso di Cuori dinanzi a me per completarlo ma la vista annebbiata dagli occhi gravidi del liquido vitale me lo impedisce. Non c’è bisogno di creare altro: le visioni si sono sovrapposte e sono entrate ognuna nell’altra come una matrioska, la fuga ed il rifugio sono momentaneamente comparsi dinanzi a me, ho finito.

Sotto di me una pozza di sangue, più tardi uno straccio se la porterà con se ed io sarò scaricata nelle fogne. Ecco la messa in scena trash, ardita e dark ma pura, scevra di trucchetti e finzioni, che risulta nella sensazione di uno sprofondamento in un brutto acido trovandolo eccellente.

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Discussion

2 comments for “il corpo è un diario”

  1. Sono capitata per caso , come del resto si capita sempre .. Che poi effettivamente al caso non ci credo più, e se l’incoerenza che percepiamo nella realtà caotica  non fosse altro che la nostra incapacità di saper decifrare la realtà ? E se essa fosse in verità segretamente ordinata e perfetta, ma ci rimasse semplicemente celato il suo senso ultimo ,come un mistero occulto?in questo caso potremmo trasformarla da casuale, a CAUSALE.  E il disegno sussisterebbe anche se lo ignoriamo.
    Ho ritrovato una parte di me , tra le righe , il corpo che rappresenta il nostro limite tangibile porta la memoria di questa esperienza terrena, e rende manifeste le vicende umane, i dolori, le perdite e le gioie, lasciandole imprimere profondamente nella carne, o è la carne che si plasma attraverso l’impulso del pensiero, e che a sua volta si realizza attraverso il nostro “permanere presentemente” al mondo? 
    Buffo che ho fatto un incidente e ho una cicatrice proprio sul sopracciglio e mi pongo ogni giorno davanti lo specchio la stessa domanda. Inizialmente l’ho odiata , il mio viso era troppo giovane e armonioso per accettarla, ora invece a distanza di qualche anno è la stessa cicatrice a conferire profondità allo sguardo, come se essa rappresentasse in maniera manifesta un pezzo della mia vita , come una poesia di dolore e amare scritta da una mano invisibile su un foglio bianco.

    Posted by Beatrice | maggio 9, 2012, 16:40
  2. Beatrice mi ha molto colpito il tuo commento:
    “l’incoerenza che percepiamo nella realtà caotica non fosse altro che la nostra incapacità di saper decifrare la realtà ? E se essa fosse in verità segretamente ordinata e perfetta, ma ci rimasse semplicemente celato il suo senso ultimo ,come un mistero occulto?in questo caso potremmo trasformarla da casuale, a CAUSALE. E il disegno sussisterebbe anche se lo ignoriamo.” questo è uno dei grandi quesiti non senza inquietudine che mi son posta fin dall’adolescenza , quando mi ritrovavo a pensare se credere o meno in Dio. Ma il solo fatto che mi ritrovassi nel dubbio celava già il mio abbandono verso di Esso. La gente cerca domande a cui non può rispondersi, cerca sollievo in risposte che non esistono, perché l’umano non sopporta la frustrazione dell’impotenza e in momenti di particolare fragilità ogni cosa a cui appellarsi diventa “placebo”, a costo di inventarsela (basti pensare alle innumerevoli sette, maghi, santoni etc.) . Che ci sia un disegno già scritto o meno a nessuno di noi è dato saperlo con certezza , certo io, starei infinitamente meglio se credessi in un aldilà ma non vorrei sapere quale esattamente sarebbe il mio destino ed il mio finale. Spero questo non ti faccia pensare sia una gretta ottusa priva di profondità: ho anch’io le mie forme di misticismo anche se, come ho scritto già nell’articolo : “mi deifico in terra e non in cielo”. I legami con le persone, quelli veri e profondi, quelli che nutrono e forgiano, quelli che ti accompagnano nella vita sono la mia fonte mistica , ed anche il poter valicare a volte il mio limitato razionalismo attraverso l’arte. Nei miei riti corporei mi riprendo ciò di cui la vita ed il raziocinio mi hanno privato: ri-dono lustro ad un’esistenza quotidiana meccanica facendo un salto profondo nell’immaginazione ed esaltandone la follia.
    Io credo fermamente che sia come dici tu : “è la carne a plasmarsi attraverso l’impulso del pensiero e che a sua volta si realizza attraverso il nostro “permanere presentemente al mondo”. Mi ha molto commosso il tuo commento, peccato che abbia visto solo ora la pubblicazione del mio articolo online, ben 3 mesi dopo. Se mai ricapiterai qui Beatrice: grazie di cuore! Odora e accarezza la pelle di tutti quelli che ami anche per me

    Posted by Nike Brass Alghisio | agosto 13, 2012, 20:04

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