Double Image / Double Experience è un progetto fotografico internazionale nato nell’estate del 2010. L’idea scaturisce dalla curiosità e dalla continua ricerca nel campo della sperimentazione fotografica dell’artista Luisa Carcavale, dalla sua esigenza di creare un dialogo interculturale con artisti di ogni parte del mondo.
Costantinopoli, la città di Costantino, colui che creò la capitale dell'Impero Romano in Oriente. Preferiamo chiamarla così perché il suo nome antico evoca un insieme di diversità e varietà di popoli con i loro intrecci di lingue, colori e religioni. Costantinopoli, in cui acqua e cielo, Occidente e Oriente s’incontrano creando un'unica peculiare realtà. Il conformismo e la rigidità occidentale qui sembrano essersi sciolti con leggerezza in un mare di differenti idee e di molteplici sentimenti. Una sensazione che lascia il visitatore leggero nello spirito e stimolato nei sensi.
La situazione italiana espressa in un semplice quanto efficace pensiero. Cambiano i confini, cambiano i nomi, il dialetto del potere, ma guardando attentamente tutto resta immutato. Non una rivoluzione ma una conquista, ecco l’Italia. Se per risorgimento s’intende “tornare a sorgere”, forse alla sola città di Firenze appartiene questo termine, l’unica che può definirsi la continuazione della tradizione culturale romana, perduta con la fine dell’impero.
di Paolo Valoppi illustrazione di Andromalis “Dove sono nato convivevano polacchi, ucraini, russi, tedeschi, ebrei, cattolici, ortodossi, armeni e così via. Da allora ho sempre cercato di ritrovare quell’armonia tra genti e culture, e il giornalismo era una strada per andare a cercarla, come l’antropologia uno strumento per capire”. Sono queste le parole con cui [...]
L'ho incontrata nel bel mezzo del suo peregrinare. I capelli biondicci e l'aria fiera, di chi ha qualcosa da raccontare. Uno zaino pieno per metà di rullini sudamericani ed una vecchia Canon. Il suo viaggio si divide in tre capitoli: Europa, USA e ancora Europa. Può sembrare strano, ma era il modo più economico di spostarsi da un continente all'altro.
Quella stessa notte faccio un sogno che sembra vero. E in questo sogno – che sembra vero come vera è la realtà o anche di più – io sono un’astronave che cavalca veloce lo spazio e addosso mi vengono luci di tutti i colori, anche colori che non esistono, ma che da quel momento per me esistono eccome.
La prima volta che incontrai Ivan e il collettivo di Art Kitchen, erano ancora una neonata associazione culturale con un piccolo studio in via Lombardini a Milano. Piccola realtà ma grandi progetti da realizzare. Un gruppo di ventenni svegli, tutti provenienti da background diversi ma accomunati da un grande sogno, quello di “gettare semi al vento per far fiorire il cielo”.
È l’11 Settembre 2010. Nella Sala Grande del Palazzo del cinema si celebra la serata finale del Festival Internazionale d’Arte Cinematografica. C’è da attribuire il Leone D’oro. A questo punto il presidente di giuria, la scucchia più famosa di Hollywood, l’incontestabile Quentin Tarantino, fa una breve premessa per spiegare quanto la scelta sua e della giuria sia stata unanime, dettata dallo strascico sensazionale conseguente alla visione di quel film.
Il Museo dell’Hermitage, a San Pietroburgo, è sede di una delle più importanti collezioni d’arte del mondo. Nelle sue trecentocinquanta sale d’esposizione ci sono 60.000 opere, tra le quali dipinti di Caravaggio, Gauguin, Leonardo da Vinci, Picasso, Rembrandt, Rubens, Tiziano, Van Gogh, Velázquez, Matisse e tanti altri. Nato come reggia per gli zar, la sua costruzione venne cominciata per l’imperatrice Elisabetta, e cominciò a prendere le sembianze di un vero e proprio museo grazie a Caterina La Grande, che, nel Petit Hermitage, alloggiava insieme alle numerose opere acquistate sul mercato europeo.
Great Papuan Plateau, provincia di Southern Highlands. Papua Nuova Guinea. Nella foresta tropicale, sui pendii del monte Bosavi, vivono i kaluli. Milleduecento anime distribuite in circa venti gruppi. Le loro case si trovano in collina, ma il monte Bosavi, da cui prende il nome la loro lingua, è sempre meta di caccia e di esplorazione.