È l’11 Settembre 2010. Nella Sala Grande del Palazzo del cinema si celebra la serata finale del Festival Internazionale d’Arte Cinematografica. C’è da attribuire il Leone D’oro. A questo punto il presidente di giuria, la scucchia più famosa di Hollywood, l’incontestabile Quentin Tarantino, fa una breve premessa per spiegare quanto la scelta sua e della giuria sia stata unanime, dettata dallo strascico sensazionale conseguente alla visione di quel film.
Il Museo dell’Hermitage, a San Pietroburgo, è sede di una delle più importanti collezioni d’arte del mondo. Nelle sue trecentocinquanta sale d’esposizione ci sono 60.000 opere, tra le quali dipinti di Caravaggio, Gauguin, Leonardo da Vinci, Picasso, Rembrandt, Rubens, Tiziano, Van Gogh, Velázquez, Matisse e tanti altri. Nato come reggia per gli zar, la sua costruzione venne cominciata per l’imperatrice Elisabetta, e cominciò a prendere le sembianze di un vero e proprio museo grazie a Caterina La Grande, che, nel Petit Hermitage, alloggiava insieme alle numerose opere acquistate sul mercato europeo.
Great Papuan Plateau, provincia di Southern Highlands. Papua Nuova Guinea. Nella foresta tropicale, sui pendii del monte Bosavi, vivono i kaluli. Milleduecento anime distribuite in circa venti gruppi. Le loro case si trovano in collina, ma il monte Bosavi, da cui prende il nome la loro lingua, è sempre meta di caccia e di esplorazione.
di Claudia Bena 14 Febbraio 1861. È la fine. La fortezza è caduta, e con lei la resistenza borbonica. La nave francese “La Mouette” salpa verso Roma con a bordo Francesco II, ultimo re delle Due Sicilie, e sua moglie Maria Sofia di Baviera. Un mese e mezzo sotto il fuoco nemico, quasi mille morti [...]
Segui le indicazioni per l’Imperial War Museum, varca l’enorme cancello di ferro che nel 1815 era l’ingresso dell’ospedale psichiatrico Bethlem Royal Hospital, spalanca gli occhi di fronte al cannone che sovrasta i giardini esterni, e guarda con attenzione quel pezzo originale del Muro più famoso del mondo, sui cui è impresso a vernice spray un paradossale messaggio d’amore e di pace.
Un altro tango, un'altra musica che avvolge e travolge. E così si consuma rapida come una sigaretta al vento anche questa notte estiva. Ci si porta via un po’ di lustro dal pavimento e anche qualche odore che ha confuso il ballo in uno scambio di fragranze e sensazioni piacevoli e spiacevoli, ma pur sempre autentiche. Si respira e si traspira passione, e quando questa viene a mancare resta la poesia, i movimenti rapidi e lenti dei passi, le espressioni, i gesti che ricordano un tempo passato, quasi dimenticato, così lontano che non può che essere rispettato e onorato come un’antica tradizione.
Chi è onnivoro di arte è un viaggiatore. Punto. L’immergersi nell'arte di un popolo, tramite una canzone o un dipinto, una scultura o un film, è come viaggiare fisicamente verso quei luoghi, anche restando comodamente nelle nostre case, nelle nostre macchine o nei nostri uffici.
La prima immagine che si incontra entrando nell' “aldeia” di Sangradouro, in Mato Grosso, è una macchina carbonizzata che dorme silenziosa, facendo la guardia ad una Madonna scrostata ed annerita dal tempo. Le case rotonde costruite dai salesiani hanno tegole rosse e mura bianche, ma ognuna è affiancata da strane capanne barcollanti di legno e paglia.
Carlo Gavazzeni appartiene ad una razza creativa ormai rara, fatta di attese e calibratura del talento, di lentezza e improvvise partenze, di rigore e sottrazione continua. Tutto ciò produce qualcosa di unico, difficilmente paragonabile ad altre cose: perché il talento rigoroso, non dimentichiamolo, regala archetipi e non fotocopie.
Questa è la storia di un film impossibile, obbligatorio e inedito per il mercato italiano. Questa è la storia di Charlie Kaufman, autore e regista di un’opera insieme minuscola e mastodontica. Questa è la storia di come l’arte tenti di sovrapporsi e fagocitare quell’insensata, fortunosa mollica temporale che la nostra cognizione chiama ragionevolmente vita.