È risaputo che gli innamorati durante qualche lite a volte si tirino dietro i piatti, i bicchieri o anche le valigie quando l’altro non vuole saperne di andare via. Che ci fosse qualcuno che partisse in macchina, in treno o in aereo per andare a tirare i pomodori addosso a qualche sconosciuto, io proprio non ne avevo idea. Ma non si finisce mai di imparare. Anche se, come per tutte le leggende, ci sono varie versioni dei fatti, tutti sembrano concordare che questa storia abbia origini abbastanza remote…
testo e foto di Francesca Magistro É colpa di Pietro se sono qui. “E poi che ci vai a fare in Galles?”. “Londra non m’innamora, non so perché”. Al The Old Truman Brewery si portano i jeans arrotolati su, le paillettes ricordano fiacche il glam-rock, il tinto è pessimo e sono esposte tante foto mediocri. [...]
La disperazione è un’emozione potente, drammatica, che talvolta può far compiere gesta che normalmente definiremmo inconsuete, curiose. Come insolita è la storia di Sarah Winchester, passata agli onori della cronaca per un evento che le ha regalato suo malgrado fama planetaria: la costruzione della Winchester Mystery House.
È l'Esquilino, crocevia di scambi economici e culturali, tra il centro storico e la stazione Termini, dove gli antichi porticati in stile piemontese di Piazza Vittorio ospitano esercizi commerciali della comunità cinese, dove monumenti e basiliche si alternano a edifici di era industriale, dove al posto della Centrale del Latte spunta fuori un pezzo di acquedotto romano e in un ex caserma c'è il più grande mercato multietnico della capitale.
Le padrone di casa si chiamano M e V, due donne piazzate sulla cinquantina. Vestitini neri succinti. Non di Prada, non di Gucci. Più di un tatuaggio, tra quelli in inchiostro e quelli scavati nella pelle. Professione: prostitute. Stato civile: vedove con figli (e nipotini).
Una voce fuori dal coro, un approccio tutto personale verso l'architettura, che finalmente si lascia dietro limitativi dogmi accademici per riscoprirsi accattivante e - perchè no - divertente. Lo studio B.I.G. (Bjarke Ingels Group) rappresenta una ventata d'aria fresca in un dibattito architettonico che da troppi anni ormai indugia all'autoreferenzialità.
Un pomeriggio d’estate mi sono inoltrata nel bosco toscano, e vagando mi sono imbattuta in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, una realtà altra racchiusa da spesse mura, un giardino misterioso. Al suo interno i ventidue Arcani maggiori dei tarocchi marsigliesi sono rappresentati sotto forma di grandi e colorate sculture, e fontane e specchi e parole completano un quadro di per sé già meraviglioso. Come nei sogni, qualcosa mi sembra fortemente conosciuto, qualcos’altro terribilmente nascosto. Vedo Bomarzo e Parc Guell a Barcellona, sento Breton e tutta la sua carica surrealista.
I palazzinari romani degli anni '50 e '60 hanno risparmiato fino all'ultima lira per poter intascare utili maggiori. Ogni ettaro di campagna doveva fruttare il massimo. Palazzi brutti, progettati da oscuri architetti o peggio direttamente dai geometri, nessuna cura, nessun senso estetico, massima razionalizzazione e una palese assenza di scrupoli. Tanto poi a vivere sulla Tuscolana o sulla Tiburtina non ci dovevano certo andare loro.
Costantinopoli, la città di Costantino, colui che creò la capitale dell'Impero Romano in Oriente. Preferiamo chiamarla così perché il suo nome antico evoca un insieme di diversità e varietà di popoli con i loro intrecci di lingue, colori e religioni. Costantinopoli, in cui acqua e cielo, Occidente e Oriente s’incontrano creando un'unica peculiare realtà. Il conformismo e la rigidità occidentale qui sembrano essersi sciolti con leggerezza in un mare di differenti idee e di molteplici sentimenti. Una sensazione che lascia il visitatore leggero nello spirito e stimolato nei sensi.
Quella stessa notte faccio un sogno che sembra vero. E in questo sogno – che sembra vero come vera è la realtà o anche di più – io sono un’astronave che cavalca veloce lo spazio e addosso mi vengono luci di tutti i colori, anche colori che non esistono, ma che da quel momento per me esistono eccome.