I palazzinari romani degli anni '50 e '60 hanno risparmiato fino all'ultima lira per poter intascare utili maggiori. Ogni ettaro di campagna doveva fruttare il massimo. Palazzi brutti, progettati da oscuri architetti o peggio direttamente dai geometri, nessuna cura, nessun senso estetico, massima razionalizzazione e una palese assenza di scrupoli. Tanto poi a vivere sulla Tuscolana o sulla Tiburtina non ci dovevano certo andare loro.
Costantinopoli, la città di Costantino, colui che creò la capitale dell'Impero Romano in Oriente. Preferiamo chiamarla così perché il suo nome antico evoca un insieme di diversità e varietà di popoli con i loro intrecci di lingue, colori e religioni. Costantinopoli, in cui acqua e cielo, Occidente e Oriente s’incontrano creando un'unica peculiare realtà. Il conformismo e la rigidità occidentale qui sembrano essersi sciolti con leggerezza in un mare di differenti idee e di molteplici sentimenti. Una sensazione che lascia il visitatore leggero nello spirito e stimolato nei sensi.
Quella stessa notte faccio un sogno che sembra vero. E in questo sogno – che sembra vero come vera è la realtà o anche di più – io sono un’astronave che cavalca veloce lo spazio e addosso mi vengono luci di tutti i colori, anche colori che non esistono, ma che da quel momento per me esistono eccome.
La macchina è il mezzo di trasporto per eccellenza, non solo perché i servizi pubblici sono inesistenti o mal funzionanti, ma anche, e soprattutto, perché è il modo più economico per spostarsi. Siamo nella Chavezlandia del petrolio, dove un pieno di benzina costa meno di trenta centesimi e di conseguenza l’ingorgo è parte integrante del paesaggio urbano.
E tra cielo e terra nacque un’idea rotonda, bianca come una nuvola, ma pesante come una roccia. Era come un punto che segnava la fine dei pensieri del cielo e l’inizio di quelli della terra o viceversa, perché si era in una palindrome, l’idea era rotonda, senza inizio e senza fine.
Segui le indicazioni per l’Imperial War Museum, varca l’enorme cancello di ferro che nel 1815 era l’ingresso dell’ospedale psichiatrico Bethlem Royal Hospital, spalanca gli occhi di fronte al cannone che sovrasta i giardini esterni, e guarda con attenzione quel pezzo originale del Muro più famoso del mondo, sui cui è impresso a vernice spray un paradossale messaggio d’amore e di pace.
Se diciamo "Italia" pensiamo alla pizza, alla pasta, al cappuccino. Se invece pensiamo alla Germania ecco materializzarsi un bel boccale di birra. Per la Russia c’è il colbacco, per la Grecia le case intonacate di bianco, per il Canada le foreste secolari, mentre per la Groenlandia gli igloo. Ogni Paese, insomma, ha i suoi elementi caratteristici, elementi che in un attimo ci possono parlare di qualcosa di basilare di quel luogo: della collocazione geografica per esempio, o della storia, del clima, delle tradizioni. Si tratta però di cose che ci raccontano solamente un aspetto di quelle singole culture, uno spaccato della loro quotidianità.
Il Rastro è un’esplosione di forme e colori, voci e rumori, profumi e sorrisi. Ideale se volete riportare in Italia un ricordo della Spagna che non sia il solito oggetto turistico ma qualcosa di più intrinsecamente autentico, o se avete voglia di una bella passeggiata rumorosa tra fiumi di gente.
La prima immagine che si incontra entrando nell' “aldeia” di Sangradouro, in Mato Grosso, è una macchina carbonizzata che dorme silenziosa, facendo la guardia ad una Madonna scrostata ed annerita dal tempo. Le case rotonde costruite dai salesiani hanno tegole rosse e mura bianche, ma ognuna è affiancata da strane capanne barcollanti di legno e paglia.
A San Cristobal de las Casas, tra le montagne della Sierra Madre, il sabato mattina c’è grande movimento, e sin dalle prime ore del giorno i messicani fanno spese di ogni tipo. Camminano veloci tra i banchi, toccano, annusano, valutano e cambiano banco. Si perdono tra i colori. Sono quei colori.