moda, tendenza & Co.

È risaputo che gli innamorati durante qualche lite a volte si tirino dietro i piatti, i bicchieri o anche le valigie quando l’altro non vuole saperne di andare via. Che ci fosse qualcuno che partisse in macchina, in treno o in aereo per andare a tirare i pomodori addosso a qualche sconosciuto, io proprio non ne avevo idea. Ma non si finisce mai di imparare. Anche se, come per tutte le leggende, ci sono varie versioni dei fatti, tutti sembrano concordare che questa storia abbia origini abbastanza remote…


Uno dei sostenitori di questa scelta è l’inglese Gareth Pugh, le cui collezioni sono inevitabilmente e continuativamente dominate dal nero, sporadicamente interrotto dall’altro non colore per eccellenza, il bianco. La decisione del designer di eliminare l’elemento colore è collegata alla teatralità e drammaticità delle sue creazioni, all’eccessività delle forme che vengono quasi bilanciate e giustificate dal nero, il quale d’altra parte dà loro forza e carattere. E proprio forza e carattere sono confermati dall’altro elemento prediletto di Pugh, ossia il triangolo, antico simbolo di potere. La figura geometrica si discosta e contrasta la forma naturale del corpo della donna, donando tensione e rigidità alla silhouette femminile.


Quel che vedo è rosso. Il rosso intorno a me. Ovunque è permeato di rosso. È il mio colore preferito. Non potevo sperare di meglio. Sarà che siam fatti di sangue. Ed il sangue è rosso. Sarà che da sempre è sinonimo di sensualità, passione, calore e come nella pubblicità così in cucina è l’arma vincente. Che maleducato, non mi sono neanche presentato. Il mio nome è Rubio, Chef Rubio. Mi chiamo Gabriele e, sì, sono un cuoco.


In questo momento vorrei essere in Brasile. Chi non vorrebbe? Abbandonare il caos, la pioggia ed il cielo grigio di Londra per le spiagge e i colori brasiliani. Stranamente, però, la prima cosa che mi viene in mente pensando al paese sudamericano non è il carnevale, non è il cliché della samba, non è il calcio. Sono i BRIC. Reminiscenze dei miei stimolanti studi economici.


La moda a Londra è ovunque. Passeggiando durante il weekend per uno qualsiasi dei mercati di East London, da Spitafield a Brodway Market, bisogna farsi largo fra blogger, dai più famosi Facehunter e Pelayo a centinaia di studenti delle rinomate scuole di design della capitale inglese, fotografi e cool hunter improvvisati. Congelando alla fermata dell’autobus ci si può imbattere in Gareth Pugh, e riparandosi dalla pioggia a Hoxton Square scontrarsi con un miserabile e fradicio Henry Holland.


A San Cristobal de las Casas, tra le montagne della Sierra Madre, il sabato mattina c’è grande movimento, e sin dalle prime ore del giorno i messicani fanno spese di ogni tipo. Camminano veloci tra i banchi, toccano, annusano, valutano e cambiano banco. Si perdono tra i colori. Sono quei colori.


C’era una volta un tempo in cui Moda e Italia erano sinonimi, in cui lo stile era prettamente Made in Italy, in cui lusso ed eleganza volevano dire Gucci, Armani, Versace e chi più ne ha più ne metta. Cosa è successo poi? Che tutto si è fermato, che oggi ciò che abbiamo sono ancora questi grandi nomi che sovraffollano passerelle e pagine di riviste patinate da diversi decenni oramai.


A change of scene, with no regrets, A chance to watch, admire the distance “New Dawn Fades” - Joy Division


“Qui dentro è sepolta una principessa”, sussurra Koi picchiettando con la nocca sulla pietra. Di stupa ne ho visti a centinaia in Birmania, e nessuno che suonasse a vuoto. “Gli stupa non sono tombe”, ribatto io, fresco di letture sull’architettura buddista, “e non ci sono stanze all’interno”. Koi piega la bocca di lato, come fa quando qualcosa non gli torna: il sorriso che ne risulta mi mette quasi soggezione. “Qui dentro c’è una principessa e il nonno del nonno di mio nonno. Con un’arpa”.


È crollato da più di vent’anni ma lo si sente ancora respirare. Come quei fantasmi nostalgici che non riescono ad abbandonare la vita terrena e rimangono incastrati nelle loro dimore, per sempre. O semplicemente come quei ricordi – belli, brutti, drammatici o divertenti – che la mente sceglie di conservare, e che ci accompagnano per tutta la vita, sbucando quando meno te l’aspetti. Il muro di Berlino è così.


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