moda, tendenza & Co.

A San Cristobal de las Casas, tra le montagne della Sierra Madre, il sabato mattina c’è grande movimento, e sin dalle prime ore del giorno i messicani fanno spese di ogni tipo. Camminano veloci tra i banchi, toccano, annusano, valutano e cambiano banco. Si perdono tra i colori. Sono quei colori.


C’era una volta un tempo in cui Moda e Italia erano sinonimi, in cui lo stile era prettamente Made in Italy, in cui lusso ed eleganza volevano dire Gucci, Armani, Versace e chi più ne ha più ne metta. Cosa è successo poi? Che tutto si è fermato, che oggi ciò che abbiamo sono ancora questi grandi nomi che sovraffollano passerelle e pagine di riviste patinate da diversi decenni oramai.


A change of scene, with no regrets, A chance to watch, admire the distance “New Dawn Fades” - Joy Division


“Qui dentro è sepolta una principessa”, sussurra Koi picchiettando con la nocca sulla pietra. Di stupa ne ho visti a centinaia in Birmania, e nessuno che suonasse a vuoto. “Gli stupa non sono tombe”, ribatto io, fresco di letture sull’architettura buddista, “e non ci sono stanze all’interno”. Koi piega la bocca di lato, come fa quando qualcosa non gli torna: il sorriso che ne risulta mi mette quasi soggezione. “Qui dentro c’è una principessa e il nonno del nonno di mio nonno. Con un’arpa”.


È crollato da più di vent’anni ma lo si sente ancora respirare. Come quei fantasmi nostalgici che non riescono ad abbandonare la vita terrena e rimangono incastrati nelle loro dimore, per sempre. O semplicemente come quei ricordi – belli, brutti, drammatici o divertenti – che la mente sceglie di conservare, e che ci accompagnano per tutta la vita, sbucando quando meno te l’aspetti. Il muro di Berlino è così.


Bibi Russel, figlia del Bangladesh, coltiva fin da piccola una gran passione per il disegno, vive un’infanzia circondata da musica, arte e cultura e, “step by step”, come dice sempre lei a proposito del modo in cui ognuno di noi dovrebbe seguire il proprio percorso, raggiunge Londra, dove, nel 1975, si laurea al London College of Fashion.


La designer in questione si chiama Éva Nyìri e non viene, come sarebbe più che scontato aspettarsi, da Parigi o da Londra. Eva è ungherese ed ha studiato alla Moholy-Nagy University of Art and Design di Budapest, scuola che non gode certamente della fama internazionale delle prestigiose scuole inglesi ma che, visti i risultati, sarà sicuramente altrettanto valida.


C’è il Rose Market nella bohemien Fitzroy, dove giovani artisti trovano spazio per offrire la loro arte nella produzione di accessori e vestiti. Non solo dipinti e sculture, ma anche collane, spille, mollette, cuscini e vestitini per bambini. Da vecchie scatole e bottoni ricavano graziosi bracciali e collane, con vecchi vinili simpatici portafoto. Come in un quadro di Warhol gli scaffali e i banchi vengono riempiti in stile pop art.


Il freddo è stimolante. Fastidioso forse, ma stimolante. Di questo sono fermamente convinta. Sono le scuole dei grigi paesi nordici che sfornano in continuazione nuovi talenti creativi, futuri protagonisti della scena mondiale, neanche fosse la cosa più facile del mondo. Sono diventati quasi noiosi. Fra i vari paesi nordeuropei la Svezia è sicuramente un caso [...]


Scendete alla fermata della metro “Hackescher Markt” e avviatevi lungo Rosenthaler Strasse. Pochi metri dopo vi troverete sulla sinistra il “Cafè Cinema”, un posto piccolo, scuro, fuori dal tempo, apparentemente trasandato. Uno dei miei bar preferiti. Non ha nulla di particolare, se non l’atmosfera, che mi permette ogni volta di entrare nello spirito della città [...]